MAY BE | CAM IN BERLIN – They could live in Germany

Alla Kunsthaus Tacheles di Berlino, con il contributo del Goethe Institut di Napoli, il CAM presenta la mostra MAY BE | CAM in Berlin, a cura di Antonio Manfredi: un viaggio nel mondo della malavita organizzata attraverso le opere di fotografi e artisti napoletani.

Quando il CAM, Casoria Contemporary Art Museum, in provincia di Napoli – nato nel 2005 per una coraggiosa iniziativa del suo fondatore e attuale direttore Antonio Manfredi, che ha coinvolto anche l’amministrazione locale – è rimasto senza finanziamenti a seguito dello scioglimento della giunta comunale per implicazioni mafiose, Manfredi ha inviato una richiesta di asilo politico-culturale ad Angela Merkel: un provocatorio atto di accusa verso i politici italiani che, ad eccezione del presidente Napolitano, non hanno risposto in alcun modo.

Molte e positive, invece, sono state le risposte da vari enti culturali europei e soprattutto della Germania. La Kunsthaus Tacheles di Berlino si è proposta di ospitare nella sua New Gallery la mostra MAY BE | CAM in Berlin, studiata ad hoc per questo spazio non convenzionale – un ex centro commerciale, ex sede delle SS ed ora sede del gruppo degli artisti Tacheles, una delle più importanti istituzioni culturali tedesche. Manfredi è felice di questo incontro, perché sente i problemi della Tacheles molto vicini a quelli del CAM, tra i quali il comune rischio di sfratto è forse il più preoccupante.

Il tema della mostra è dichiarato nel sottotitolo, “They could live in Germany”, “Potrebbero vivere in Germania”, dove “they”, “loro”, sono i latitanti mafiosi italiani, molti dei quali espatriati appunto oltre il confine tedesco.

Il Coordinamento Europa e Germania del Pdl hanno espresso dubbi su questa iniziativa sottolineando che «si rischia di istillare nell’intera popolazione tedesca, oltre che dubbi sulla moralità dell’intera comunità italiana, anche rischi concreti per chiunque frequenti esercizi commerciali italiani». A queste accuse Manfredi risponde che l’obiettivo non è comunicare implicitamente che “tutti gli italiani sono mafiosi”, quanto piuttosto quello di «lanciare un messaggio di allarme affinché il popolo tedesco, e con esso i lavoratori italiani all’estero, non abbassino la guardia su un fenomeno che potrebbe inesorabilmente inquinare il tessuto economico e sociale tedesco».

Questo messaggio è reso chiaro fin dall’inizio della mostra, in cui il visitatore è accolto da quattordici banner verticali, dove i volti di altrettanti ricercati mafiosi – da Domenico Condello a Vito Badalamenti – sono stati montati su corpi anonimi di passanti a grandezza naturale.

Una coppia di bambini minaccia una coetanea con una pistola nella foto di Fulvio Di Napoli; Monica Biancardi ritrae una donna con il volto coperto da un velo bianco mentre urla il suo dolore; l’artista Sebastiano Deva crea una Wunderkammer – la “camera delle meraviglie”, che tra il Cinquecento e il Settecento indicava gli ambienti dove i collezionisti custodivano i loro esemplari rari – raccogliendo oggetti, video e foto sul mondo criminale; i fotografi Mario Spada e Sergio Riccio alleggeriscono il tono della mostra, il primo con una bella immagine di una bambina che in un vicolo gioca con un cellulare, il secondo con un poetico notturno di Napoli e un’immagine di antiche reliquie posta sul pavimento. Tutto è avvolto dalla musica composta da Stella Manfredi e dedicata a Gelsomina Verde, vittima della mafia.

Queste opere, espressioni di un’arte che ha un concreto ruolo sociale, un’arte-cronaca, come la definisce Manfredi, per cui non è possibile «vivere, lavorare, crescere i propri figli senza tentare di contribuire allo sviluppo sociale e civile del territorio in cui viviamo», sono non a caso tutte stampate a grandi dimensioni su carta manifesto, proprio per contrapporre un messaggio così forte alla deperibilità del materiale utilizzato.

La mostra MAY BE | CAM in Berlin è a Berlino, una meta non proprio vicina, ma il CAM prosegue le sue attività nella sede di Casoria, dove ospita una ricca collezione permanente di circa ottocento opere, fra dipinti, sculture, fotografie e video, di artisti contemporanei italiani e stranieri.

La mostra continua:
Kunsthaus Tacheles Berlin
Oranienburger Straße 54-56°, Berlino
fino a venerdì 3 giugno
orari: da mercoledì a sabato, dalle 16.00 alle 20.00

MAY BE | CAM in Berlin
a cura di Antonio Manfredi
con il contributo del Goethe Institut di Napoli

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