Sua maestà Huppert

PergPer tre giorni il palcoscenico della Pergola di Firenze ha brillato della luce di una tra le migliori attrici contemporanee a livello mondiale. Non altrettanto impeccabili le scelte registiche

Prova attoriale superba quella di Isabelle Huppert che con la sua sola voce, i ritmi, le modulazioni e le pause riesce a interpretare credibilmente il – e pure a distaccarsi con intelligenza dal – personaggio storico di Mary Stuart, trasformando un testo eccessivamente documentale (che, infatti, è intessuto delle parole che la regina, per due decadi in cattività, vergò nelle proprie lettere) in canto e sangue, carne e poesia. La capacità di Huppert di utilizzare la voce piegandola a ogni necessità interpretativa, restituendo la dolcezza di rime à la Verlaine (la fulgida Chanson d’Automne) ripetute come una ninna nanna, o i ritmi sincopati della follia nel disperato tentativo di continuare a vivere – contro tutto e tutti, contro la storia e contro quella fede che l’hanno eletta a martire quando lei avrebbe preferito, forse, essere solo donna – ebbene, questa capacità raggiunge vette sublimi da applauso a scena aperta.

Detto questo, ecco che nasce una serie di dubbi circa tutto il resto. Ossia, verso le scelte registiche operate da Robert Wilson.

Ad esempio, non si capisce perché pur avendo un tale capitale vocale, Wilson imponga allo spettatore e all’attrice un sottofondo musicale dall’inizio alla fine (e nei pochissimi momenti silenziosi si comprende ancor meglio come la voce di Huppert non avrebbe bisogno di alcun accompagnamento). Composizioni musicali oltretutto piuttosto monotone, che non dialogano con la voce di Isabelle (come fanno, al contrario, quelle di Luigi Ceccarelli, con Simone Marzocchi alla tromba, con Ermanna Montanari in Fedeli d’Amore). Musiche che non sottolineano nemmeno il contenuto emozionale del testo e solo raramente sposano il gesto.

La seconda scelta che non convince è drammaturgica. Spettacolo decisamente troppo lungo con due epiloghi che azzerano l’effetto ottenuto, visivamente, con l’oscurità che si allarga dal palco alla platea, successiva alla lettura del testamento, e che sembrava un calarsi di sipario sulla vita della regina, martire per volontà altrui. Ma ecco che Mary si risveglia tra nuvolette esteticamente plaudibili ma drammaturgicamente simili a inutili orpelli, per tornare poi nuovamente nella sua prigione e, come figurina di un carillon inceppato, ricominciare ad arrovellarsi su colpe e colpevoli, alla vigilia di una morte inevitabile. E qui Wilson sembra sottoporre la sua primadonna a una prova di resistenza costringendola a recitare, immobile, e poi a muoversi sulla ripetizione – con l’ausilio di una voce over – delle medesime recriminazioni sempre più sincopate. E sebbene si possa immaginare che Wilson, così facendo, voglia trascinarci nel tourbillon di pensieri di un condannato a morte a poche ore dall’esecuzione, uno tra i registi più icasticamente asciutti, famoso per le sue stilizzazioni – forse algide ma impeccabili – pare debordare, mettendo alla prova il fisico di Huppert e l’attenzione dello spettatore.

Fulgido, al contrario, l’inizio, con la silhouette nera della regina che sembra, realmente e simbolicamente, venire alla luce. Preciso il disegno luci. Quasi illeggibili i sovratitoli: se il Teatro della Pergola vuole ospitare artisti internazionali dovrebbe dotare ciascuna poltrona di un visore come ha fatto, ad esempio, la Scala di Milano.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro della Pergola
via della Pergola, 30 – Firenze
domenica 13 ottobre 2019, ore 15.45

Il Teatro della Pergola, insieme al Théâtre de la Ville di Parigi, ha presentato:
Mary said what she said
testo di Darryl Pinckney
regia, scene e luci Robert Wilson
con Isabelle Huppert
musica Ludovico Einaudi
produzione del Théâtre de la Ville – Parigi
costumi Jacques Reynaud
co-regia Charles Chemin
collaborazione alla scenografia Annick Lavallée-Benny
collaborazione al disegno luci Xavier Baron
collaborazione alla creazione dei costumi Pascale Paume
collaborazione ai movimenti Fani Sarantari
sound design Nick Sagar
make up design Sylvie Cailler
hair design Jocelyne Milazzo
traduzione dall’inglese Fabrice Scott
scene e accessori realizzati da Atelier Espace et Compagnie
costumi realizzati da Atelier Caraco
calzature realizzate da Repetto
prodotto da Théâtre de la Ville – Parigi
coprodotto da Wiener Festwochen – Vienna, Teatro della Pergola – Firenze, Internationaal Theater – Amsterdam, Thalia Theater – Amburgo
in collaborazione con EdM Productions
foto di scena Lucie Jansch

www.teatrodellapergola.com

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