Metamorphosis, Open Studios, Wreck, Bermudas, UN/dress, A. Semu tutti devoti tutti?

Dopo l’edizione goriziana del 2017, quest’anno la piattaforma internazionale della danza ha avuto luogo a Reggio Emilia, in collaborazione con il Festival I Teatri. Ecco il report di venerdì 11 e sabato 12 ottobre.

NID Platform si propone di mettere in contatto artisti e operatori italiani e stranieri al fine di ampliare i contatti e la diffusione della nostra danza contemporanea ma anche di avere visioni e informazioni su quanto sta accadendo nel mondo. Il leitmotiv di questa edizione, intitolata RE-Think Dance, è stato il ripensare la danza. A tale scopo sono stati presentati spettacoli – selezionati tra numerosissimi candidati – incontri e tavole rotonde sulle situazioni in essere all’estero e nel nostro Paese.

Noi ci siamo concentrati principalmente sulla visione di alcuni lavori messi in scena tra venerdì 11 e domenica 13 ottobre, giorno di chiusura della manifestazione. In questo pezzo racconteremo le prime due serate.

Venerdì, riflettori accesi su Metamorphosis di Virgilio Sieni. La nostra avventura alla NID è iniziata, quindi, da una scena bianca e dall’ombra di un cervo, con una visione leggermente offuscata da un pannello trasparente plastificato, utilizzato per creare tale effetto e per disvelare lentamente le figure che avanzavano di fronte ai nostri occhi. Lo spettacolo è ispirato alle Metamorfosi di Ovidio – senza riprenderne, però, la forma narrativa. Come ha affermato il coreografo, la metamorfosi è “a malapena accennata”. La scena è quasi lunare, i danzatori si muovono avanzando dal fondo del palco in avanti superando e giocando con veli bianchi che coprono le figure sullo sfondo. I movimenti e i gesti marionettistici sono quelli inconfondibili di Sieni, che riprendono o che sono ripresi in altri suoi spettacoli. Nel complesso, una performance che non dimostra grande fantasia ma in cui si può ritrovare un certo gusto estetico che, in forme diverse, caratterizzerà – durante la NID Platform – soltanto il lavoro di Roberto Zappalà (di cui scriveremo più oltre).

Sabato 12 ottobre è stata una giornata lunga e ricca di eventi, in cui la curiosità e l’attesa l’hanno fatta da padroni – seppure non sempre con esito positivo.

La mattinata è iniziata con un incontro con il British Council, principale punto di riferimento per le collaborazioni con il Regno Unito. A seguire, una tavola rotonda sulla Danza urbana e gli Open Studios sui quali ci soffermeremo. Gli Open Studios sono studi o, meglio, spezzoni di coreografie non ancora finite, presentati agli operatori e ai giornalisti. Otto work in progress su cui, pur comprendendo la situazione ed essendo clementi per la non finitezza dei lavori, propendiamo per una certa riserva sia riguardo alla forma, sia per quanto concerne i contenuti della ricerca.

Considerando la media, troppi i lavori sono risultati pregni di facilonerie e/o senza contenuti (né tematici né formali) ma, fortunatamente, non sono mancati gli elementi positivi. Una Compagnia sulla quale ci piacerebbe soffermarci è Natiscalzi, che ha proposto due parti di due spettacoli unite da uno stile vagamente tribale in cui, nel primo, Annotazioni per un Faust, si respira l’aria del personaggio leggendario. Passato e presente si uniscono, così come memorie e rimandi simbolici, nella vicenda di una ragazza emiliana, di origine calabrese, che è internata in manicomio. Si raccontano la sua anima, il suo disorientamento, il suo dolore che, in parte, potrebbe essere comune a noi tutti.

