Giovani promesse ad alta tensione

museo-bagatti-valsecchiAl Museo Bagatti Valsecchi gli allievi diplomandi del corso “Barrault” della Scuola del Piccolo Teatro mettono in scena Nodo alla gola, celebre film di Hitchcock risceneggiato per l’occasione dagli interpreti stessi, sotto l’attenta supervisione di Laura Pasetti.

Se si scorre la programmazione milanese del giovedì sera, ci si imbatte senz’altro in un’offerta ricca e molto varia: prosa, musica sinfonica e balletto si intrecciano nelle sale più o meno importanti della città. Ma se si guarda attentamente alla ricerca di qualcosa di davvero particolare, non si può rimanere indifferenti ad un’iniziativa davvero singolare che si rivelerà assolutamente vincente: il meraviglioso Museo Bagatti Valsecchi, nel cuore di Milano, offre con un unico biglietto d’ingresso la possibilità di visitare le sue meravigliose sale e di assistere ad uno spettacolo teatrale nel suggestivo Salone di via del Gesù. Dopo il felice incontro della scorsa stagione tra il Museo e gli allievi della Scuola del Piccolo Teatro con l’Eugenio Onegin di Puškin, quest’anno la collaborazione si rinnova con Nodo alla gola, pièce tratta dall’omonimo film di Alfred Hitchcock.
Quando si assiste ad una trasposizione dal cinema al teatro si tende sempre ad essere un po’ prevenuti e un po’ scettici riguardo la resa dello spettacolo, soprattutto se si tratta di una storia ad altissima tensione come questa. Lo spazio è limitato e non è nemmeno uno spazio teatrale in senso stretto – quindi ancora più difficile da organizzare; gli oggetti di scena a ben vedere non sono numerosi, ma piuttosto ingombranti – un pianoforte, una cassapanca di legno, un pouff doppio e alcune ampie sedie – quindi i movimenti degli attori dovranno essere non solo misurati e limitati, ma anche estremamente precisi, data la vicinanza del pubblico all’area di azione. Insomma: una bella sfida, se si considera anche la volontà di cominciare lo spettacolo all’esterno del Salone, mentre il pubblico – numerosissimo – non si è ancora accomodato e cerca di sistemarsi in corridoio tra la preoccupazione di non occupare troppo spazio agli attori e – nello stesso tempo – quella di non toccare le preziosissime armature del Museo con borse e cappotti. All’improvviso però l’incedere deciso di David Meden e Daniele Molino – entrambi nel ruolo di Rupert Cadell – cattura l’attenzione e, con una soluzione scenica davvero illuminante, la meravigliosa scala d’entrata del Museo non solo diventa il set del prologo dell’intero spettacolo – ovvero l’ultima apparizione di David Kentley da vivo, interpretato da Nicolò Parodi – ma si trasforma in una vera e propria passerella in cui i giovani attori vengono presentati al pubblico, che in questo modo può già cominciare a tenere a mente ruoli e interpreti.
Una volta accomodati, gli spettatori senza nemmeno rendersene conto si trovano già immersi in questa storia losca e piena di suspense che scorre via liscia e senza sbavature per l’intera ora e mezza di durata dello spettacolo.
L’inizio è quasi timido – si percepisce una certa cautela, forse per la distanza davvero ravvicinata con il pubblico, eccezion fatta per il Philip Morgan di Andrea Preti praticamente perfetto dalla prima all’ultima apparizione. Dopo pochi minuti fortunatamente la temperatura sale e così anche la Jenet Walker di Letizia Bravi e il Brandon Shaw di Gilberto Giuliani assumono un profilo assolutamente personale e accattivante.
Il livello della tensione è sempre alto e raramente il ritmo serratissimo cede un po’; anche se gli attori sono giovanissimi e senza quel bagaglio d’esperienza necessario per affrontare con disinvoltura una prova difficile come questa, traspare senza dubbio un grande lavoro sul testo e sul personaggio, coordinato in modo straordinariamente efficacie da Laura Pasetti. Certo, un aiuto consistente arriva dai bellissimi costumi curati da Roberta Mangano e Alice Agrimonti – attente ad ogni minimo dettaglio e che con infinita eleganza e buon gusto ci immergono nella New York del Jazz – e dal Salone stesso che con i suoi colori e i suoi arredi riempie la storia meglio di qualsiasi altra scenografia possibile ed è di sicuro stimolo per gli interpreti – tra i quali sicuramente traggono grande vantaggio le ottime Mrs. Atwater di Roberta Rigano e Mrs. Wilson di Francesca Tripaldi, e un Domenico Florio in gran forma che senza aver bisogno di espedienti di trucco riesce a rendere Mr. Kentley un maturo signore con il gusto per i libri antichi e un umorismo segnato dall’esperienza della vita.
Obbligata ma pericolosa la scelta – per ovvie necessità di numero – di sdoppiare i ruoli di Brandon Shaw (Gilberto Giuliani/Simone Marconi), Philip Morgan (Andrea Preti/Livio Remuzzi) e Rupert Cadell (David Meden/Daniele Molino), i tre perni attorno a cui ruota tutto lo spettacolo: senza dubbio ogni attore ha un’interpretazione assolutamente curata, seppur visibilmente piegata alle proprie capacità e personalità; ma a volte per lo spettatore non è chiaro se le differenze apportate tra la prima e la seconda parte appartengano ad un’evoluzione – o regressione – del personaggio, o meno. Se così fosse, sarebbe bello che queste diventassero ancora più evidenti – il che implicherebbe un atto di grande coraggio, ma di sicuro effetto. In caso contrario, allora si dovrebbe lavorare di più sulla continuità del personaggio. Ma queste sono davvero sottigliezze, perché – se queste sono le premesse – dall’anno prossimo il teatro italiano avrà nuovi validissimi attori.

Lo spettacolo è andato in scena:
Museo Bagatti Valsecchi
via Gesù 5 – Milano
giovedì 14 novembre 2013 – ore 20
Nodo alla gola
da Alfred Hitchcock
a cura di Laura Pasetti
con Letizia Bravi, Lorenzo Demaria, Domenico Florio, Gilberto Giuliani, Simone Marconi, David Meden, Daniele Molino, Nicolò Preti, Livio Remuzzi, Roberta Rigano, Francesca Tripaldi
direzione di scena Giuseppe Bettuelli
elementi di costume Roberta Mangano e Alice Agrimonti
assistente Beatrice Sabaini

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