Al Teatro Franco Parenti, il passato rivive grazie ai ricordi di due custodi.

Dimenticate sipari, seggiolini in platea, luci che si abbassano. Sostituiteli con tavolini, tè e biscotti. Otterrete gli elementi principali dell’esperimento del Teatro Franco Parenti “Teatro alle 18.30”. Mentre si degusta la merenda, un uomo vestito in camicia, papillon e bretelle si rivolge a una spettatrice e le dice: «Io l’ho già vista». Risposta: «No, non mi sembra». «Sì, sì, è già stata qui». Subito una signora anziana si avvicina a un altro tavolo e chiede se quel posto vuoto è libero e può sedersi.

La pièce è già iniziata. I due strani signori non sono altro che due custodi, Vladimiro ed Eugenia, che rivivono, insieme agli spettatori, i momenti più significativi della storia di quello che fu il Salone Pier Lombardo, andando a riscoprirne le origini – le prime interpretazioni di Franco Parenti – gli spettacoli più significativi – l’Ambleto e il Macbetto di Testori, il Maggiore Barbara di G. B. Shaw, il Bosco di notte di Sansone – e i momenti di passaggio – i tre anni di chiusura per la ristrutturazione dell’edificio. Il tutto perché hanno avuto la possibilità di andare in televisione per parlare del teatro, considerato ormai in fin di vita. Devono e vogliono, invece, dimostrarne la vitalità e l’immortalità. Si abbandonano così ai ricordi, che rivivono nella loro mente – e in quella degli spettatori – tramite le loro parole, i loro gesti, i loro sguardi.

È sorprendente che nel rammentare i momenti felici, le soddisfazioni e la loro giovinezza non ci sia nessuno spazio per la nostalgia, a dimostrazione di come non sia tutto finito, ma ancora in pieno svolgimento. Il teatro è vivo.

«Il teatro siamo noi» sembrano dire gli attori che si aggirano con naturalezza tra i tavoli e che si rivolgono con disinvoltura agli spettatori. La cosiddetta “quarta parete” non è solo superata, è abbattuta. I custodi diventano una sorta di memoria teatrale. Ed è curioso come questa memoria sia mantenuta da soggetti solitamente passivi nell’ambito teatrale. Passivi come il pubblico. In questa pièce, invece, succede tutto il contrario: gli spettatori sono coinvolti, parlano con gli attori, vivono lo spettacolo in prima persona. Si riscopre un rapporto tra attori e spettatori ormai scomparso e che ci ricorda che il teatro non sono solo gli interpreti, i registi, i dirigenti, ma siamo tutti noi.

I due custodi dovevano andare in tv per parlare della morte del teatro. Più forte smentita non potevano dare.
L’esperimento del Parenti è superato a pieni voti. Il modo ideale per chiudere una giornata intensa di lavoro o di studio nel divertimento, nella riflessione e nella serenità.
Originale, sorprendente, imperdibile.

Lo spettacolo continua:
Teatro Franco Parenti
via Pier Lombardo 14 – Milano
fino a domenica 16 maggio
orario degli spettacoli: ore 18.30

Memorie custodite
Bob Marchese e Fiorenza Brogi
di Federica Di Rosa
da un’idea di Andrée Ruth Shammah
regia di Benedetta Frigerio

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