Una risata ci seppellirà

bellini-napoliAl Piccolo Bellini i Maniaci d’Amore portano in scena Morsi a vuoto, il disincanto delle ultime generazioni, tra sperimentazione, risate e spunti di riflessione.

Simona è una ragazza scettica, disillusa, che non si aspetta doni dalla vita. Pragmatica, ha appreso l’arte dell’ironia che usa come scudo dietro il quale pararsi per difendersi dalle brutture dell’esistenza. E così ride, sempre e comunque, di tutto. Ride delle sue paure, dei suoi tormenti mai risolti, delle falle altrui, dei tradimenti, del dolore e persino della morte. Questa maniera di affrontare la vita lascia alquanto perplesso il suo psicologo, che tuttavia l’ascolta sempre con trasporto e anzi, scivola per lei (e per noi) nei panni di Manfredi, oggetto d’amore di Simona. Che si racconta senza filtri al suo medico, si svela per quello che è e gli racconta così anche del suo sentimento per quell’uomo «ricco ricchissimo» in cui legge la possibilità di affrancarsi da una vita di stenti e prendersi una rivincita nei riguardi della miseria.

Ama di un amore non disinteressato, non spontaneo, l’unico che probabilmente è in grado di provare. Ne è consapevole, tanto da considerare il suo come vero e proprio progetto di vita. Una specie di piano a cui si dedica anima e corpo, compiacendo l’oggetto delle sue mire, anticipando i suoi desideri, intercettando le sue richieste prima che queste prendano forma concreta, il tutto per farsi sposare.

Manfredi non compare mai in scena, se non scimmiottato con fare dissacrante dallo psicologo, al fine di dare tangibilità a una figura per lo più inconsistente. Il progetto va in porto, ma Simona scoprirà che anche il sentimento di Manfredi è effimero, scontato. Saprà ridere anche di questo e non smetterà neppure dinnanzi a uno sconosciuto piombatogli in casa impegnato a minacciare i suoi averi e la sua stessa vita. Una farsa, ecco cosa sembra l’intera esistenza vista con gli occhi di Simona, che non si commuove più per niente, ma neppure si dispera.

Non prova gioia, ma non è neppure in grado di penetrare il dolore. Ride per non piangere, perché per non soccombere talvolta è meglio così.

E una farsa sembra anche l’intero spettacolo, realistico, credibile, ma anche grottesco. Sedie che divengono strumenti di morte, un delinquente spietato e sadico, ma goffo, improbabili problemi di comunicazione tra vittima e carnefice, interpretazioni tra il serio e il faceto.

Si ride durante lo spettacolo, spesso, ma si resta anche amareggiati. Una tragicommedia – questo è Morsi a vuoto – che non si prende mai troppo sul serio, che svela i suoi meccanismi (tra le altre cose gli attori bucano la quarta parete per parlare col pubblico, scivolano da un ruolo all’altro senza preoccuparsi di camuffarsi a dovere, si cambiano in scena e affiggono un manifesto che recita «questo è un copione») e che regge sulla bravura e sulla simpatia dei due attori, in scena – calati in logorroici personaggi sopra le righe – alle prese in discettazioni e battibecchi sciorinati quasi senza sosta e sostenuti da una gestualità e una mimica volutamente esasperate. Un equilibro perfetto tra i due registri e una miscela di ingredienti tutti sapientemente misurati fanno di Morsi a vuoto uno spettacolo più che godibile che ti accompagna anche dopo aver lasciato la sala.

Lo spettacolo continua
Piccolo Bellini

Via Conte di Ruvo 14 – Napoli
Dal 4 al 9 novembre 2014
Giovedì, venerdì, sabato ore 21.15 – Domenica ore 18

Morsi a vuoto
di Luciana Maniaci e Francesco d’Amore
regia Filippo Renda
con Luciana Maniaci e Francesco D’Amore
scene e costumi Eleonora Rossi
produzione Festival delle Colline Torinesi
coproduzione con Festival Castel dei Mondi di Andria
col sostegno di Interno5 e Ludwig
management Nidodiragno

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