Il corpo nero, la parola bianca

Al Corviale Buskers Festival il decennale collettivo Etérnit descrive il razzismo dell’Italia di oggi con una metafora scenica forse non del tutto compiuta ma visivamente potente

Né l’importanza dell’argomento trattato né l’oggettiva forza scenica del protagonista bastano a formare, da sole, una drammaturgia. Uno spettacolo teatrale non deve essere formato dalla giustapposizione di un testo e di una scena, bensì dalla loro fusione. Questo è quello che parzialmente manca a Negri – Spettacolo per bianchi, performance che, dopo un breve inserto video iniziale, vede come protagonista assoluto sul palco Ebrima, un ragazzo migrante realmente proveniente da un centro di accoglienza.

Con il volto inizialmente coperto di pittura bianca, Ebrima lentamente si sveste, fino a restare a torso nudo; intanto la sua voce preregistrata legge una lunga serie di commenti ed esternazioni trovati su Internet per la maggior parte avversi ai migranti, chiamati per antonomasia «un’i chist’», come da dialetto campano. Bisogna premettere che quella di Negri vista al Teatro San Raffaele di Corviale non è la versione completa dello spettacolo: Negri è di fatto una performance abbastanza malleabile, la cui durata muta a seconda del contesto e della location, tuttavia se viene condensata in questo modo l’esibizione non può che risultare un po’ monca.

Il lavoro filologico svolto a partire dalla fonte dei commenti social, per quanto non originalissimo, è un interessante e angosciante specchio dell’Italia dei nostri giorni, dei suoi piccoli rancori e dei suoi grandi pregiudizi; tuttavia, potrebbe risultare ambiguo mettere in scena semplicemente un ragazzo nero di fatto muto che si toglie la maglietta.

Le intenzioni della performance sono chiarissime, del tutto dichiarate, ma nell’estrema semplicità dell’unico vero gesto che si vede sulla scena si potrebbe riscontrare una mancanza di approfondimento del tema. Per quello che si è visto nella messa in scena nel contesto del Corviale Buskers Festival, Ebrima può essere visto non tanto come Ebrima, ma come un semplice corpo nero intercambiabile e spersonalizzato e resta forte il dubbio su come si concluda Negri nella sua forma completa.

La scelta di spersonalizzare il protagonista risulta però più chiara alla luce del testo da cui la performance si dichiara liberamente ispirata, vale a dire I negri del controverso drammaturgo francese Jean Genet, datata 1958, descritta dal suo autore come una «commedia scritta da un bianco… destinata a un pubblico di bianchi». Negri riprende del testo di Genet la situazione iniziale – un gruppo di neri travestiti da bianchi inscena un farsesco processo contro uno di loro – più in piccolo, con il protagonista nero accusato dalla sua stessa voce. E per quanto il gesto scenico in sé, tornano in mente le parole dell’attivista e scrittrice afrodiscendente Alesa Herero, nata e vissuta a lungo a Roma prima di spostarsi a Lisbona: «La bianchezza non si auto-nomina mai, ma nomina e definisce sempre e comunque ciò che è al di fuori di lei, appropriandosene… E gli europei, non comprendendo, in alcuni casi hanno distrutto [alcuni elementi della cultura nera come l’hip hop] prima per appropriarsene e stravolgerli in un secondo momento».

Rispetto ad altri spettacoli contemporanei che si relazionano con il tema del post-colonialismo e con la figura del migrante da un’ottica dall’alto del tutto distaccata, Negri si inserisce a latere di un gruppo di spettacoli ideati da bianchi – penso innanzitutto alla Rivolta della dignità di Rau andata in scena al Teatro Argentina lo scorso, ma anche al Vangelo di Delbono – che cercano di dare voce direttamente agli uomini e alle donne coinvolti in questo esodo di massa di cui noi europei siamo testimoni. Sarebbe certo ancora più interessante vedere uno spettacolo ideato e inscenato direttamente dai cosiddetti «clandestini», senza la guida di un mediatore culturale che più o meno direttamente scelga la direzione e il messaggio dello spettacolo, uno spettacolo – o un libro, o un documentario – che possa mostrare teatralmente senza filtri la loro idea e la loro storia personale e collettiva.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro San Raffaele
via di San Raffaele 6, Roma
7 dicembre

Negri – Spettacolo per bianchi
di Luigi Morra
con Ebrima Badjie, Alessandra Masi
progetto video e luci di Domenico Catano
una produzione Etérnit in collaborazione con Lunarte

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