Una baita di montagna per “un misantropo a tempo determinato”

Mario è uno scrittore molto noto che, dopo aver dato scandalo in diretta tv rifiutando un prestigioso premio, ha scelto di rintanarsi in una isolata baita di montagna, deluso dalla società ipocrita in cui era obbligato a vivere e lavorare. Anna è una giovane reporter, innamorata a tal punto del suo lavoro da escludere ogni possibilità di avere una “vera” storia d’amore. Ronny, il nipote di Mario, è un ragazzo all’apparenza allegro e spensierato, che vive dentro di sé il dramma dell’abbandono affettivo da parte dei suoi genitori, che non sono in grado – per mancanza di volontà o capacità – di entrare veramente in contatto con il proprio figlio. Sono loro i tre personaggi al centro di Nessun luogo è lontano, delicata e ruvida pièce scritta, diretta e mirabilmente interpretata da Giampiero Rappa, in scena al Teatro Parenti.

All’interno della spoglia cucina della baita, che rappresenta in qualche modo la punta più estrema di una condizione di vita interiore oltre la quale risulta impossibile guardare perché troppo doloroso, queste tre solitudini entrano progressivamente in contatto tra loro, all’inizio in maniera superficiale, poi in modo via via più profondo, che li porta a scontrarsi e – finalmente – a capirsi. Scopriamo allora che lo scrittore non è poi il rude misantropo che vuole sembrare, la giovane Anna nasconde la sua inquietudine dietro una professione che la porta a viaggiare in tutto il mondo, permettendole di sfuggire per qualche momento alla tristezza e alla solitudine che, inevitabilmente, finiscono ogni volta per raggiungerla, mentre a Ronny, così dolce e così problematico, tocca compiere un gesto estremo per ristabilire l’ordine naturale delle cose, ricucendo i pezzi degli animi feriti di tutti, compreso il suo.

Le musiche originali scritte da Stefano Bollani scandiscono i tempi di un’opera che mescola con disinvoltura tratti drammatici a digressioni comiche, senza mai banalizzare l’attualità e la serietà di quanto emerge da ogni dialogo. Il lavoro di Rappa tocca infatti, con garbo e misura, tematiche delicate come il bullismo, la mancanza di comunicazione tra le mura domestiche, le difficoltà affrontate da chi non è accettato dal resto del mondo perché in qualche modo diverso, non collimante con i canoni di una tranquillizzante e accettata normalità.

Alice Ferranti e Giuseppe Tantillo, in scena insieme a un ispirato Rappa, offrono interpretazioni intense e oneste di due personaggi “veri”, così puri da sembrare quasi indifesi. Ma sarà proprio la forza inaspettata, nascosta in entrambi, a dar modo a Mario, lo scrittore decaduto, di rompere quel guscio posticcio di isolamento e misantropia in cui si era rinchiuso, per riaffacciarsi alla vita con una nuova consapevolezza e una fiducia rinnovata nel mondo o, almeno, in una parte dell’umanità che lo abita.

Quello che impariamo uscendo dal teatro è che è proprio vero che nessun luogo è lontano: così come nel romanzo di Richard Bach, da cui l’opera prende (solo) il nome, le distanze, anche le più grandi e profonde, possono essere annullate da ogni forma d’amore. E non si tratta di facile retorica.

Lo spettacolo continua:
Teatro Franco Parenti

Via Pier Lombardo, 14 – Milano
fino a domenica 26 marzo
martedì e giovedì ore 20.45 – mercoledì e venerdì ore 19.30 – sabato ore 20.45 – domenica ore 15.15

Nessun luogo è lontano
scritto e diretto da Giampiero Rappa
con Alice Ferranti, Giampiero Rappa, Giuseppe Tantillo
musiche originali Stefano Bollani
scenografia Francesco Ghisu
luci Daria Grispino
costumi Lucia Mariani
voci registrate Alberto Basaluzzo, Alessandra Schiavoni

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