Melodie e stati di grazia

È una piccola gemma perfettamente lavorata quella messa in scena e in musica domenica 11 dicembre dalla pianista Sabrina De Carlo e dal violoncellista Bernardino Penazzi, che hanno regalato ai fortunati presenti nel Teatro Arciliuto di Roma vere e proprie Miniature d’artista.

Non solo la tonalità è capace d’infondere nella mente e nell’animo dell’ascoltatore un equilibrio puro, che fuoriesca dai respiri e dall’empatia degli esecutori e che trasformi le note in colori, sapori e odori.
Lo dimostrano Sabrina De Carlo e Bernardino Penazzi, un duo compatto, carico di passione, respiro, intesa, emozioni ed espressioni differenti concesse al pubblico e raccolte in un unico percorso che, dalle traiettorie lineari del Lied ohne worte di Felix Mendelssohn e dai passi di un Pierrot arrabbiato con la Luna della celebre Sonata per violoncello e pianoforte di Claude Debussy, attraversa le vie delle spezie dell’Orientale di Enrique Granados approdando all’inquieta Sonatina di Zoltán Kodaly e alle weberiane antimelodie tratte dall’Opera 11, le più brevi al mondo composte per pianoforte e violoncello. È un viaggio attraverso un tempo non cronologicamente lineare quello proposto dai due musicisti, che preferiscono tessere un filo invisibile che attraversa tradizione e innovazione e in cui ogni sonata, ogni intenzione, viene raccontata e spiegata, senza cadere così nell’errore di trascurare l’aspetto filologico del concerto e del progetto.
In repertorio anche il Vocalise en forme de Habanera di Maurice Ravel, lo Springtime Waltz di Dimitrij Schostakovich, La Sicilienne di Fauré e l’Andante dalla prima sonata in Sol maggiore di Johann Sebastian Bach.
Con la sua Habanera, ritmo portato al successo dal collega Georges Bizet grazie a un’indimenticabile zingara di nome Carmen, Ravel affrontò lo spirito del proprio tempo, tentando di portare la musica popolare nei conservatori, mentre il musicista, etnomusicologo, linguista e filosofo Kodaly, cercò di amalgamare le melodie folk ungheresi con quelle classiche, riuscendo a creare, nella Sonatina, un fraseggio lungo che ricorda quelli di Johannes Brahms e un equilibrio perfetto fra pianoforte e violoncello che si amalgamano proprio per la differenza che intercorre fra i due temi seguiti. C’è, poi, la Sonata di Debussy che rappresenta ufficialmente una delle punte di diamante della letteratura musicale e che fu originariamente pensata come parte di un ciclo che avrebbe dovuto comprendere altre cinque sonate, poi ridotte a tre. Fu lo stesso autore ad accostare questo strano connubio di temi, quasi smembrati l’uno dall’altro, all’immagine del Pierrot infuriato con la luna.
Tuttavia, a catturare l’attenzione degli spettatori è l’esecuzione dei tre pezzi di Anton Webern, tratti dall’Opera 11 e scritti dal compositore viennese nel pieno rispetto dell’atonalità e della “tecnica dei dodici suoni”, nata dalla ricerca del suo maestro, Arnold Shönberg. In questi tre momenti, in cui la presenza del pianoforte e del violoncello sembrerebbe a un primo ascolto “ridotta all’osso”, non si può fare a meno di subire la tensione che intercorre fra una frase e l’altra, che sembra culminare nel secondo pezzo, in cui l’ascoltatore “vede” i due diversi timbri impegnati in una vera e propria zuffa ritmico-melodica senza esclusione di colpi.
Si è dimostrata, quindi, una scommessa vinta quella dell’Arciliuto e dei musicisti Sabrina De Carlo e Bernardino Penazzi. E privilegiato chi c’era.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Arciliuto
piazza Montevecchio, 5 – Roma
domenica 11 dicembre, ore 19.00

Miniature
con Bernardino Penazzi (violoncello), Sabrina De Carlo (pianoforte)

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