Se manca la stoffa

Nella Reggia di Venaria Reale in mostra il côté più frivolo della moda, che passa senza lasciare nulla.

L’idea che la moda sia un affair legato alla caducità della vita può sembrare filosoficamente interessante. E molto italiano. Come il cinema anche la moda dovrebbero essere rivalutati nell’immaginario collettivo e nell’impegno socio-economico come autentiche industrie in grado di creare lavoro e ricchezza e, ad altro livello, espressioni pregnanti della realtà culturale e dei costumi propri di un’epoca.

La mostra appena inaugurata a Venaria Reale, intitolata Moda in Italia. 150 anni di eleganza 1861-2011 , ha la stessa inconsistenza dell’effimero tourbillon di una passerella.

A parte due delle tre sale iniziali, dove i costumi femminili degli anni 60 dell’Ottocento sono calati nel contesto loro proprio grazie a rimandi cinematograficamente ineccepibili – sono infatti esposti il costume di scena indossato da Claudia Cardinale nel ruolo di Angelica durante il lunghissimo ballo de Il gattopardo , e uno tra quelli di Alida Valli, nelle vesti di Livia Serpieri, in Senso . Non a caso film, girati entrambi da Luchino Visconti, maestro del manierismo cinematografico e attento cultore dell’ambientazione, dei costumi e delle luci, almeno quanto dei risvolti psicologici dei suoi personaggi. E a parte la sala dedicata ai figurini futuristi – che ben inquadrano i tentativi di modernizzazione operati dai sodali di Marinetti – e all’ultima sala – curata da Franca Sozzani – dove si respira l’atmosfera di una sfilata, con abiti firmati dai fashion designer (come si usa dire oggi) italiani, dagli anni 70 ai giorni nostri – per il resto il coacervo di stili e mode, espresso da oltre 100 abiti di ogni genere e tipo esposti in maniera meramente cronologica, non restituisce che l’inconsistenza dell’abito stesso.
Nessun tentativo di calare i vestiti nel loro contesto storico e/o culturale (se si esclude qualche foto d’epoca), nessun tentativo, soprattutto, di restituire il progresso industriale che ha permesso la produzione di quegli abiti, tessuti, stampati, colori, o dei cambiamenti di costume che hanno permesso alla donna di passare dal pouf alla minigonna. Né, infine, un pur labile tentativo di indagine geografica, almeno per spiegare il perché delle nuove scelte di tessuto – possibili nell’epoca delle colonizzazioni europee, della velocizzazione dei mezzi di trasporto e, al contrario, irrealizzabili durante la lunga stagione dell’autarchia fascista o nell’isolamento dei due conflitti mondiali.
Molti metri di tessuto, quindi, ma a questa mostra manca la stoffa.

La mostra continua:
Moda in Italia. 150 anni di eleganza
realizzazione Consorzio la Venaria Reale e Comitato Italia 150,
con la Fondazione Tirelli Trappetti di Roma
direzione artistica Gabriella Pescucci, Franca Sozzani
con la consulenza di Dino Trappetti
coordinamento storico-scientifico Clara Goria e Andrea Merlotti
fino a domenica 8 gennaio 2012
Reggia di Venaria – Sale delle Arti (Torino)
www.lavenariareale.it www.italia150.it

Catalogo:
Moda in Italia
150 anni di eleganza 1861-2011
Edizioni Condé Nast, 2011
Euro 27.00

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