L’altra Medea

franco-parenti-teatro-milanoIl Teatro Franco Parenti ospita fino al 7 febbraio la Medea di Christa Wolf, che riscrive il mito euripideo restituendoci una Medea innocente.

Medea la straniera.
Meda domatrice di serpenti.
Medea strega.
Medea capro espiatorio.
Forse la difficoltà maggiore è proprio quella di accettare una Medea non più infanticida e scissa tra le opposte passioni di ragione e passione, bensì una Medea forte e generosa, depositaria di un antico sapere del corpo e della terra. Una donna incompresa e perseguitata, che gli abitanti “civilizzati” di una città a lei ostile, Corinto, emarginano e condannano a una vita di solitudine e sofferenza. Privata non solo dell’amore di Giasone “tutto muscoli e niente cervello”, bensì anche del dolce sorriso dei suoi figli, barbaramente giustiziati.
Sulla scena un’androgina Elisabetta Vergani presta corpo e voce ai diversi personaggi che scandiscono in una successione di quadri i capitoli del romanzo.
La musica straniante e dissonante si insinua negli anfratti di quel che resta della nave degli Argonauti, con la quale Giasone si era recato in Colchide, terra natia della principessa Medea, alla conquista del Vello d’oro. Il relitto della nave con le sue costole di legno e tronchi ricurvi, diventa il rifugio di una Medea palpitante, in fuga, vittima di un ingranaggio che nessuno può arrestare.
La versione proposta dalla drammaturgia di Elisabetta Vergani e Maurizio Schmidt attinge alle fonti del mito precedente al 431 a.c., anno in cui Euripide rappresenta nell’agone dionisiaco la sua Medea.
Una messa in scena, questa presentata al Parenti, tangente al presente: una società in crisi, in transizione, che trova in Medea, depositaria di una cultura altra rispetto a quella del luogo in cui si ritrova a vivere, il capro espiatorio cui addossare le responsabilità di tutto il male.
Inevitabile assistere all’incontro-scontro di due culture opposte: quella raziocinante dei Greci, capeggiata da Giasone e quella indomita dei Colchi. A naufragare però – ed è la stessa scenografia di Marco Muzzolon a suggerire il tema del naufragio – non è solo la nave degli argonauti, bensì simbolicamente l’Occidente, la parte “civilizzata”: i veri barbari che uccidono e si macchiano di efferati delitti, nella rilettura della Wolf, sono i corinzi e non più Medea, la straniera.
Medea vittima, Medea redenta, una Medea che così spogliata di ogni colpa e della sua lucida follia è ingiusto continuare a chiamare Medea.

Lo spettacolo continua
Teatro Franco Parenti
fino al 7 febbraio 2016
martedì ore 20.00; mercoledì ore 19.15; giovedì ore 20.30; venerdì ore 19.15; sabato ore 21.00; domenica ore 16.00

Medea
di Christa Wolf
traduzione Anita Raja
drammaturgia Elisabetta Vergani, Maurizio Schmidt
con Elisabetta Vergani
musiche Ramberto Ciammarughi
scene e oggetti Marco Muzzolon
disegno luci Paolo Latini
elettricista Jacopo Trinca
comunicazione Giulia Castelnovo
assistente alla regia Gabriele Gerets Albanese
organizzazione Davide Pansera
regia Maurizio Schmidt
produzione Farneto Teatro

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