Storia di un corpo e della sua valigia

bellini-napoliIn giro per il mondo dal 2008, Monologue avec valise arriva al Teatro Piccolo Bellini di Napoli commuovendo il pubblico con il fascino intramontabile tipico dei film muti.

Un corpo e una valigia: a volte basta solo questo per mettere su uno spettacolo intenso e commovente come Monologue avec valise, in scena al Teatro Piccolo Bellini di Napoli che – data l’affluenza di pubblico della serata del 4 marzo – ha previsto una replica fuori programma il giorno seguente.
La qualità della messinscena è garantita dalla grande performance del bulgaro Guerassim Dichliev, autore – e non solo attore – del monologo, e dall’efficace regia e intensa drammaturgia corporea di Costantino Raimondi.
Siamo davanti a un viaggio cominciato nel 2008 – anno di debutto della piéce – che negli anni ha attraversato quattro continenti, percorso 150.000 km, incontrato ventisei nazioni, visto sessantanove città, parlato in dodici lingue, vinto il premio Girulà per la migliore drammaturgia nel 2008 proprio a Napoli.
A buon ragione, dunque, le premesse fanno intendere il potenziale di Monologue avec valise, il cui tema principale è quello dell’immigrazione, intesa non come flusso migratorio di chi è costretto per fame o per guerra a lasciare il proprio paese, ma come scelta – consapevole, ma non per questo meno dolorosa – di chi parte per inseguire i propri sogni (nel caso di specie le proprie velleità artistiche).
Immagine iniziale dello spettacolo è l’immobilità dell’attore in scena. Dopo un po’ Dichliev inizia a raccontare la sua storia e tra poche, ma intense battute in diverse lingue del mondo e una carica gestuale e facciale coinvolgente e altamente espressiva, comincia il viaggio che lo porta a spostarsi per un casting da Svilingrad, sua città natale, a Parigi.
Fedele compagna dei suoi spostamenti è la valigia, portatrice di ciò che è realmente essenziale (scarpe, mutande, calzini), ma anche spazio chiuso, scrigno segreto, emblema di viaggio, ragione di croce e delizia a cui aggrappare le proprie speranze.
L’arrivo a Parigi è alienante, così come il provino decisamente fallimentare; Dichliev si ritrova inevitabilmente perso tra un Tam (Lì, Parigi) e uno Sdies (qui, Svilingrad), ovvero straniero in ogni luogo, albero che – sradicandosi – ha perso per sempre la sua origine.
A conclusione della piéce vi è un viaggio a ritroso, al cinema sarebbe un riavvolgimento del nastro; l’attore riproduce all’indietro e velocemente tutti i gesti, gli atteggiamenti, le facce e le azioni compiute fino a quel momento, per poi ritornare nella posizione iniziale di immobilità. Qualcosa però è mutato rispetto alla partenza: a ben sperare, i ricordi si sono trasformati in sorrisi e le scarpe in speranza di ritorno.
«Valigia e Cammino. Ognuno con la sua valigia, ogni valigia col suo cammino»: questo è ciò che il nonno ripeteva sempre a Dichliev.
Chiude la rappresentazione l’entrata in scena accanto all’attore di una bambina già comparsa in apertura; un ritorno all’infanzia e insieme una proiezione al futuro.
Monologue avec valise è, in definitiva, un viaggio alla ricerca di se stessi e della vita che si crede di meritare; il viaggio che le ultime generazioni compiono finendo – in ultima istanza – col sentirsi persi nel mondo, stranieri nella propria nazione, ma anche altrove.
È il dramma dell’uomo moderno messo in scena attraverso il linguaggio classico e universale del teatro mimo, di origine greca, ma di potenza trasversale. Monologo con valigia, ma senza parola. Non completamente senza, in verità; le parole sono quelle essenziali alla comprensione.
Impossibile non ritrovare nella malinconia di Dichliev un po’ di quel vagabondo maldestro, ma di gran cuore, che era rappresentato da Charlie Chaplin o della comicità muta e caricaturale di Stanlio e Olio.
In conclusione, la potenza teatrale del mimo, non solo sopravvive in un’epoca di effetti speciali, film tridimensionali, musical, paillettes e lustrini, ma addirittura ha ancora tanto da dire su temi decisamente abusati come quelli del viaggio, della valigia, dello smarrimento dell’anima, dell’alienazione della modernità. È un monologo perché non poteva essere un dialogo, perché l’uomo contemporaneo è solo con i suoi progetti e le sue frustrazioni.
Manca, per scelta palese del regista, l’approfondimento della dimensione di bellezza e arricchimento che il viaggio, ovvero l’abbandono del porto comporta. Viaggiare come perdersi, come conoscersi realmente. “E il naufragar m’è dolce in questo mare”: è un’altra storia, qui non contemplata, ma da non dimenticare.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Piccolo Bellini
via Conte di Ruvo, 14, 80100 Napoli
il 4 e 5 marzo 2016

Monologue avec valise
testo Guerassim Dichliev
regia e drammaturgia corporea Costantino Raimondi
con Guerassim Dichliev
costumi Berenice Galimard
assistente alla regia Pascale Kouba
produzione Iskra Théâtres (Francia) – Espace Jean Racine (Francia) – Retroscena (Italia) – Comune di Svilingrad (Bulgaria)

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