A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?

teatro-cooperativa-milanoIn scena al Teatro della Cooperativa Nel nome del padre, lo spettacolo tratto dall’omonimo libro che ricostruisce il delitto di Pippo Fava e l’opera di chi cercò di screditarne l’attività giornalistica.

Il racconto non è una biografia, ma la precisa ricostruzione del tentativo di alterare la condotta della vittima e (ri)portare il delitto fuori dai “binari” mafiosi, con riletture poco plausibili e disonorevoli, per chi la mafia aveva cercato di combatterla durante per tutta la vita. In Nel nome del padre, spettacolo tratto dall’omonimo libro e in scena per la prima volta a Milano al Teatro della Cooperativa, Roberto Citran veste i panni di Claudio Fava, attuale deputato sotto la bandiera di Sinistra Ecologia e Libertà, ma soprattutto figlio di Pippo Fava, freddato con cinque “polpette” la notte del 5 gennaio 1984, a Catania. Fu il secondo intellettuale militante, dopo Peppino Impastato, a essere ucciso dalla mafia. Pagò per aver raccontato le collusioni tra i criminali siciliani e i colletti bianchi del capoluogo etneo. «La mafia non fa paura per gli scippi, le rapine e le aggressioni in strada. La mafia è un pericolo perché occupa i posti di potere: siede in Parlamento, a volte nei ministeri, macina guadagni uguali, se non superiori, a quelli dello Stato», era solito ripetere.

Ma se nel caso di Impastato non ci furono quasi mai dubbi sul coinvolgimento della criminalità organizzata, dopo l’omicidio di Fava tutti s’affrettarono a smentire il ruolo della mano mafiosa. Si scavò in un privato artefatto: i debiti di gioco, la pista passionale, la presunta pedofilia. Chi doveva indagare sviava, chi aveva il dovere di raccontare preferiva lasciarsi guidare lungo queste strade prive di approdo. Politica, magistratura e stampa unite sotto l’egida della menzogna. Non c’era nulla di vero, se nel 1998 si arrivò alla condanna del boss Nitto Santapaola (mandante) e di quattro mani esecutrici. Passarono 14 anni, ma tutto divenne chiaro: nel nome della giustizia.

In Nel nome del padre, Claudio Fava – interpretato da Citran, unico protagonista del monologo – ripercorre tutto ciò che accadde a partire dal giorno dopo l’omicidio. Depistaggi, mancati approfondimenti, ricostruzioni monche. Lo fa con lucidità estrema, senza rancore e voglia di rivalsa, con l’obiettivo di mettere nell’angolo l’oblio confacente all’attività criminale.

«Perché la mafia non soltanto ammazza, ma si accanisce sulla memoria e la logora a piccole dosi». Quasi come se la vera crudeltà non fosse sparare, ma fare in modo che di un delitto non si parli più dopo appena pochi giorni.

Lo spettacolo va in scena
Teatro della Cooperativa
via Hermada, 8 – Milano
dal 29 ottobre al 3 novembre 2013

PRIMA MILANESE
produzione Fondazione Atlantide Teatro Stabile di Verona – Gat
Nel nome del padre
di Claudio Fava
con Roberto Citran
regia Ninni Bruschetta
scene Antonio Panzuto

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