Fuochi d’artificio per uscire di scena

orologio-romaI Maniaci d’Amore hanno salutato la Capitale con l’ultimo spettacolo della loro Trilogia del gioco, percorso monografico al Teatro dell’Orologio di Roma. Con Morsi a vuoto, regia di Filippo Renda, va in scena la storia di una seduta psicanalitica che si trasforma in un incubo, un po’ splatter ma senza sangue.

Simona, da una parte, spiega l’enorme potere dello smeraldo esistente fin dal paleolitico; il Dottore, dall’altra, espone l’importanza della verbalizzazione già negli scimpanzé, descrivendo la dinamica dello stress da cui ovviamente Simona è affetta. La seduta ha inizio; Simona racconta del suo appuntamento con Manfredi, un vero uomo siculo che il Dottore gentilmente interpreterà per rendere la ricostruzione dei fatti più veritiera. Lei soffre di «risata in ogni circostanza» e lui non sopporta questo suo slancio vitale misto a ingenuità. Tuttavia la ama. Nella seconda parte della pièce, l’atmosfera si tinge di una tinta più scura, ma stemperata dal colore caldo dell’ironia e della risata. Simona si ritrova in casa propria faccia a faccia con uno strano ladro che sa tutto di lei, chissà perché… di fronte al pericolo e alla morte, lei ride.

Fin dalle prime battute, il non-sense che ha senso è assicurato. L’intelligenza e la ricercatezza dei testi che contraddistinguono i Maniaci è notevole anche questa volta. La fonte d’ispirazione del duo si conferma essere la psicologia; gli attori raccontano come la scelta di parlare del disagio mentale, del tentativo di evadere la realtà e di costruire la propria identità senza riuscirci, sia nata dalla lettura di Nodi. Paradigmi di rapporti psichici interpersonali dello psichiatra Ronald Laing, che diventa uno strumento da analizzare nei suoi sottotesti. Cosa c’è di non detto in questa o in quella frase? In questa o in quell’azione? Ed è proprio su questo gioco di una dialettica senza sintesi che si basa la ricerca drammaturgica del duo.
Il coinvolgimento dello spettatore è così completo, il tempo passa senza che ce ne se accorga, dando l’impressione di sedersi sulle poltrone del teatro per alzarsi un attimo dopo. Maniaci e d’Amore sono due brillanti autori e sanno rendere la bellezza del teatro nel tempo che condensa una vita che, raccontata sul palco, scorrerà più velocemente che nella realtà. Per questo gli avvenimenti cruciali dovranno susseguire rapidamente ed è questo che rende i loro testi vincenti, densi di esperienze e informazioni.
La regia di Filippo Renda è originale e si adatta perfettamente all’eccentricità del testo. Gli attori sono anche oggi all’altezza della situazione e ne escono vittoriosi. I personaggi di Morsi a vuoto sono brillanti e ben costruiti.

Dopo lo spettacolo, durante l’incontro di domenica 7 febbraio, alla domanda se i Maniaci d’Amore(pre)vedono il futuro artistico del duo, Luciana ha risposto che non sa cosa ne sarà dei Maniaci d’Amore. Sa, tuttavia, che lei e Francesco saranno sempre colleghi di ogni mestiere, condivideranno l’esperienza della vita, perché è davvero raro trovare qualcuno che abbia il tuo stesso modo di guardare il mondo .

Un modo di guardare il mondo attraverso il teatro che, dopo questo exploit romano, speriamo possa tornare nei teatri della Capitale, magari con un lavoro cui hanno confessato di essere molto affezionati, Lettere a Milena di Kafka.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro dell’Orologio

via de’ filippini 17a, 00187, Roma
da venerdì 5 a domenica 7 Febbraio 2016 ore 21, domenica ore 17

Maniaci d’Amore presenta
Morsi a vuoto
di e con Francesco d’Amore e Luciana Maniaci
regia Filippo Renda
coproduzione Festival delle Colline Torinesi, Festival Castel dei Mondi di Andria
col sostegno di Ludwig e Interno5
e con la collaborazione di Fondazione TPE, Teatro a Corte
management Nidodiragno

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