Risate in rima baciata con Maurizio Lastrico

Il comico rivelazione delle ultime tre stagioni si ripresenta sul palco di Zelig per rispolverare la letteratura comica che gli ha fruttato tanto successo. Terzine e metrica dantesca per uno stile unico.

La comicità diventa poesia oppure la poesia diventa comicità?

Non si tratta di un quesito semplice al quale trovare risposta se, a sollevare il dibattito, è uno straordinario interprete della risata come Maurizio Lastrico. Uno stile – il suo – che nasce da una scuola – quella genovese – culla di talenti e di personaggi che hanno lasciato un segno nel teatro, nella musica e nel mondo dello spettacolo italiano. Bruno Lauzi scriveva “con quella faccia un po’ così che abbiamo noi che viviamo a Genova”, sarà quello, oppure sarà il volto di una città paradossale nella sua tristezza tinta di vitalità – mai vanitosa – a ispirare la vena di alcuni tra i più grandi artisti che la nostra terra abbia avuto, ma rimane il fatto che la Liguria è una regione tra le più floride quando si parla di produzione soprattutto letteraria.

Lastrico, in questo senso, interpreta al meglio il concetto e ha saputo adeguare la sua formazione accademica alle esigenze di un cabaret che raramente si era visto sulle scene. La rima colta con attualizzazioni più o meno accettate per narrare episodi di vita comune che nulla hanno a che spartire con il linguaggio alto dell’Alighieri, ma che – raccontate in questo modo – amplificano il concetto ed sollecitano risate senza sosta.

Ciò che colpisce maggiormente dello stile del ragazzaccio di Sant’Olcese è la capacità di rendere arcaiche forme e modi di dire attuali, centrando a pieno il bersaglio. Tutto ciò presuppone uno studio affinato e un’applicazione mnemonica di spessore assoluto, di un menestrello medievale che fa ridere e, allo stesso tempo, fa intravedere la genialità di ciò che sta raccontando. Le scenette in rima realizzate sul palco dello Zelig, seppure slegate tra loro come episodi di una sit-com, sono intervallate da altri stralci poetici di differente richiamo, tanto che alla fine delle due ore di spettacolo, si ha la sensazione di aver assistito a una letteratura scenica in chiave moderna.

Altrettanto certo è che Maurizio Lastrico è unico nel suo genere e irripetibile, un mattatore che talvolta rievoca il Brancaleone di Gassman – non solo per la presenza, ma anche per il linguaggio. Dalle vicissitudini intestinali post ristorante giapponese, all’invadenza dei testimoni di Geova, dalle schermaglie di coppia alla barzelletta del fantasma Formaggino, tutto può essere narrato sotto forma di endecasillabi sciolti e colpire anche l’ascoltatore meno avvezzo alla lettura della Divina Commedia.

Il cabaret tosta ligure è davvero un mostro di bravura, ma soprattutto non sembra porre limiti alla sua produzione, che pure nella difficoltà di realizzazione si pone come dinamica e aperta a ulteriori innovazioni. Come direbbe lui: “lo genoano alfier della comicità poetica” al momento è la vera rivelazione dell’ultimo decennio del cabaret italiano. In attesa del prossimo Canto.

Lo spettacolo è andato in scena:
Zelig
viale Monza, 140 – Milano
Maurizio Lastrico a Zelig

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