Al Teatro Verga uno spettacolo che dimostra quanto sia vero il vecchio monito che il delitto perfetto non esiste.

L’omicidio è affare per pochi. Sono una piccola minoranza di intellettuali è in grado di realizzare questa sublime arte, pari alla letteratura, alla poesia, alla musica. Questa la teoria di Brandon, studente che, insieme al partner Granillo, decide di mettere in atto un assassinio totalmente gratuito. Il testo teatrale di Patrick Hamilton è intrigante e avvincente, affronta temi che fanno rabbrividire la società – che infatti condannerà il gesto, come fa il vecchio professore dei due ragazzi, invitato a presiedere a un cocktail party allestito sulla cassapanca nella quale è rinchiuso il cadavere.

Non a caso il maestro del thriller, Alfred Hitchcock – assurto agli onori della critica grazie alla Nouvelle Vague – per rispettare tempi e ritmi, gira il film tratto dalla pièce – Rope, 1948 – in un’unica sequenza. L’opera, infatti, è perfetta per essere rappresentata a teatro, rispetta le unità di tempo, luogo e azione e, anche senza l’aiuto di una videocamera che guidi lo sguardo dello spettatore, il medesimo rimane inchiodato alla sedia dall’inizio alla fine.

Purtroppo lo spettacolo al Teatro Verga non è all’altezza delle premesse. La messinscena della compagnia Khorakhané ha alcune buone qualità, però presentarlo come Nodo alla gola di Alfred Hitchcock e poi scrivere “testo teatrale di Patrick Hamilton”, prepara lo spettatore a un confronto impietoso. Intanto le modifiche nel racconto: il morto, David, non è atteso anche lui al cocktail organizzato dagli assassini. Questo elemento, che nel film dà luogo a una serie di battute di spirito e a una crescita della suspense, nello spettacolo manca totalmente. I rapporti tra i personaggi sono diversi: nello spettacolo non si conoscono tra loro e l’unico ad avere una qualche relazione con David è il padre. Lo spettatore, quindi, si chiede come mai la coppia di assassini abbia invitato questo gruppo così eterogeneo di persone, dato che l’unico scopo della riunione è di consegnare dei vecchi libri al padre di David.

Il ruolo della ragazza, Leila, è insignificante e il suo comportamento con Raglan, amico dei due ragazzi, porta lo spettatore a interrogarsi sulla natura dei loro rapporti. A prima vista sembrano attratti l’uno dall’altra – così pare far intendere la regista – ma poi lei, pur avendolo conosciuto quella sera stessa, inizia a trattarlo in modo scortese e scocciato – come fosse un vecchio amico un po’ stupido – anche se, nel finale, tra ammiccamenti e risatine, li vediamo andare via insieme.

La scenografia è apprezzabile, penalizzata purtroppo dal palcoscenico troppo piccolo che suscita una sensazione di affollamento. I tre protagonisti, Gianluca Iacono, Enzo Giraldo e Federico Passi tengono bene la scena e il dialogo finale, in cui gli assassini stanno per essere scoperti, è carico di tensione fino al momento in cui il professore, rinvenuto il cadavere, con una pistola esplode dei colpi per richiamare gente dalla strada. Purtroppo, un inconveniente tecnico – il fatto che l’attore spari diverse volte, ma si senta, in ritardo peraltro, solo il rumore dell’ultima esplosione – rompe la suspense e delude proprio nella scena clou.

Lo spettacolo continua:
Teatro Verga
Via Giovanni Verga 5, Milano
fino a domeica 24 gennaio, ore 21.00 – riposo lunedì 18 e martedì 19

Nodo alla gola
di Alfred Hitchcock
testo teatrale di Patrick Hamilton
compagnia Khorakhané
regia di Aglaia Zannetti
con: Gianluca Iacono, Enzo Giraldo, Federico Passi, Aglaia Zannetti, Gianni Lamanna, Mirton Vaiani, Andrea Abbatista.

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