Quando una voce si fa spettacolo, racconto e jazz

Al Teatro Eliseo, fino al 18 aprile, il classico contemporaneo di Baricco torna in scena recuperando la sua originaria energia espressiva, grazie a un grande Eugenio Allegri.

Un grande rammarico per chiunque ami i grandi classici della storia del teatro è l’impossibilità di vederli interpretati nella messa in scena dagli attori e dai registi ai quali magari gli autori dei testi pensavano al momento della loro stesura. Si tratta di un fattore poco indagato, anche perché la natura spietata del tempo che passa rappresenta il cuore di questo strano paradosso: per diventare un classico, il testo deve sopravvivere al suo autore e agli attori sui quali era cucito addosso, ma in questa maniera, inevitabilmente, lo spettacolo risulta snaturato (per quanto le messe in scena devono riuscire a cogliere l’opportunità del rilancio espressivo e perciò della sopravvivenza del testo facendone, appunto, un classico).

Ci sono poi dei classici contemporanei, o meglio dei testi divenuti celebri (grazie a trasposizioni cinematografiche a volte) che hanno avuto i natali intorno agli anni Novanta, non troppo tempo fa per aver visto scomparire i propri genitori, ma neanche troppo vicini a noi al punto da non poter definirli classici storicizzati e istituzionalizzati. Uno di questi classici contemporanei è senza ombra di dubbio Novecento di Alessandro Baricco, monologo teatrale scritto nel 1994 e divenuto noto a livello internazionale grazie al film di Giuseppe Tornatore La leggenda del pianista sull’oceano, interpretato da un ottimo Tim Roth.

La fortuna inestimabile per chi ama questa breve pièce – breve quanto densa di temi e qualità espressive, tanto che Tornatore riuscì a svilupparne un kolossal da quasi tre ore – sta nel fatto che oggi è possibile vederla interpretata dall’attore che Baricco voleva e al quale pensava quando inventò la storia di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, il più grande pianista che nacque e morì su una nave senza mai toccare terra. Si tratta di Eugenio Allegri, che dal 1994 ripropone questo lungo racconto, inscenato in termini minimalisti da Gabriele Vacis, che sfrutta l’ausilio di prodotti multimediali ed effetti luce, mantenendo la concentrazione totale sull’unico protagonista; il cantastorie deve dominare lo spazio scenico, invadere l’atmosfera e catturare il pubblico, in maniera esattamente opposta al magnificente ed esorbitante film del 1998. Il teatro si riscopre così arte dell’essenziale: tutta la grandezza del testo non conosce altro catalizzatore che l’interpretazione schizofrenica, esagitata, nevrotica, indomabile di Allegri: tra stile cabarettistico nel senso più nobile del termine ed evidente sensibilità nei confronti del testo, l’attore nei panni del trombettista del Virginian Max Tooney riesce a tenere l’attenzione del pubblico per l’ora e mezza di spettacolo, anche stordendolo per le urla, gli schiamazzi, i versi che animano il lungo racconto.

Come ascoltare un cantastorie alticcio, magari esagerato e poco affidabile, ma sicuramente magnetico; Allegri fa passare tutta la grandezza del testo attraverso il suo racconto, e in quella voce a tratti sgraziata, acuta, delirante è come se si concentrasse tutto il film di Tornatore. Potrebbe venire ritenuta un’interpretazione troppo roboante e invasiva, ma dobbiamo tener presente che questo era lo spirito originario dell’opera che Baricco desiderava: basti pensare a come la recitazione spesso adotti una metrica controtempata e “musicale”, anche se “dissonante” e “atonale” come il jazz. Se il pubblico prova disagio o persino fastidio in questo flusso vulcanico di parole è come se anche tale effetto fosse previsto. La voce di Allegri diventa perciò uno strumento, anzi una serie di strumenti così come molteplici sono i personaggi personificati; una storia dove il jazz ricopre un ruolo essenziale, sia esplicitamente nella trama sia come metafora del rapporto tra libertà e necessità, tra limite e insondabile infinità dell’orizzonte delle possibilità. La voce di Allegri invera questa metafora, rincorre il jazz facendosi musica anche lei, tenendo al laccio lo sguardo e l’ascolto del pubblico.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Eliseo
via Nazionale, 183 – Roma
dal 2 al 18 aprile 2019
martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00
mercoledì e domenica ore 17.00

Novecento
di Alessandro Baricco
regia Gabriele Vacis
con Eugenio Allegri

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