C’è caso e caso

tertulliano-teatro-milanoDestino, ironia, allucinazione e sofferenza: parte da questi “indizi” l’indagine di Noir, una storia sbagliata. L’inchiesta, sotto i riflettori del Tertulliano, è surreale e inaspettata. Per risolvere il caso, infatti, bisogna imparare a guardarsi, prima, attorno e, poi, dentro.

Un detective insicuro, malinconico e fatalista. Una dentiera, una ragazza bionda e una bottiglia di whisky. Comincia così questo spettacolo che, sin dall’inizio, si diverte a sovvertire i luoghi comuni. Il protagonista è un antieroe per eccellenza: ha una tormentata passione per l’alcool, un debole per le donne e tende a diffidare delle sue intuizioni. Il mistero, che aleggia sulla scena, diverte il pubblico più che spaventarlo. A pensarci bene, anche la scelta di raccontare l’intricata trama di un noir con un monologo è bizzarra, curiosa e decisamente inusuale: come introdurre tutti gli elementi necessari allo svolgersi della vicenda se c’è un solo attore sul palco? È nell’abilità di trovare soluzioni, sceniche e narrative, del tutto nuove che lo spettacolo rivela la sua genialità. I teli, che ricadono dall’alto, ritraggono tutti i personaggi della storia. Davide Lorenzo Palla, inoltre, è bravissimo nel passare velocemente da un ruolo all’altro: bastano un cappello, un microfono, diversi toni di voce e qualche gesto simbolico per interpretare una gheisha, un albino di origine africana o un hip-hopper cinese.

Il testo si nutre di un’accattivante varietà di registri: è intenso e commovente in alcuni momenti ed esilarante e sarcastico in altri. Scritto dal drammaturgo Federico Perrone, analizza con lucidità e arguzia una serie di tipi umani inconsueti in un testo teatrale. Sono i personaggi del sottosuolo che s’incontrano, soprattutto, quando arriva la notte. La compagnia – che non a caso si chiama CalibroNotte – torna a raccontare questo particolare momento e spiega, con queste parole, la sua predilezione per il buio: ‹‹Le persone, di notte, cambiano forma. O forse tornano alla loro forma reale. Fatto sta che a noi questa forma piace››.

Una nuova schiera di ultimi guadagna, così, il palcoscenico. Un realismo, contemporaneo e attuale, accende i riflettori sull’universo dei sobborghi cittadini, un universo di sofferenza e povertà, dove il disagio economico, talvolta, si mescola al sommerso e al torbido. Non a caso, una tra le battute chiave del testo è quella della gheisha: «Quanto è meschina la nostra esistenza, Erbert, tu e io, povere creature della periferia di questo mondo». Questa scelta, senza ambizioni di denuncia sociale, offre agli spettatori l’occasione per riflettere e scoprire ciò che li accomuna anche con coloro che appaiono diversi. Infatti, come chiarisce Federico Perrone: «Anche se si parla di personaggi surreali, a tinte forti, i loro conflitti sono molto umani e molto emotivi: in questo contrasto sta il nucleo poetico del testo, che tende, anche grazie alle musiche, a un melodramma metropolitano».

Tutti, in fondo, siamo pedine inconsapevolmente mosse dal caso e ognuno si sforza di trovare un senso a ciò che gli accade. Nella risoluzione di un caso investigativo, quindi, bisogna lasciarsi guidare dalle tracce, del tutto accidentali, lasciate da quel serendipity, che è così ampiamente citato nel corso del monologo.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Spazio Tertulliano
via Tertulliano, 68 – Milano
fino a domenica 10 marzo
orari: da mercoledì a sabato, ore 21.00 – domenica, ore 16.30

Noir – una storia sbagliata
di Federico Perrone
regia Riccardo Mallus
con Davide Lorenzo Palla
scenografia di Bruno Marrapodi
produzione CalibroNotte

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