Alla ricerca delle Serve perdute

I Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa ripropongono lo spettacolo ispirato a Le Serve, il capolavoro di Jean Genet con cui si sono imposti nel panorama teatrale italiano.

Un cortocircuito temporale. Nel 1984 con la messa in scena in una soffitta torinese nel quartiere di San Salvario de Le Serve, una Danza di guerra nascevano i Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa: Maria Luisa Abate, la protagonista indiscussa delle successive produzioni della compagnia, Daniel Dal Cin, la geniale scenografa e Marco Isidori, l’inventivo regista ne costituivano il nucleo generatore. Oggi quello spettacolo rivive come Memoria dello studio delle Serve all’interno della rassegna Stanze, diretta da Alberica Archinto e Rossella Tansini, in uno spazio multifunzionale, La corte dei Miracoli, fondato dal regista Luigi Chiarelli nel quartiere dei Navigli, attualmente gestito dall’associazione La Taiga.

I Marcido, riconosciuti unanimemente come uno dei più significativi gruppi di ricerca, si interrogano sulle loro origini e, ovviamente, sul loro percorso più che trentennale. Contemporaneamente la rassegna Stanze, che cerca appunto di esplorare la possibilità di un rapporto più autentico tra l’attore e lo spettatore, ritrova una delle sue fonti di ispirazione in una performance che era nata proprio come teatro da camera.
Quando si spengono le luci sentiamo la voce registrata del regista Marco Isidori: ed è proprio una registrazione d’epoca, sopravvissuta al tempo che passa, un documento emozionante proprio per quel suono d’antan, per quel ritmo recitativo con cui nel 1984 i Marcido Marcidorjs si presentavano al pubblico.

Innamorati persi della declamazione di Carmelo Bene, sono figli del teatro di ricerca degli anni 70 e compagni di strada dei Magazzini Criminali, che proprio in quell’anno avevano debuttato con Genet a Tangeri. Lo scrittore francese cominciava a essere percepito come un classico, se si pensa che già nel ‘74 Strehler aveva rappresentato Le balcon, con una sontuosa compagnia di attori (Tino Carraro, Giulia Lazzarini, Anna Proclemer e un superlativo Renzo Ricci si aggiravano in una scena di specchi deformanti di Luciano Damiani), ma molto discusso. La registrazione della voce di Marco Isidori ci dice subito che altro era (ed è) il loro approccio.
Il testo corrisponde alle ultime scene della pièce di Genet. Solange e Claire, le due serve del titolo, dopo aver tentato inutilmente di uccidere la loro Signora, stanno ora per compiere il loro ultimo rito: è il momento in cui la recita diventa un sacrificio, il teatro si trasforma in una cerimonia funebre. La scelta drammaturgica quindi si concentra su un momento epifanico, mirando all’essenziale
E qui l’intensità di Maria Luisa Abate è massima. Da tempo conosciamo la sua precisione e sensibilità, ma questa volta sentiamo che c’è un’emozione in più, legata alla memoria: l’attrice dialoga con il proprio passato, sa che da quella Solange sono nate tante altre figure femminili, una per tutte la protagonista femminile di Bersaglio su Molly, recentemente ripreso.
Paolo Oricco, cresciuto nella factory dei Marcido Marcidorjs l’accompagna in questo viaggio dentro il tempo, nel ruolo che era di Lauretta Dal Cin e che ora è recitato en travesti (ritornando così alle prescrizioni di Genet che pensava ad attori uomini).

Determinante poi, come sempre, l’apporto di Daniela Dal Cin. Del vecchio spettacolo si ripropone lo spazio angusto entro il quale si muovono gli attori, l’idea indimenticabile dei fili di perle che Claire estrae dal vestito di Solange e con cui costruisce una sorta di preziosa crinolina. La santificazione è completata da una raggiera di mollette per il bucato che ricordano un’aureola: è incredibile con quanta semplicità di mezzi Daniela Dal Cin riesca a esprimere una forte idea concettuale.

Oggi il teatro di Genet continua a fatica la sua ascesa: in questi anni ci sono state diverse riprese de Le Serve (una per tutte: Giuseppe Marini con Anna Maria Guarnieri e Franca Valeri), in cui il testo con il suo linguaggio ridondante diventa una arena per grandi attrici e mostra un po’ le corde. Sono più interessanti le prove muscolari dei primi spettacoli di Antonio Latella e soprattutto l’approccio più libero e immaginifico di Armando Punzo in Santo Genet. A queste infedeltà (profondamente fedeli), i Marcido Marcidorjs hanno aperto una strada che ha, però, prodotto soluzioni opposte (la loro densità epifanica è l’altra faccia della disseminazione itinerante dei detenuti di Volterra), entrambe valide e produttive.

Lo spettacolo è andato in scena
La corte dei miracoli

via Mortara, 4 Milano
27 marzo Ore 20:00

Memoria dello Studio per Le Serve da Jean Genet (1984)
con Maria Luisa Abate (Solange) e Paolo Oricco (Claire)
scena e costumi Daniela Dal Cin
direzione Marco Isidori
produzione Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.