Tra Sterne e Bene c’è di mezzo Crouch

Al Pim-Off due appuntamenti imperdibili con l’Accademia degli Artefatti, My Arm di Tim Crouch e lo studio A partire da Brecht: una riflessione sulla nostalgia.

Enfent terrible, Tim Crouch, della nuova drammaturgia britannica – insieme irriverente, nostalgica, struggente e demenziale – riesce a pescare nella propria secolare storia teatrale e letteraria, rimestando in una società vuota e svuotata nella quale affoga un’intera generazione.

Ecco allora un ragazzo nato sul finire degli anni Sessanta sulla “mitica” isola di Wight, che ripercorre la propria vita come un novello Tristram Shandy – che, nel romanzo di Laurence Sterne, prometteva continuamente di svelarci i segreti della propria esistenza ma in realtà divagava con tratto umoristico su pregi e difetti dei membri della sua famiglia e su quell’ensemble sociale del quale faceva parte.

Da Sterne, Crouch sembra attingere non solamente lo humour, bensì la costruzione drammaturgica – se infatti l’autore del Settecento usava copiosamente la metanarrazione, ossia commentava la propria scrittura confrontandosi col lettore, Crouch cerca in continuazione di coinvolgere il pubblico, destabilizzando il suo ruolo di agente passivo costretto solo a osservare senza essere osservato – protetto, anzi, dal buio della sala.
E tornando al ragazzo inglese, la sua storia è quella di un individuo che, per dirsi tale, decide di alzare un braccio (non per richiamare l’attenzione né per scelta etica stringendo il pugno), semplicemente per sentirsi delimitato e vivo in una società massificata e vuota quanto lui. Un ragazzo che si lascia scivolare addosso l’esistenza facendo zapping, ammorbandosi il cervello con (a seconda del periodo storico televisivo) talk-show zeppi di casi umani o repliche delle repliche di serial anni 60 – e chissà cosa gli sarebbe successo se avesse vissuto fino ai giorni nostri, i giorni impietosi dei reality.

Ma il ragazzo ha un futuro, nonostante tutto. Negli anni 90 qualcuno si accorge di lui o, meglio, del suo braccio che sta andando in cancrena e lo trasforma in un’opera d’arte perché, in un tempo in cui si eleva al cubo un pezzo di ferro scrivendo una targhetta e inventandosi un titolo altisonante – per guadagnare consensi e soldi – anche un corpo in putrefazione può assurgere all’olimpo. Sembra di vedere “Lorenzaccio” farsi beffe di tutti noi e di se stesso mentre racconta in Vita di Carmelo Bene (scritto a quattro mani con Giancarlo Dotto): «Da quando sto seriamente male, sento le tracce della putrefazione. […] Dal particolare guasto alla metastasi c’è un capello, un rutto, un peto, e ci sei. Sono sconvolgimenti cosmici e comici. Si fa presto a passare dai disastri delle meteore a quelli di un meteorismo intestinale». E come si sarebbe divertito Bene a interpretare quel braccio marcescente, finalmente libero di «fare anche della propria disgrazia una spassosa e deforme caricatura, [perché] questo è il comico che si sposa al sublime».

Puntuali le musiche eseguite dal vivo per rimandare anche a livello emotivo all’epoca raccontata e fare da contrappunto alla narrazione. Come sempre l’Accademia degli Artefatti predilige la commistione di arti, puntando sulla proiezione di filmini, sull’uso della videocamera come elemento drammaturgico, sull’abuso dello spazio scenico. Basti confrontare la scelta in Delitto e Castigo – una tra le pièce che compongono Spara, trova il tesoro e ripeti – di separare la platea dal palco con un vetro da sala degli interrogatori e, al contrario, quella di rendere protagonista il pubblico in questo My Arm, evitando di immergere nel buio gli spettatori che, illuminati con gli stessi fari degli interpreti, si sentono continuamente messi in discussione.

Genialità di una compagnia che abbiamo visto e speriamo di rivedere presto sui palcoscenici milanesi.

Lo spettacolo continua:
PiM OFF
via Selvanesco 75 (angolo via dei Missaglia) – Milano
domenica 3 aprile, ore 21.00

My Arm
di Tim Crouch
traduzione Luca Scarlini
regia Fabrizio Arcuri
con Matteo Angius ed Emiliano Duncan Barbieri
video Lorenzo Letizia
cura degli ambienti Diego Labonia
produzione Accademia degli Artefatti 2007 et al.
sabato 9 aprile e domenica 10 aprile, ore 21.00

A partire da Brecht: una riflessione sulla nostalgia (tra cui Orazi e Curiazi)
da Bertolt Brecht
regia Fabrizio Arcuri
produzione Accademia degli Artefatti 2011/Drodesera-Fiesfactory collaborazioni alla produzione Santarcangelo Dei Teatri 2011, Teatro Di Roma, PiM OFF (Milano)

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