Ritratto di Signore

Alla prima edizione del Festival delle Due Rocche, Dacia Maraini presenta Mary Stuart, un raffinato profilo psicologico di due donne potenti  (Maria Stuarda ed Elisabetta I) e della loro decadenza.

Il testo messo in scena al Teatro San Carlo di Arona è, in realtà, è un quadro. Le parole recitate dalle due attrici portano infatti lo spettatore a tracciare nella propria mente un ritratto preciso e impeccabile delle due donne che, nel XVI secolo, segnarono per un ventennio la storia dell’Inghilterra, la regina Elisabetta I e Maria Stuarda.
Due donne che, in realtà, sono quattro. Un’unica personalità spaccata in due, dove ogni metà è al contempo il riflesso e l’antitesi dell’altra. Regine che sono dame di compagnia e dame di compagnia che sono regine. Elisabetta e Maria Stuarda, Nanny e Kennedy. Nella storia fatta di uomini, generali, caporali, papi, dittatori, condottieri e re, quattro donne che quella Storia – con la S maiuscola – hanno cambiato.

Il passato visto attraverso gli occhi femminili di due figure così diverse eppure tanto uguali da sovrapporsi, scambiarsi, plasmarsi e confondersi l’una con l’altra. Il potere – quello scettro perennemente stretto nelle mani degli uomini, passato in eredità da padre in figlio – eccolo ora nelle delicate mani di due giovani regnanti; eppure mani così aggraziate sapranno celare dietro la loro candida pelle, forza, orgoglio e crudeltà.
Sul palco è un insieme fitto e denso di vita e di morte, di esternazione e soppressione, non manca nulla al ventaglio emozionale umano.  La solitudine di chi è troppo in alto e quella di chi è troppo in basso, una continua lotta in difesa, ora di ideali ora di amanti, che nasconde in realtà un conflitto perenne con se stesse, con quello che si è e quello che si vorrebbe essere. O meglio, con quello che si è e quello che si dovrebbe essere.
I difficili connubi regina-donna e regina-dama portano a sacrificare e a rinunciare a una parte di sé e ad odiare quella parte ripugnata quando la si vede riflessa in qualcun altro. Uccidere per non guardarsi dentro. Reprimere l’amore per non esserne sopraffatte. Lo specchio rivela la propria immagine, ma in quello specchio esse vedono riflessa l’altra, colei che completa: la parte mancante, o forse nascosta – si appartengono così tanto da odiarsi.

Il pubblico siede di fronte a un ritratto psicologico di quattro donne, eseguito con minuzia e sensibilità e più lo analizza più vengono alla luce particolari sempre nuovi. Donne affascinanti, potenti, fragili, invidiose, innamorate ma disilluse: sono tutto. Non si incontreranno mai né nella vita né sulla scena eppure le loro esistenze sono così fortemente legate che si percepisce un legame che va al di là di ogni concezione spazio-temporale.

La presenza scenica delle due interpreti è fortissima – nonostante siano quasi immobili e costrette in uno spazio minimale – tale da far toccare al pubblico con mano la regalità e l’orgoglio che caratterizzano i due personaggi.

Il testo – mantenuto in inglese – con la freddezza e la durezza della lingua anglosassone è perfetto in ogni battuta: ogni parola è un mattone che costruisce idealmente le personalità che campeggiano sulla scena.

Lo spettacolo è andato in scena nell’ambito del Festival delle Due Rocche:
Mary Stuart
School of Drama – Oklahoma University

Teatro San Carlo
via Don Minzoni, 17 – Arona (NO)
testo Dacia Maraini
regia Susan Shaughnessy
con Emily Jackson e Anna Fearheiley
tecnico Philip Wiles

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