L’arte di stonare

A Fuori Luogo arriva Mdlsx. Cosa accade se si rompono i vincoli culturali che imprigionano il corpo? Silvia Calderoni presenta al pubblico la sua visione di un corpo liberato.

Nel buio e nel silenzio, a inizio spettacolo, una giovanissima Silvia Calderoni appare in video e canta (o almeno prova a farlo) C’era un ragazzo. Esperienza traumatica per tutti: ascoltare chi stona e non “prende” la giusta melodia è sofferenza pura. La sofferenza dell’anticonformismo, si potrebbe definire.
Terminata la canzone, Calderoni entra in scena, e dà inizio al dj/vj set. Grazie a una ripresa in diretta video, il suo volto si sovrappone a quello della ragazzina. La domanda si pone chiara: chi sono io? Che cos’è la mia identità? Lungo l’evoluzione del tempo, nella maturazione del corpo, nell’impossibilità di seguire la strada segnata da altri, l’individuo percorre il confine e lo attraversa. E tutto esplode.
In scena vi è l’occorrente per il dj/vj set: sul fondo un lungo tavolo con sopra le apparecchiature – computer, mixer, qualche luce; in alto, a sinistra, un grande cerchio nel quale si proiettano i video. L’atmosfera è informale: la musica a tutto volume, la danza, i frammenti di racconti e di riflessioni teoriche, le immagini.
Il corpo stupendo della performer, androgino, scolpito, materializzazione del neutro – dell’essere fuori dagli schemi di genere – danza. È maschio e femmina, passa dall’uno all’altra con il modificarsi delle luci, con il cambio dei costumi (e quanto è conturbante e incredibile quando, femmina ma vestita da maschio, indossa un oggetto tipicamente muliebre come un orecchino vistoso).
La ricerca, l’esplorazione dell’identità e la riflessione nascono dall’esperienza, dall’attraversamento. Le parole seguono la vita, che viene prima di tutto: solo in essa c’è la nascita o la riscoperta di nuovi concetti e dei modi per esprimerli, che le vecchie sovrastrutture linguistiche e di potere impediscono di scorgere o percepire.
La riflessione si materializza in scena soprattutto attraverso l’incontro e la sovrapposizione di linguaggi e segni diversi. Questi ultimi sono come reagenti chimici, il cui incontro sprigiona significati inediti. La riflessione sul gender si fa materia, non è astratta teoria. La danza, il corpo della Calderoni, rendono il discorso incarnato, materiale, fisico, generando di ritorno una forza teorica (e non solo fisica) incredibile.
Lo spettacolo è profondamente dionisiaco perché in esso la filosofia e la teoria di genere si fanno carne, esplosione di luce, liberazione di energie.
Il testo oscilla fra due poli che creano fra loro una tensione sottile e molto interessante: da un lato, i riferimenti e i rimandi teorici; dall’altro, una scrittura più spontanea, semplice e talvolta ingenua. Riuscitissimo l’uso del video e della ripresa in diretta, con angolature e inquadrature forti e dense di significato, come anche l’utilizzo delle luci.

Raramente avviene che quanto descritto nelle note di sala corrisponda a ciò che accade in scena. Mdlsx è ordigno di libertà. Materializzando e facendo esplodere l’identità, facendola fluttuare, scardinandola, fa crollare allo stesso tempo tutte le altre appartenenze che ci definiscono. Ed è distruttivo nel modo in cui combatte e rompe il legame fra corpo, genere e riproduzione, in cui ricorda il legame fra eterosessualità, produzione e potere economico.
Di grande forza, a questo proposito, il proclama, laddove si affrontano questioni cruciali: il rifiuto del nesso corpo e riproduzione, la rinuncia a rivendicare diritti su ciò che si genera.
In scena si rendono manifeste la forza, le potenzialità e le possibilità di un corpo liberato dagli stereotipi di genere e, di conseguenza, di uno spirito liberato insieme al corpo.
Al contempo, la domanda che ci poniamo si fa estrema: la liberazione del corpo può avvenire senza passare attraverso la scelta fra opzioni diverse (che siano due, tre, cinque, quelle previste dalle varie teorie sul gender)? È possibile che si dia una libertà di scoprire, inventare, trovare e rispondere alla propria intima necessità? Far collassare definitivamente il concetto di genere?
Peccato, però, che l’innesto della storia di Cal riporti la riflessione presente nello spettacolo su un piano di medicalizzazione e patologia. Questo, se da un lato crea un appiglio a categorie più accettabili e vicine – per chi abbia problemi a confrontarsi con le tematiche gender – rigetta l’intero discorso su un piano che lo limita, un piano con cui, fra l’altro, lo spettacolo polemizza fortemente. Anche dal punto di vista drammaturgico la storia di Cal rappresenta un problema. Approssimativamente, fino al momento della visita dal dottore, lo spettacolo procede alternando proiezioni, brani recitati e danza. Nel momento in cui prende il sopravvento la parte più narrativa, l’andamento e la struttura cambiano, ovviamente – il ritmo è sempre piuttosto serrato, ma si vive un lieve calo di interesse. Come se l’andamento postdrammatico dell’inizio, con la sua carica eversiva, perdesse e cedesse il passo rispetto a qualcosa di più tradizionale, meno intenso, più quieto.
Nel finale, positivo e conciliante, l’ingenuità si tinge di dolcezza: l’accettazione e la pace con se stessi passa attraverso la riconciliazione e l’accettazione del padre, della figura più importante, dell’autorità primigenia. Ma dove e come essere liberi oltre il suo abbraccio? È possibile una libertà radicale? È possibile essere felici e sentirsi in pace senza aver ottenuto l’accettazione del padre – vero o simbolico? Sotto questo punto di vista, il finale risulta alquanto problematico.

Lo spettacolo è andato in scena:
Centro Giovanile Dialma Ruggiero

via Monteverdi, 117 – La Spezia (SP)
martedì 28 febbraio e mercoledì 1° marzo, ore 21.15

Motus presenta:
Mdlsx
con Silvia Calderoni
regia Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
drammaturgia Daniela Nicolò e Silvia Calderoni
suoni Enrico Casagrande
in collaborazione con Paolo Panella e Damiano Bagli
luce e video Alessio Spirliproduzione Elisa Bartolucci e Valentina Zangari
distribuzione estera Lisa Gilardinoproduzione Motus 2015
in collaborazione con La Villette – Résidence d’artistes 2015 Parigi, Create to Connect (Eu project) Bunker/ Mladi Levi Festival Lubiana, Santarcangelo 2015 Festival Internazionale del Teatro in Piazza, L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino, Marche Teatro con il sostegno di MiBACT, Regione Emilia Romagna)
foto Ilenia Caleo

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