Ritratti d’autore

In occasione della sesta edizione di EXIT – Emergenze per Identità Teatrali, rassegna organizzata e promossa dalla Fed.It.Art., il 29 Novembre al Teatro Tor Bella Monaca è andato in scena Non è vero niente della compagnia La Cattiva Strada, spettacolo che ha debuttato in prima nazionale la scorsa estate al Teatro Trastevere. Persinsala ha intervistato l’autore e regista Alessandro Di Somma.

Alessandro Di Somma autore e regista. Hai trovato più difficoltà nella scrittura o durante la messa in scena?
Alessandro Di Somma: «Sono due difficoltà diverse, forse nella scrittura si ha il piacere dell’immediatezza e della possibilità infinità, mentre nella messa in scena si ha la necessità di realizzare il proprio pensiero in maniera concreta utilizzando i mezzi a disposizione senza voli pindarici».

Non è vero niente è uno spettacolo che si sviluppa intorno al tema del ricordo. Che cos’è per te il ricordo e che pregi e/o difetti ha?
A. Di S.: «Il ricordo credo sia tutto quello che abbiamo, quello che siamo, nel ricordo completiamo il percorso che viviamo nel presente, il suo difetto, che è anche il pregio, è che nel ricordo possiamo barare, non essere sinceri, possiamo trasformarlo a nostro piacere e spesso lo analizziamo col filtro dell’oggi che influisce sulla purezza del ricordo passato».

All’interno dello spettacolo sono raccontati momenti di vita quotidiana caratterizzati dal rapporto di coppia e dal lavoro. Ci sono stati episodi particolari che hanno ispirato la tua penna?
A. Di S.: «Gli episodi che racconto rappresentano parte del mio patrimonio famigliare e personale, filtrati attraverso l’immaginazione e la mia personale e distorta percezione».

Il tempo che inesorabile corre in fretta, che produce stress, ansie, è ben sottolineato in Non è vero niente. Come credi sia gestito soprattutto dai giovani di oggi?
A. Di S.: «Il tempo è spesso un nemico, specialmente il tempo libero, credo che siamo affannati alla ricerca del completamento delle giornate, cerchiamo di non lasciarci momenti di riposo, di riflessione, perché quei momenti ci fanno soffrire, ci obbligano a riflettere su cosa stiamo facendo o stiamo diventando e la paura che questo non ci piaccia ci schiaccia».

Cosa rappresentano per te i palloni che troviamo sia sul palco che sulla locandina?
A. Di S.: «Sono dei palloni super santos, i palloni con cui si giocava da bambini a qualsiasi sport, rappresentano per me il simbolo dell’infanzia, dell’innocenza perduta e del proseguimento della storia, ho regalato a mio figlio uno di quei palloni».

In Non è vero niente si respira tanta nostalgia, si parla di morte e tutto è legato ad attimi. Non credi che il messaggio sia abbastanza forte, soprattutto in questo periodo in cui c’è bisogno di sperare in un futuro migliore?
A. Di S.: «Sinceramente non ho pensato al messaggio al momento della scrittura, ho scritto ciò che credo di saper raccontare.
Sicuramente a posteriori avrei apportato dei cambiamenti, ma credo che in un periodo come questo non si possa ignorare il clima che ci circonda, non possiamo fingere di sperare in un futuro migliore, chi ci spera continui a farlo, non credo che uno spettacolo, o almeno il mio, possa influire su questo stato d’animo, purtroppo».

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Tor Bella Monaca
via Bruno Cirino – Roma
venerdì 29 novembre, ore 21.00

Non è Vero Niente
di Alessandro Di Somma
con Eleonora Turco, Giuseppe Mortelliti, Diego Valentino Venditti, Marco Zordan
musiche Francesco Leineri
scenografia Tommaso Guerra
video installazioni Raffaele Manco
grafica Luca Rosan

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