Una nuova Madre coraggio

Nella lingua tedesca Mutter significa Madre e proprio attorno alla figura di una madre ruota lo spettacolo diretto e scritto da Lorenzo De Liberato, in scena fino al 20 ottobre presso il Teatro Studio Uno.

Quella di Mutter non è una madre qualsiasi, dal momento che lo spettacolo è dichiaratamente ispirato a una madre archetipica del teatro del Novecento, ossia Madre coraggio, la protagonista di una delle più celebri opere del Bertolt Brecht del periodo epico-didascalico. Anne Fierling, interpretata da un’ottima Giordana Morandini, incarna un’immagine anticonvenzionale della madre, anticonvenzionale se vista attraverso le lenti dei criteri sociali e culturali classici, promossi e diffusi dalla cultura di massa e dall’immaginario; si tratta di un’immagine della madre che per quanto propagandata da secoli, in realtà corrisponde fino a un certo punto alla realtà dei fatti, e questo perché le provincie rurali, gli ambienti industriali, i sobborghi delle grandi città sono in realtà piene di donne-madri della medesima tempra di Anne.

Madri che hanno poco da concedere all’istinto amorevole, all’affettività dimostrata attraverso gesti, madri che la vita ha voluto irrigidire per farle diventare autentiche guerriere, perché giorno per giorno l’obiettivo è quello di far sopravvivere i propri figli e portare un pasto caldo a tavola. Quella di De Liberato è un’intrigante operazione di rilettura e ricomprensione del “classico moderno” brechtiano, oltre a esserne evidentemente una sorta di “compressione” tanto testuale quanto concettuale: l’opera di De Liberato propone una Madre coraggio dal cinismo decisamente più cauto di quella originale. Certo, Anne resta rigida, severa, autoritaria e persino spietata, ma su ogni cosa risplende indiscutibile il suo amore materno e la volontà di sopravvivere alla sciagura che la circonda; la meravigliosa complessità dialettica della Madre coraggio di Brecht stava d’altronde nel fatto di far coesistere, paradossalmente, questa prospettiva a quella radicalmente mercantilistica, generando una vibrante costellazione di amore materno, senso degli affari e pretese individualistiche tipicamente capitalistiche e rifiuto di interesse per la causa collettiva.

Una figura tragica nella quale si esprimeva potentemente la contraddizione lancinante dello slogan “finché c’è guerra c’è speranza” perché si trattava di sfruttare la guerra a proprio vantaggio, per scoprire miseramente che in realtà la guerra si abbatte principalmente sui deboli e gli indifesi, specie quando questi ultimi non sono capaci di unirsi e di pensare al bene collettivo prima che al proprio. Un personaggio dalla complessità vertiginosa Madre coraggio, che in Mutter viene semplificata per rispondere probabilmente a esigenze dettate dalla nostra epoca: se Brecht scriveva il suo capolavoro in un’Europa in fiamme, oggi si tratta di prevenire quelle stesse fiamme, e Anne in Mutter assomiglia molto più ad altri archetipi materni che non al modello brechtiano. Anne si scopre molto più vicina al profilo mediterraneo della Mamma Roma pasoliniana per intenderci: il cinismo ne risulta attutito, perché le ambizioni di guadagno non sono più quelle maniacali del modello originale. Di colpe questa Madre ne commette ben poche, e in questa trasfigurazione concettuale il messaggio diventa più chiaro e diretto, sicuramente meno complesso rispetto al profilo sorto dalla speculazione marxiana del drammaturgo tedesco, ma probabilmente più autentico, sincero e riconoscibile agli occhi del pubblico di oggi.

Lo spettacolo continua:
Teatro Studio Uno
via Carlo della Rocca 6, Roma
dal 10 al 20 ottobre

Mutter
di Lorenzo De Liberato
regia Lorenzo De Liberato
con Giordana Morandini, Fabrizio Milano, Irene Vannelli, Lorenzo Garufo, Francesca Bellucci, Bruno Ricci
luci Mateo Ziglio
aiuto regia Giulia Pera

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