Otto stanze, otto storie, una meta

Il primo sguardo di Persinsala su Romaeuropa si è soffermato sulla compagnia Rimini Protokoll con uno spettacolo su cosa resta di noi dopo la vita

Lo spettatore che desidera entrare a teatro e guardare lo spettacolo non dovrebbe scegliere di vedere Nachlass Piecès sans personnes, uno spettacolo-installazione dove la storia si fa sul campo attraverso l’interazione anarchica e continua tra individuo e scena.

Con stupore, lo spettatore è chiamato a entrare in una stanza buia che, come un corridoio spazio-temporale, conduce alla radice del tempo di otto storie. Tutte diverse, molto uguali. Tutte segnate dalla parola fine.
Se lo spazio scenico è la stanza, che ogni artista ha adibito motu proprio per raccontare se stesso, il tempo è un orologio digitale appeso sulle porte di ingresso, quel tanto che basta per attraversare una vita.
Disorientati e un po’ sorpresi, scegliamo la prima affidandoci al caso. Una luce sterile e innaturale ci avvolge, la stanza è vuota, solo schermi in cerchio e cuffie. Questa stanza inaugura per noi il viaggio nella mente, quello della scoperta del cervello non solo come organo biologico, ma anche sede delle emozioni. Passiamo alla seconda, dove una voce fuoricampo invita a osservare fotografie di dimensioni e forma differente. È la sua «eredità» e intende condividerla con noi, è una storia senza volto, dove i volti sono quelli degli altri, ripresi da un obiettivo sincero.
Ci spostiamo nello studio di due coniugi tedeschi, la nostra terza scelta, un luogo dove il libero arbitrio si esprime alla massima potenza, sostenendo il diritto alla vita e, di conseguenza, alla morte.
Nella quarta stanza una tuta alare e un video messaggio ci accolgono: la storia è quella di un volo e della sua precarietà. Ma il sentimento di fine diventa concreto nella quinta: ci accomodiamo nel salotto di un uomo turco, che sceglie per sé i simboli e rituali per la propria morte, facendole assumere i connotati di un viaggio a ritroso di ritorno a casa.
La sesta stanza è un palcoscenico in miniatura, dove la vita di una casalinga trova finalmente il luogo per esibirsi, intonando a voce alta le note di una vita vissuta non nel corpo ma solo nell’anima.
E la vita si raccoglie e colleziona in mucchi di scatole proveniente dal mondo nella settima stanza, dove assume le fattezze di un viaggio – questa volta – di ricerca e senza arrivo. L’ultima stanza ci porta in un motel, in essa mosche finte e videocassette si nascondono in cassetti dei comodini, tra le intercapedini, negli spazi stretti come messaggi per il futuro per chi rimane.
Se arrivati a questo punto, non vi è ancora chiara la trama che tiene insieme queste storie, non demordete. Nachlass Piecès sans personnes vuole essere una domanda aperta al suo spettatore, una riflessione tra il materiale e l’immateriale, per indagare cosa voglia dire «eredità» oggi.

Lo spettacolo è andato in scena presso all’interno del Romaeuropa Festival
Teatro India
Lungotevere Vittorio Gassman, 1, 00146 Roma
21 – 23 settembre
ore 16.30-18.00-19.30-21.00

Nachlass Piecès sans personnes
di Rimini Protokoll
video Bruno Deville
drammaturgia Katja Hagedorn
suono Frédéric Morier
assistenti alla creazione Magali Tosato, Déborah Helle (stagista)
assistenti alle scene Clio Van Aerde, Marine Brosse (stagista)
ideazione tecnica, Costruzione Théâtre de Vidy, Losanna
produzione Théâtre de Vidy, Losanna

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