L’insostenibile pesantezza dell’essere

Al teatro Sala Fontana è in scena Memorie dal Sottosuolo, riflessione sull’esistenza dell’uomo più che mai attuale ai nostri giorni.

Le memorie interpretate sul palco da Roberto Trifirò e Beatrice Facconi sono in realtà delle confessioni – che poi rappresentano il titolo che Dostoevskij avrebbe voluto dare alla sua opera, composta nel 1865. Ma cos’è Memorie dal Sottosuolo? Uno dei più profondi, se non il più intimo, viaggio introspettivo compiuto dall’autore russo. Il prologo alla scoperta dell’inconscio realizzata da Nietzsche, in cui si mescolano in maniera contraddittoria diversi impulsi umani: amor proprio, vendetta, ingratitudine, senso di colpa e vergogna.

Un percorso interiore infittito dalla continua dialogizzazione con il proprio io. Una tragedia che vede protagonista un uomo di riflesso e il suo opposto, l’uomo d’azione, libero, con cui Dostoevskij vive in continuo confronto. Il primo, “topo” del sottosuolo, è un individuo «moralmente corrotto, disabituato alla vita al punto da viverla come un peso». Un essere umano apatico per scelta che, se fosse fermo per pigrizia, «potrebbe riconoscersi almeno quel pregio». Al contrario S., il personaggio mai nominato protagonista del monologo, attraversa un’esistenza che non ha, in una tana carica di risentimento sociale perché – pensiero dell’autore russo – è in perenne critica nei confronti del Positivismo: quello di de Saint Simon e Comte, ritenuto l’unica via per raggiungere uno stato di benessere.

La prima parte, Il Sottosuolo, è un soliloquio in cui Trifirò cita diversi episodi per chiarire allo spettatore la ripugnanza nei confronti del suo ego. Lo fa in maniera originale: è ironico fino a diventare grottesco, si libera di ogni freno inibitorio. Espressiva è anche la scenografia. Una bidonville con a terra cartoni da supermarket e quattro zone segnate da altrettanti tavoli impolverati per separare gli ambienti: il bordello, un esterno e la tana nella San Pietroburgo della seconda metà dell’800.

Nella seconda parte – che è anche la più lunga, A proposito della neve bagnata – si raccontano due vicende del passato del protagonista: il duello con un ufficiale che, colpevole di averlo urtato in una sala da biliardo, diventa l’oggetto contro cui dar sfogo alla propria vendetta e l’incontro con Liza (interpretata da Beatrice Facconi), una giovane prostituta conosciuta in una casa di piacere. È lei, meretrice in uno squallido postribolo, che S. cerca di umiliare, punendola con la sua pulsione sadomasochista che lo porta a violentarla e a ricompensarla in denaro. La reazione di Liza sarà l’ultima mortificazione per il protagonista. Desolante incontro tra due persone sole nel regno delle impossibilità proprio di Dostoevski.

Lo spettacolo continua:
Teatro Sala Fontana
Via Boltraffio, 21 – Milano
fino a venerdì 14 ottobre, ore 20.30 (domenica ore 16.00)
Elsinor
Memorie del sottosuolo
di Fëdor Dostoevskij
regia e drammaturgia Roberto Trifirò
con Roberto Trifirò e Beatrice Facconi
installazine scenica Gianni Carluccio

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