N.N.

N.N.N.N. nomen nescio, figli di nessuno. Un incontro generazionale tra chi il proprio passato l’ha rinnegato e chi lo cerca per costruirsi un futuro.

Padri e figli: rapporti taciuti, gesti nascosti, parole pesate, affetto velato. Un incontro surreale: un figlio – Claudio – incontra il proprio padre – Saturno – solo dopo la sua morte; è in quel momento che il padre si accorge di non essersi mai aperto né raccontato e forse nemmeno mai presentato. Saturno, figlio a sua volta, ma di un’epoca, il ‘68, fatta di ideali, lotte, conquiste, si chiede a cosa siano servite se la libertà e l’amore che si perseguivano non si è riusciti a trasmetterli ai propri figlio.

In un susseguirsi di dialoghi impossibili – che quasi sconfinano nel teatro dell’assurdo – si vedono due persone rincorrersi, sfiorarsi senza mai toccarsi. E non si parla di abbracci o di pacche sulle spalle – anche se a volte basterebbero quelli – si tratta di un toccarsi in profondità, da dentro. Un incontro di idee, uno scambio di amore, un conoscersi davvero. Domande che non trovano risposte, risposte che giungono quando ormai è troppo tardi, attese che si arrendono poco prima dell’arrivo sperato. Questo è il rapporto Saturno-Claudio, questo è il rapporto Padre-Figlio o, spesso, Padri-Figli. N.N. si rivela come una macrofotografia, che evidenzia il particolare di un problema che è invece più ampio.

Sulla scena, una vecchia auto, delle foglie secche e due uomini, nulla più. Eppure basta per trasmettere la sensazione di un rapporto ormai morto – come il fogliame per terra – e di due realtà che non si incontrano: Claudio chiuso per gran parte dello spettacolo dentro l’auto, mentre Saturno resta sul palco – come fossero in due mondi separati che non si imbatteranno mai l’uno nell’altro. I finestrini, come filtri, posti in mezzo a un rapporto che fatica a consolidarsi o addirittura a nascere. Eppure c’è quel legame di sangue che ribolle, che urla soffocato dal fondo dell’anima e che fa gridare a Claudio: «Non te ne andare via adesso. Dovresti rimanere, anche se non vuoi dire niente». Ma Saturno ha per suo figlio solo parole soffocate, racconti mai detti, frasi strozzate, eppure avrebbe moltissimo da contare di quella vita piena di sogni e di speranze. Elenchi infiniti di fatti, luoghi, persone. Quegli occhi hanno visto così tanto e quel cuore dentro al petto ha esultato, si è emozionato, ha vissuto, ha avuto paura. Perché la paura è la chiave dello spettacolo. È lei che viene a galla e che blocca i rapporti. Quella convinzione di non saper essere un padre, la paura di dover badare a qualcuno lasciandogli un mondo dove è difficile vivere.

Meglio allora scappare, meglio addirittura morire perché le aspettative sono troppo alte e un figlio è un po’ lo specchio di noi stessi e spesso preferiamo voltare le spalle e non guardarci in faccia.

Lo spettacolo continua:
Teatro i

via Gaudenzio Ferrari, 11 – Milano
fino a domenica 7 Novembre
orario spettacoli: ore 21.00

N.N.
di Francesca Garolla
regia Renzo Martinelli
con Marco Cacciola e Cristiano Nocera
scene e luci Renzo Martinelli
suono e video Fabio Cinicola
tecnico Luca Bersezio
consulenza drammaturgica Camilla Tagliabue

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