L’arte al potere

Villa Celimontana interrompe la sua abituale programmazione estiva, prevalentemente musicale, per offrire ai suoi visitatori un interessante spettacolo teatrale: Nero. Nerone, 12 ottobre 64 d.C.

Accompagnati dall’esecuzione di musiche composte ed eseguite dal vivo dallo stesso Maestro Riccardo Biseo, si sono esibiti – in un’intensa lettura scenica – Amanda Sandrelli, nel ruolo di Agrippina, la madre di Nerone, Davide Nebbia nei panni di Nerone, Oriana Mirruzzo in quelli di Poppea e, infine, Lorenzo Gioielli ha dato voce al personaggio dello schiavo cristiano Flavio – Gioielli è inoltre il regista e autore del testo teatrale.

Poche e semplici luci, nessun costume né scenografia: il potere di una lettura scenica è tutto affidato all’immersione degli spettatori nel paesaggio immaginario dipinto dalle voci degli attori. È una questione di atmosfera – quando la rappresentazione inizia, il silenzio si fa più intenso del “religioso” che precede e si perpetua negli spettacoli. Non è solamente una forma di rispetto, ma anche e soprattutto una condizione di fruizione, di per sé necessaria.

Le voci, ora sibilate, ora urlate, ora pacate e ferme finiscono con l’avvolgere tutta la platea e creano una sorta di piccola area dove il tempo della serata si sospende e permette a quello della rappresentazione di dipanarsi, di distendersi tra gli spettatori e di legarli con la storia. Le voci, donate a personaggi storicamente esistiti,  permettono a questi di rivivere fedelmente non tanto per una riproposizione pedissequa di frasi realmente profferite, ma quanto, piuttosto, per una complessa vivisezione di quella che è sempre stata una condizione quasi paradigmatica dell’uomo: il contrasto tra le ambizioni e i desideri, da un lato, e quanto effettivamente fatto, dall’altro, perché tali obiettivi potessero essere raggiunti. Voci, quelle di Nero. Nerone, 12 ottobre 64 d.C., che parlano di grandi piani e di altrettanto grandi speranze, ma che si confrontano con una realtà che le rende bestiali: coerenti con se stesse ma completamente disgiunte da qualsivoglia dimensione sociale.

Frasi taglienti, fredde ma di una freddezza imposta, macchinosa, innaturale, quelle di Agrippina, la quale male concilia il suo essere madre con la brama di potere. O, ancora, quelle di Nerone, caldo e appassionato difensore dell’arte e della bellezza, ma anche spietato e bugiardo matricida, egoista e vanitoso, alla ricerca della gloria personale per la quale è disposto anche a mentire a se stesso senza la minima fatica.

I fantasmi di questi personaggi ondeggiano in un momento storico particolare per Roma, quello dell’incendio che distrusse gran parte dell’Urbe e che permise poi a Nerone di edificare la sua Domus Aurea e di accusare della tragedia la piccola comunità dei cristiani, sebbene detta comunità non gli fosse sconosciuta né indifferente. Il rapporto di scontro/confronto con i cristiani, evidenziato dal personaggio dello schiavo cristiano Flavio (presagio di una nuova romanità, visto il suo nome, contaminata dal messaggio cristiano) rappresenta, dopotutto, il culmine tematico della narrazione. Culmine tematico che coincide anche con l’apice del pathos quando Nerone si esibisce in una delle sue ultime pantomime da imperatore, vagheggiando la possibilità di salvare la vita dell’apostolo Pietro, condannato a morte, qualora fosse sopravvissuto a un gioco mortale che lo vedeva si pone la scelta tra due coppe di vino, una delle quali avvelenata. Non uscendo però mai dalla dimensione ludica della propria figura, Nerone getta a terra entrambe le coppe e non si preoccupa affatto dell’esecuzione del cristiano Pietro – continuando, finché il Senato romano glielo permetterà, a reggere il proprio regno esibizionista.

Forse, però, il punto più interessante – e su cui riflettere a lungo nel testo di Gioielli – sta tutto in un piccolo e dinamico scambio di battute tra Flavio e Nerone, i quali propongono le loro idee di redenzione dell’umanità (incarnata concettualmente nella città di Roma). Il primo promuove, come chiave per questa pulizia morale l’amore; mentre il secondo l’arte, la poesia e la bellezza: e proprio Nerone chiederà a Flavio se queste due soluzioni, a conti fatti, non siano identiche; sebbene il cristiano negherà, la sua risposta non convincerà l’Imperatore e, probabilmente, non convince nemmeno noi. Allora come adesso e, come affermato da Agrippina, la Storia si ripete.

Lo spettacolo è andato in scena:
Villa Celimontana
via Della Navicella – Roma
domenica 10 luglio

Nero. Nerone, 12 ottobre 64 d.C.
di Lorenzo Gioielli
regia di Lorenzo Gioielli
con Lorenzo Gioielli, Amanda Sandrelli, Davide Nebbia e Oriana Mirruzzo
musiche composte ed eseguite dal vivo dal Maestro Riccardo Biseo
regista assistente Virginia Franchi