Quando la commedia parla dell’uomo

Al Teatro Arcobelano, fino al 31 maggio, è in scena un classico dello Shakespeare commediografo.

La grandezza del genio di William Shakespeare non si manifesta solo nell’inarrivabile livello della sua produzione tragica, ma diviene evidente anche nelle sue commedie; irriverenti, briose, sagaci senza mai essere banali, queste opere non sono una parte trascurabile del corpus del drammaturgo inglese, ma rappresentano uno dei fulcri della sua poetica, perché in esse diventa saliente tutta la sua modernità.

Erede della tradizione classica di Plauto e antesignano della commedia degli equivoci che caratterizzerà il teatro dal XVII secolo fino a diffondersi nella cultura di massa televisiva e cinematografica nel Novecento, la commedia shakespeariana ci dice molto sulla natura dell’amore e su tutta la gamma dei sentimenti umani; lo fa magari con cinismo e sarcasticamente, col piglio tipico dell’uomo dell’età barocca, assalito dal dubbio e disincantato di fronte all’universo. Tutto questo può aiutarci per introdurre uno spettacolo come Tanto rumore per nulla, portato in scena con gusto e classe da Ilaria Testoni al Teatro Arcobaleno, in scena fino al 31 maggio; l’uomo moderno si dimostra labile, veicolabile dalla retorica verbale e sempre disposto a cadere nei tranelli del prossimo, ma per Shakespeare anche nella sfera dell’illusione e dell’inganno il sentimento autentico può comunque mettere radici.

Tutta la vicenda si dimostra un rumore inutile, che si risolve come se niente fosse accaduto perché si scoprono i malintesi e le truffe, eppure quel “molto rumore” è lo spazio della narrazione drammatica; quel “nulla” è in realtà il tutto dell’arte del racconto perché proprio in quello spazio che l’amore nasce, soffre e reagisce; proprio in quello spazio che è il nulla, i personaggi crescono e scoprono qualcosa di loro stessi, come accade per la ribelle Beatrice e per lo scontroso Benedetto, capaci di innamorarsi l’uno dell’altra. E quel rumore che si risolve nel nulla è anche l’occasione per divertirsi assistendo a un grande classico della letteratura di ogni tempo, a cui la Testoni si affida con devozione. La messa in scena riscatta l’adesione radicale all’originale con l’introduzione di una serie di elementi metatestuali, che è come se evidenziassero la coscienza che lo spettacolo ha di essere tale, giustificando così la recitazione classicheggiante e tradizionale. Il risultato non è affatto sgradevole, tutt’altro: la scenografia si basa sul gioco di luci, lasciando il palco scarno, mentre i costumi sono assai particolareggiati (determinando non poche perplessità solo per la scelta di spacciare Don Pedro e Claudio per due Johnny Depp di Pirati dei Caraibi). Il resto lo fa una recitazione adatta, senza fronzoli e senza sorprese, e ovviamente un testo che trascina lo spettatore, ieri come oggi: questa è sempre stata la grandezza di Shakespeare.

Lo spettacolo continua:
Teatro Arcobaleno
via Fracesco Redi 1a, Roma
dal 7 al 31 maggio 2015
dal giovedì al sabato ore 21.00, domenica ore 17.30

Compagnia Mauro Sturno presenta
Molto rumore per nulla
di William Shakespeare
adattamento e regia Ilaria Testoni
con Mauro Mandolini, Barbara Logaglio, Laura Garofoli, Camillo Marcello Ciorciaro, Valerio Camelin, Susanna Lauletta, Roberto Di Marco, Virginia Arveda, Paolo Benvenuto Vezzoso

1 commento

  1. Grandezza e modernità di Shakespeare. “Tanto rumore per nulla” come il titolo di una commedia siciliana della seconda metà del 1500 il cui testo è andato perduto, dal titolo “Tantu trafficu ‘ppi nenti”. Perchè il vero Shakespeare non era l’attore semianalfabeta di Stratford on Avon, ma l’italiano Giovanni Florio. Lo ha dimostrato Vito Costantini col recente saggio “Shakespeare, messaggi in codice”. Decodificando i messaggi in codice (frasi apparentemente banali e prive di senso indirizzate ai pochi in grado di decifrarle) presenti nei drammi del Bardo, lo studioso ha persino messo in luce la firma cifrata di Florio sul noto ritratto del Bardo che compare nel “First Folio”, la prima raccolta completa dei drammi del 1623.

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