Terza edizione per il Festival Como Città della Musica. E come gli altri anni, il Teatro Sociale di Como decide di lasciare gli spettacoli liberi di uscire dalla sua – bellissima, occorre dirlo – location, dalla sua sala, dalla sua platea, dal suo palcoscenico, perché si sparpaglino per tutta la città, in spazi insoliti, in luoghi belli e interessanti che – proprio grazie al festival e ai suoi appuntamenti – si ripopolano, risuonano di voci e passi di ogni nazionalità, si illuminano e rivivono.

Al centro, villa Olmo, la splendida sede di mostre ed esposizioni, che al momento ospita le opere di Rubens, artista al quale il festival è dedicato quest’anno: Il veleno dell’arte, tema della terza edizione, è infatti una sua citazione.

Sfruttando la pendenza naturale del parco della villa, sono stati costruiti un’ampia platea e un bel palco, nel rispetto dell’ambiente all’aperto e senza per questo compromettere assolutamente la qualità della visione e dell’acustica, importantissima in un festival dedicato appunto alla musica.

Ospiti d’occasione, scelti per chiudere l’evento, i Momix, con reMix, spettacolo creato per festeggiare i trent’anni di vita della compagnia, un “the best of” di tutta la loro lunga carriera.

Che si può dire? Fantastici. È difficile, quasi impossibile, tentare di restare oggettivi davanti ai Momix.

Con reMix, Moses Pendleton, fondatore della compagnia nonché ideatore dei pezzi e coreografo, sceglie di rimettere in scena i numeri migliori, variando così da una tecnica all’altra, da un tema all’altro, da un’emozione all’altra e lasciando il pubblico senza fiato.Protagonisti assoluti i corpi, la loro forza e la loro leggerezza, la loro bellezza, di cui i costumi e i pochi, essenziali attrezzi si fanno schiavi.

L’impeccabile tecnica di danza dei ballerini si unisce alle loro capacità acrobatiche, e sposa perfettamente le intuizioni costumistiche e l’innovativa illuminazione.  Il risultato è sorprendente, ogni particolare è curato, ogni necessità tecnica viene riempita di senso fino a farla diventare parte integrante dell’illusione, portatrice di emozione quanto ogni altro elemento scenico.

Forse i numeri in cui meglio corpi, danza, costumi, luce, scena e gusto estetico interagiscono per dare vita a un preciso tema sono quelli che riproducono immagini ispirate alla natura, come Marigolds, in cui le ballerine, perse in nuvole di tulle arancione, non solo sembrano, ma addirittura diventano calendule e solo gradualmente ritrovano i loro tratti più spiccatamente umani, dal viso alle gambe, alle braccia, fino a ritrovare, mentre il costume si modifica completamente grazie ai loro movimenti, l’intero corpo.

Altre volte il corpo sparisce, come in Geese, nel quale – grazie alla luce e a guanti fluorescenti – le braccia diventano l’unico elemento visibile, e combinandosi tra loro in modi originali creano immagini ironiche e strappano risate a bambini e adulti. I momenti leggeri si alternano a quelli più intensi e riflessivi – in Tuu ad esempio – intenso e lungo duetto di sola danza, una coreografia incantatrice ed emozionante che esplora senza forzature le possibilità fisiche ed espressive dei corpi umani, soffermandosi sulle differenze tra uomo e donna.

Ugualmente intenso Dream Catcher, pezzo in cui la scena e l’attenzione sono occupate da un grande e leggerissimo attrezzo metallico che ricorda la struttura dell’acchiappa-sogni, con cui la coppia danza e lotta, sogna e comunica, regalandoci immagini fortemente evocative. Oggetti tratti dalla vita quotidiana, come il tavolo di Table Talk, scene attuali come quelle dei pupazzi viandanti del bellissimo Sputnik, quadri sensuali come Duets, e tante altre immagini si danno il cambio, veloci e leggere, sul palco, senza mai annoiare, senza mai scadere nel banale o nel ripetitivo, fino ai saluti, e fino a quell’incredibile espressione di sincera gioia e di libertà individuale che è Happy Birthday, la danza a luci accese in onore del compleanno della compagnia, momento di sfogo ed espressione delle varie personalità dei ballerini.

C’è un numero che però – più di tutti – strappa gli applausi agli spettatori entusiasti, dopo un lungo attimo di silenzio in cui ci si chiede se è proprio tutto vero: Aqua Flora, interpretato dalla sola, bravissima, Nicole Loizides.

Descriverlo non servirebbe a niente, la genialità dell’idea e la ricchezza espressiva del risultato sfuggono a ogni definizione. I Momix sono immagini, parlarne o scriverne li sminuisce. Un commento? Senza parole.

Lo spettacolo è andato in scena:
Festival Como Città della Musica
Parco di Villa Olmo, Como
sabato 17 e domenica 18 luglio

Momix reMix
30° anniversario
ballerini Heather Magee, Nicole Loizides, Paula Rivera, Yasmine Lee, Rebecca Rasmussen, Samuel Beckman, David Dillow, Steven Marrshall, Brian Simerson, Jared Wootan
ideazione e coreografie Moses Pendleton
codirettore artistico Cynthua Quinn
direttori tecnici Gianni Melis, Fabrizio Pezzotti, Corrado Verini
costumi Phoebe Katzin, Mose Pendleton, Cynthia Quinn
sculture e attrezzi Alan Boeding, Marty Ponte
luci Joshua Starbuck, Howell Binkeley Moses Pendleton

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