L’ultima neve della Stagione

Al CRT Salone, in collaborazione con Le belle bandiere, è in scena Memorie dal sottosuolo, diretto e interpretato da Marco Sgrosso.

Quante volte  abbiamo letto, scritto o detto che mettere in scena Dostoevskij non è affatto facile, non soltanto perché i testi non nascono per la scena quanto perché è davvero arduo riuscire a rappresentare, in poco più di un’ora, un intero universo di passioni – quelle passioni, spesso inconfessate e inconfessabili, che costituiscono la miriade delle sfaccettature dell’animo umano e la materia prima delle opere del grande autore russo.

Lo spettacolo al CRT Salone – diretto e interpretato da Marco Sgrosso – denota il desiderio del regista di non tradire il testo originale, al punto da darne un’interpretazione molto particolare,  prediligendo una recitazione che si avvicina alla lettura scenica piuttosto che a una ricostruzione drammaturgica. Una scelta coraggiosa ma difficile.

Sgrosso – pur restando fedele al testo originale – dà un taglio particolare allo spettacolo, tralasciando le parti più corali ed evidenziando il rapporto a due con Liza, una giovane prostituta con cui intrattiene una relazione – ma che finisce per umiliare così da appagare il proprio desiderio di torbido. In scena, anche un secondo personaggio – forse il servo – che svolge una funzione simile a quella di una sorta di coscienza.

Molto interessante l’ambientazione. L’idea di concentrare la parte scenografica in uno spazio ristretto e di lasciare la maggior parte del palco completamente libera da oggetti è decisamente significativa dal punto di vista simbolico, in quanto rende perfettamente la sensazione di vuoto assoluto, di desolazione e, in un certo senso, di mancanza – propria del protagonista e della lettura di Sgrosso.

Lascia un po’ titubanti, al contrario, l’uso del telo – utilizzato sia per ritagliare uno spazio fisico dove si sistema il secondo personaggio dello spettacolo, sia come fondale per una serie di proiezioni che non paiono affatto funzionali né al racconto né alla messinscena.

Buona la resa del personaggio principale che riusce, in pochi istanti, a fare un netto giro di boa – passando da un tono più dimesso e descrittivo a uno intenso e appassionato  laddove prevale la volontà del protagonista di annientare se stesso, scegliendo la solitudine piuttosto che il calore umano.

Nonostante i diversi spunti – che denotano un attento lavoro di ricerca – riscontriamo troppa sfacciataggine nel voler rappresentare un certo tipo di individuo, troppa sicurezza nel voler descrivere al pubblico – piuttosto che rappresentare – il proprio modo di essere, intriso di meschinità, della quale ci si compiace continuamente. Lo spettacolo, più che restituire i tormenti dell’animo – quelli che fanno di Dostoevskij un sommo conoscitore dell’uomo – ne fa una descrizione quasi forzata. Nel complesso, quindi, un esperimento interessante ma che non convince del tutto.

Lo spettacolo continua:
CRT Salone
via Ulisse Dini, 7 – Milano
fino a domenica 6 maggio

Memorie dal Sottosuolo – A proposito della neve fradicia
regia Margo Sgrosso
con Carluccio Rossi e Marco Sgrosso
progetto luci Max Mugnai
suono Raffale Bassetti
costumi Marta Benini
assistente alla regia Mattia Visani

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