Una nuova produzione del Teatro della Cooperativa tratta il difficile tema del mercato nero degli organi, tra finzione teatrale e cruda realtà.

Risulta complicato trattare certi argomenti a teatro: soprattutto se, oltre a essere attuali, sono anche scomodi. Il tema, in questo caso, è la vendita di un proprio organo in cambio di una forte somma di denaro: quel denaro che può risolvere una situazione economica disastrosa e salvare una vita. Marco Di Stefano – ideatore e regista di Mattatoio – ci riesce parzialmente. L’idea è ottima: lo spettatore si trova di fronte a due realtà stridenti per quanto sono diverse tra loro: Silvia e Giulia, due ex-amiche – una poverissima e l’altra ricchissima – messe a confronto e unite dalla compravendita di un utero.

La recitazione è calcata da parte di entrambe le protagoniste – Chiara Claudi e Désirée Giorgetti. Scelta che, all’inizio, è d’effetto, ma che alla lunga annoia, dato che tutte e due risultano impostate sempre su un unico registro.

La storia, al contrario, è avvincente, ben costruita e, ad arricchirla, ci sono due lunghi intermezzi in cui tutto si ferma e voci fuori campo leggono annunci autentici, comparsi su internet, di persone disposte a vendere una parte di sé per motivi economici. La realtà viene sbattuta in faccia al pubblico in tutta la sua crudezza e crudeltà, lo spettacolo si interrompe per lasciare spazio alla vita, quella vera. Persone di ogni sesso, età, provenienza offrono un rene o un pezzo di fegato per sanare i propri debiti: a volte è l’ennesimo tentativo di superare un momento critico, altre è l’unica alternativa valida al suicidio. Non sapremo mai come è andata a finire per loro, ma la protagonista della pièce riesce a vendere il proprio utero per 500 mila euro, passando dalla condizione di senzatetto a quella di giovane alla moda che vive di rendita: il successo, a quanto pare, è totale. Questo consuntivo infastidisce e stride con lo spaccato di vita vera ascoltato poco prima: Di Stefano aveva indovinato la strada giusta per trattare un tema così difficile, ma è scivolato rovinosamente nel finale.

Non sembra infatti possibile un tale happy ending per una donna che venda il proprio utero: sconforta il fatto che non siano state prese in considerazione le conseguenze di tale scelta. Il “tutto rose e fiori” – con i soldi che regalano, oltre al benessere economico, anche quello fisico (mentre, nella realtà, una tale scelta comporterebbe un invecchiamento precoce, scompensi ormonali e tutta una serie di problemi che la donazione di un rene o di una parte di fegato non provocano) – non convince. Peccato davvero per questa leggerezza che fa passare per apparentemente positivo qualcosa di assolutamente devastante – forse l’essere uomo non ha aiutato il regista a porsi il problema fino in fondo.

Anche la pistola – che spunta fuori nel finale – ha un che di già visto e di certo non aumenta nello spettatore il senso di realtà; non crea nemmeno particolare tensione, dato che tutto è già stato portato ai massimi livelli dalle urla disperate delle interpreti.

Sicuramente con qualche piccola modifica questo spettacolo, dalle forti potenzialità, potrebbe volare davvero alto.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro della Cooperativa

via Hermada, 8 – Milano
da martedì 1 a domenica 6 febbraio
ore 20. 45 – domenica ore 16.00

Mattatoio
di Marco Di Stefano
regia Marco Di Stefano
con Chiara Claudi e Désirée Giorgetti

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