Per una lira

Al Piccolo Eliseo di Roma è di scena il dramma cinico di una famiglia piccola piccola. Crescenza Guarnieri conferma le sue qualità di attrice poliedrica in Niente, più niente al mondo, tratto dall’omonimo libro di Massimo Carlotto.

Nel 2004 Massimo Carlotto pubblica Niente, più niente al mondo: il romanzo è ambientato nella Torino dell’ultima classe operaia, quella composta da giovani coppie che lasciano il sud Italia con in tasca il sogno di poter migliorare le proprie condizioni di vita. Dal romanzo è stato tratto il monologo teatrale che è approdato al Piccolo Eliseo di Roma nella versione guidata dalla regia di Nicola Pistoia e interpretata da Crescenza Guarnieri.
La scena è scarna, composta dai pochi elementi di una sala da pranzo senza pretese. Ad attendere gli spettatori una donna sola, che costruisce tutto il suo monologo rivolgendosi a una figlia – che non vedremo o sentiremo mai in scena – e alla sua bottiglia di vermouth.
Il personaggio interpretato da Crescenza Guarnieri vive quella che, ancora ai nostri giorni, è una situazione molto comune alle famiglia italiane: un lavoro umile, un marito operaio che da poco ha perso il lavoro, una figlia poco più che maggiorenne – ostinatamente chiamata «la mia bambina» – che si arrangia con lavoretti da poco, nell’attesa e nella speranza, più della madre che della figlia, di trovare il buon partito con cui sistemarsi. Tutto ruota attorno alla grande assenza del dio Denaro e al sogno infranto di avere una vita da signora. Ma l’ironia cinica di cui è pervasa la protagonista evita qualsiasi pericolo di scadere nel pietismo e, anzi, si ride. Anche se è un riso amaro, dettato dall’attualità della situazione vissuta in scena, causato dalla presa di coscienza dei pochi e bassi riferimenti culturali di cui si nutre oggi il nostro paese, ovvero una certa televisione populista che sciorina come modelli di vita di successo tronisti e corteggiatrici, veline e letterine.
Il sogno infranto della donna di poter elevare la sua condizione di vita viene ripetutamente richiamato dalla frase «niente, più niente al mondo» della canzone di Gino Paoli, Il cielo in una stanza, colonna sonora del suo matrimonio. Un matrimonio che, per quelle che erano le aspettative della donna, si può dire fallito. Ed è sulla sua bambina che riversa tutte le sue frustrazioni e aspettative disattese, sperando in un futuro per lei più luminoso. Ma il rapporto con la figlia è conflittuale e tormentato: da una parte una madre che, nel suo tentativo di darle il meglio, rimane ottusa e bigotta, oltre che sorda e cieca nei confronti dei suoi più intimi desideri e bisogni; dall’altra una giovane ragazza che per la propria vita ha ben altri piani rispetto alle «stupidaggini» della televisione osannate dalla madre. Il monologo prepara lo spettatore a una conclusione che non giunge poi così inaspettata – che qui non sveleremo – ma che rende tutta la pesantezza della situazione di immobilità vissuta da una donna fondamentalmente piena di frustrazioni.
A distanza di più di dieci anni dalla sua pubblicazione, il romanzo di Carlotto, nel suo adattamento teatrale, rimane brutalmente attuale e l’immobilità in cui è rimasta incastrata la protagonista è lo specchio dell’immobilità di una società che continua ad arrancare inebetita.

Lo spettacolo è andato in scena
Piccolo Eliseo
Via Nazionale, 183 – Roma
dal 2 al 13 dicembre
orari: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00; mercoledì 2 dicembre ore 20.00; mercoledì e domenica ore 16.00

Casanova Teatro in collaborazione con Razmataz presentano
Niente, più niente al mondo
di Massimo Carlotto
adattamento e regia Nicola Pistoia
con Crescenza Guarnieri
scena Francesco Montanaro
luci Marco Laudando
aiuto regia Cristina Baldassarri
datore luci Francesco Barbera
fotografie di scena Barbara Ledda
ufficio stampa Le Staffette

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