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Officine PapageNello spazio di archeologia industriale restituito da Enel agli abitanti della zona di Larderello come luogo per fare e vivere cultura, arriva la macchina scenica del Teatro dei Venti in un confronto serrato tra uomo e natura

Persinsala ha già recensito il Moby Dick al suo debutto (grazie al pezzo del collega Emilio Nigro). Noi qui ci soffermeremo sulle peculiarità del site-specific che hanno permesso un cortocircuito metateatrale di grande pregnanza.

Piccola premessa. Uno spettacolo, quando si confronta con il luogo che lo ospita e lo integra nella propria poetica ed estetica, diventa site-specific. E nel confronto con lo spazio, altro rispetto a quello teatrale, può perdere in pregnanza o incisività oppure acquistarne, o ancora assumere sfumature di senso diverse. Il Moby Dick di Teatro dei Venti sembra nato apposta per questa dimensione non teatrale, sia per la grandiosità della macchina scenica che altrimenti avrebbe bisogno di un palco enorme sia in larghezza e profondità che in altezza (fermo restando che la scenografia è parte integrante del lavoro e non avrebbe senso restituirne solo frammenti), e sia in quanto lo spettacolo coi suoi diversi linguaggi dialoga bene con strutture altrettanto diverse, dall’archeologia industriale dell’Arena Geotermica di Larderello a, possiamo immaginare e per quanto ovvio, un molo o uno spazio in riva al mare, o una piazza di un antico borgo che rimandi ai tempi di Achab e dei velieri.

Nel caso specifico, la prima, pungente sensazione che ci accoglie a Larderello è l’odore di zolfo: nella cosiddetta valle del diavolo, la mente corre veloce alle pagine di Melville e alla sua nave, in certo senso, infernale.
 Se poi, come è capitato a noi, si fa anche un giro al Museo della Geotermia (tra l’altro, gratuito e interattivo), tre peculiarità saltano all’occhio come rimandi al lavoro di Melville e allo spettacolo del Teatro dei Venti.

Il primo è materiale e non sarà offensivo farne un parallelo, soprattutto in questo caso, data la profonda valenza artigianale della proposta di Teatro dei Venti. Il legno, infatti, alla base delle torri per le perforazioni e a quelle per il raffreddamento, è anche – metaforicamente – materia prima dei velieri della letteratura d’avventura e, nello spettacolo, di quella macchina scenica che da baleniera si trasforma nello stesso Moby Dick. In secondo luogo, spettacolo e spazio rimandano a quella continua ricerca, di matrice positivista, di superamento dei limiti umani. Così come i fondatori di Larderello non si sono fermati all’industria chimica e all’estrazione del boro per usi non solamente farmaceutici, Teatro dei Venti questa volta è andato oltre il cosiddetto teatro di strada (sebbene non si amino le definizioni e la si usi solo per esemplificare il concetto al lettore) per proporre un lavoro che, nella costruzione della scenografia, è tornato alle radici del teatro contemporaneo (molto più avanguardista di quanto oggi si pensi): a quel teatro che, dalla Russia alla Gran Bretagna passando per la Francia, rifuggiva lo psicologismo, le ambientazioni borghesi e il mattatore. Infine, il recupero dell’archeologia industriale che, nello specifico, ha portato all’utilizzo dell’Arena Geotermica come spazio teatrale rimanda facilmente al recupero dei testi classici – come il romanzo di Melville – in funzione diversa, ossia come sostrato narrativo (anche se la scelta delle parti recitate non convince) per un modo di fare teatro decisamente originale e valido.

Scelta, quindi, azzeccata quella del Festival delle Colline Geotermiche, organizzato da Officine Papage, e del Teatro dei Venti: connubio che ha portato alcune centinaia di persone a lasciare spiagge e montagne per dedicare un pomeriggio a un’altra bellezza, della quale è ricca l’Italia, ossia quella culturale.

Lo spettacolo è andato in scena nell’ambito del Festival delle Colline Geotermiche:
Arena Geotermica
Larderello (PI)
domenica 18 agosto, ore 19.00

Officine Papage e Teatro dei Venti hanno presentato
Moby Dick
ideazione e regia Stefano Tè
adattamento drammaturgico Giulio Sonno
consulenza alla regia Mario Barzaghi
assistenza alla regia Simone Bevilacqua
musiche dal vivo Luca Cacciatore, Igino L. Caselgrandi e Domenico Pizzulo
costumi a cura di Teatro dei Venti, Luca Degl’Antoni e Beatrice Pizzardo
disegno luci Alessandro Pasqualini
tecnico luci Davide Giangaspare
audio Eugenio Nonato
scenotecnica e realizzazione macchine di scena Dino Serra e Massimo Zanelli
scenografie Dino Serra in collaborazione con il Teatro dei Venti

festivalcollinegeotermiche.officinepapage.it

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