Dall’intento ironico e decisamente più leggero è Punk. Kill me please di Francesca Foscarini. Una coreografia da cui traspare la fascinazione per l’estetica e l’essenza del punk, intrisa da sottolineature di ribellione femminile portate in scena dal duo delle danzatrici. Interessante anche il progetto degli Zerogrammi, almeno a livello ideativo, ossia per come è stato presentato in un video sui retroscena del lavoro Elegìa (o delle cose perdute), firmato da Stefano Mazzotta. Un lavoro ibrido nelle tecniche e nella resa, di ispirazione letteraria, in cui si assapora il passato immerso nel presente, il confine tra l’antico e il moderno, con un uso magistrale del video e della fotografia, che seguono i movimenti di danzatori e acrobati. L’insieme pare uno spunto per interrogarsi sul senso dell’esilio, fisico e/o psichico. E infine, la C&C Company ha presentato una performance ideata da Carlo Massari, intitolata Les Misérables. Sicuramente è un lavoro strutturato, in cui capacità tecniche ed estetiche sono ben presenti, e apprezziamo l’intenzione ironica, sempre positiva e salutare. Teniamo conto che far ridere o sorridere non è impresa facile e, quindi, sorvoleremo su scelte opinabili – almeno dal punto di vista della sottoscritta. Massari potrebbe trovare un modo per trattare i temi affrontati in modo un po’ più approfondito con slogan meno ovvi, all’altezza del formidabile ecclettismo tecnico e professionale (non scontato anche se dovrebbe esserlo) suo e dei danzatori/artisti.

Spettacolo compiuto è quello di Pietro Marullo, Wreck – list of extinct species. Il coreografo sembra prefiggersi di andare contro il movimento dei corpi e a favore di quello degli oggetti sul palco. Idea interessante ma che, purtroppo, conduce a un vicolo cieco. Un’ora e mezza di spettacolo in cui un enorme cuscino nero copre e scopre figure nude di danzatori fermi in pose plastiche, con rimandi alla classicità. Un’immagine che, di per sé, è affascinante ma che ha poca comunicatività, anche solo a livello estetico. Musica e luci stabili in cui l’unico movimento è dato da questo enorme cuscino che, a un certo punto, sovrasta gli spettatori per qualche istante.

Gli MK hanno presentato Bermudas. Spettacolo completamente opposto a quello sopra descritto. Colori, movimento, vortici e spirali sono i protagonisti della coreografia di Michele Di Stefano, in cui la ripetitività è resa gradevole dai colori, dai movimenti, dalle differenze di toni che, a tratti, risvegliano gli animi.

Spettacolo datato, ma rinnovato per il site-specific nel Chiostro di San Domenico, è quello firmato dalla coreografa Masako Matsushita della Compagnia Nanou. UN/dress è una performance in cui il corpo è messo a confronto con i tessuti e lo spazio attraverso il semplice gesto del vestirsi e dello svestirsi. Uno spettacolo breve dove si utilizza il corpo, nudo o abbigliato, in modo funzionale, senza trascurare il gusto estetico e i giusti ritmi.
La serata di sabato, come accaduto il venerdì, ha visto protagonisti uno tra i coreografi e una tra le Compagnie più affermati in Italia, ossia Zappalà Danza. In scena uno spettacolo ideato dieci anni fa e che, tuttora, presenta sul palco tutta l’energia, la forza e la vitalità, unite alla necessità di denuncia, tipiche di una performance degna di questo nome. In A. Semu tutti devoti tutti? sacro e profano, fondamentalismi e violenze, credi autentici e fasulli sono i temi portanti, e attuali, messi in scena con maestria in modo da raggiungere l’obiettivo cardine di un’opera d’arte: tenere lo spettatore attento, con l’occhio compiaciuto, l’animo cosciente, la mente pensante e viaggiante.

Gli spettacoli sono andati in scena nell’ambito della NID Platform 2019:
Reggio Emilia, varie location

venerdì 11 ottobre, ore 22.00
Teatro Municipale Valli
Metamorphosis
di Virgilio Sieni
Centro nazionale di produzione Virgilio Sieni

sabato 12 ottobre
Fonderia 
Open studios:
Punk. Kill me please
di Francesca Foscarini
Van

Les misérables
di Carlo Massari
C&C Company

Elegìa (o delle cose perdute)
di Stefano Mazzotta
Zerogrammi

Annotazioni per un Faust/Evocazioni
di Tommaso Monza e Claudia Rossi
Natiscalzi DT

Spettacoli:
ore 16.30
Teatro Cavallerizza
Wreck – list of extinct species
di Pietro Marullo
Chiasma

ore 18.00
Teatro Ariosto
Bermudas
di Michele Di Stefano
MK

ore 19.20
Chiostro di San Domenico
UN/dress – site specific version
di Masako Matsushita
Nanou  Associazione culturale

ore 21.30
Teatro Municipale Valli
A. Semu tutti devoti tutti?
di Roberto Zappalà
Scenario Pubblico/Compagnia Zappalà Danza

Ph: Andrea Macchia

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