Tsuguo Tada illustra il panorama fotografico nipponico presso l’Istituto Giapponese di Cultura.

La conferenza Il Giappone dopoguerra. La versione dei fotografi , all’interno della mostra fotografica Metamorphosis , ha lo scopo di spiegare l’opera di undici artisti che hanno immortalato uno dei periodi più difficili per il Giappone: la guerra e la successiva ricostruzione del paese. L’arco di tempo riguarda il periodo che va dal 1945 al 1964, anno in cui si decreta la definitiva rinascita del paese grazie alle Olimpiadi di Tokyo.

Un ventennio che vede in atto un cambiamento radicale da una fase di distruzione ed estrema povertà a una di pace e prosperità. Tre diverse generazioni di fotografi che, con tecnica magistrale ed estetica compositiva sublime, ripercorrono le metamorfosi di una nazione cogliendone anche i cambiamenti impercettibili. La prima sezione della mostra, intitolata The aftermath of war – Le conseguenze della guerra vede opere dell’immediato dopoguerra intrise soprattutto di realismo e ricerca della quotidianità come quelle di Kimura, influenzato dalla fotografia di Cartier-Bresson, che non fa delle immagini una denuncia sociale ma cerca di entrare nella vita della gente per renderla più vera e naturale possibile; oppure quelle di Domon, che fa del realismo una bandiera per la ricerca dell’identità originaria dei giapponesi, prediligendo soggetti come i bambini e la vita nei quartieri popolari in modo da trasmettere sentimenti ed emozioni senza orpelli. Hiroshi Hamaya, famoso per la Piantatrice di Riso – Woman Planting Rice e lo choc che provoca mostrando la risaia come una palude in contrasto con le immagini bucoliche solitamente diffuse delle risaie, propone invece un’opera incentrata sul rapporto tra uomo e ambiente, come nella serie ispirata ai rituali del Capodanno Giapponese. Hayashi pone lo sguardo sulla miseria e lo sfacelo causato dalla guerra in un contesto che invece stride con il calore e l’energia sprigionata dalle persone ritratte.

La seconda sezione Between tradition and modernity – Tra tradizione e modernità riguarda la generazione di fotografi testimoni della fase della ricostruzione tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. Il caos della distruzione e delle macerie nella prima sezione qui viene abbandonato seguendo una visione più ordinata della società e degli spazi sociali: si sta formando una potenza economica dove i beni di lusso e le nuove tecnologie stanno per diventare alla portata di tutti. Questo periodo è segnato da opere di artisti come Nagano – che mette a fuoco il rapporto tra individuo e metropoli senza tralasciare le antiche tradizioni – e Tanuma che punta l’accento sulla dignità dell’essere umano anche nei quartieri poveri. Emblematica in particolare la foto di due ballerine che si riposano sulla terrazza del teatro e sullo sfondo un cimitero: vita e morte si accostano e si nullificano, come due poli opposti, allo stesso tempo. Infine, Shomei Tomatsu la cui poetica si basa sul confronto tra il tempo continuo del vivere e quello che si è fermato nell’esplosione della bomba atomica attraverso una serie di foto scattate a intervalli regolari sulle rovine di Nagasaki.

Towards a new Japan – Verso un nuovo Giappone è il titolo dell’ultima sezione che ha per oggetto le immagini dei fotografi più giovani, quelli che hanno vissuto appieno la definitiva ricrescita del Giappone e il boom economico. Si tratta di un realismo diverso rispetto a quello dell’immediato dopoguerra, risente della soggettività dell’artista e di uno sguardo talvolta surreale, onirico. Le istantanee di Ishimoto tentano di catturare la transitorietà delle cose posando lo sguardo soprattutto sulla vita per le strade di Tokyo o sul rapporto tra arte tradizionale e metropoli. La dicotomia natura e società viene indagata da Narahara con la serie Island Without Green – Isola Senza Verde , dove un’isola trasformata in una miniera di carbone diventa un mondo di confine, una massa grigia informe e labirintica. Kikuji Kawada mostra invece dei paesaggi interiori con la serie intolata The Map – La Mappa. Infine l’opera mista di manierismo e onirismo è quella di Eikoh Hosoe che, attraverso l’uso di complicati effetti speciali e scenografie spettacolari, si contrappone nettamente all’opera realista dei suoi predecessori. Grazie a serie come Kimono e Ordeal by Roses – Provato dalle Rose crea delle immagini che sprigionano un’energia violenta in grado di turbare lo spettatore.

Rappresentazioni di una bellezza affascinante mettono di fronte a un intero cambiamento sociale e culturale, proiettando lo spettatore in un mondo e in un epoca lontani ma in un modo di sentire universalizzato. Un’occasione per venire a contatto con la cultura nipponica e, per gli intenditori, apprezzare al meglio le opere di grandi maestri.


Woman planting rice. Toyama, 1955© Hiroshi Hamaya

La mostra continua:
Istituto Giapponese di cultura / Japan Institute
via Antonio Gramsci, 74 – Roma
fino a sabato 14 gennaio 2012

Metamorphosis. Il Giappone del dopoguerra
curatore Tsuguo Tada

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