Teatro, strumento di redenzione

vascello-teatro-romaAl Teatro Vascello, salgono sul palco un detenuto responsabile di omicidio e un gruppo di studenti universitari, per interpellare la coscienza e il cuore del pubblico.

Se risalissimo a quelle che sono le origini autentiche dell’arte in generale, e nello specifico dell’arte teatrale, scopriremmo che essa ha sempre avuto la funzione nel corso dei secoli di rendere sopportabile la sofferenza della vita; fare arte significa tradurre le rabbia e la disperazione in fuoco creativo, dare senso all’insensatezza della vita, rendere sopportabile l’atrocità dei rimorsi e ambire a una qualche redenzione. Questo è soprattutto vero quando le colpe da espiare sembrano inespiabili, e questa macchia indelebile coincide perfettamente con la nerezza di un’anima che non potrà mai avere il perdono definitivo della società.
Tutto ciò rende noveEtrentatrè, spettacolo andato in scena al Teatro Vascello dal 24 al 26 novembre, un’operazione dagli innumerevoli piani di lettura spesso metalinguistici, dove la dimensione pedagogico-didattica intercetta la critica sociale, l’analisi di un fatto di cronaca il piano “clinico” del recupero di una personalità deviata, e il teatro si rivela il più adeguato strumento di reintegrazione civile ed etica.

NoveEtrentatrè è la storia di Cosimo Rega, tratto dal romanzo Sumino ‘o Falco. Autobiografia di un ergastolano; è la ricostruzione sofferta e tragica delle vicende di un giovane ragazzo campano che diventa un piccolo boss camorrista, rendendosi responsabile di omicidi e rapine. A parlarci di questo destino nefasto, Cosimo in persona, che racconta al pubblico la propria vicenda; a dare corpo e consistenza alla propria storia, fin dall’adolescenza, molti giovani attori provenienti dal DAMS dell’Università Roma Tre. Ecco che l’opera messa in scena da Tiziana Sensi diventa un cristallo dalle mille sfaccettature: è uno spettacolo dalla forte valenza pedagogica in senso ampio, perché frutto di un laboratorio didattico universitario e perché coinvolge in prima persona un carcerato pentito che ha deciso di intraprendere la tortuosa e angosciante via dell’espiazione, destinata probabilmente al fallimento dinanzi ai fantasmi del proprio terribile passato. E comunque, seppur si tratti di un fallimento, è un fallimento salvifico che si esprime in quell’«aiutemi» che Cosimo Rega stess rivolge al pubblico nel finale, dove l’attore smette di essere tale per presentare se stesso; arte e realtà si confondono e si scambiano la parte, come due facce della stessa medaglia: gli elementi metanarrativi si inseguono nel racconto, ricostruendo come da giovane il criminale abbia trovato una folgorazione nella recitazione teatrale e nella lettura.

Ovviamente le ingenuità interpretative e i limiti dello spettacolo sono compensati dal valore morale che esso assume, e lo stesso può essere detto del tono da “lezione di vita” che può apparire fastidioso, perché rivolto da chi ha scelto l’illegalità come stile di vita e poi tenta nella sua ricostruzione di attribuirne le responsabilità alla società, nonché al sistema carcerario e alla mancanza di adeguate strutture di integrazione e riabilitazione (e i numerosi patrocini che sostengono il progetto sembrano collidere col messaggio di fondo). Tuttavia, questo possibile fastidio viene compensato dalla buona fede e dal pathos sentito e vibrante, ben ricostruito attraverso l’efficacia del disegno luci e una regia essenziale e toccante, spesso debitrice della grammatica cinematografica. noveEtrentatré è dunque un’opera utile, forte e sofisticata da un punto di vista sia estetico che etico, perché – comprendendo fino in fondo il senso ultimo del progetto – mette in luce come estetica ed etica oggi non possano venire completamente scisse. In noveEtrentatré non si tratta, allora, dell’ipocrita riabilitazione di un’anima nera, tantomeno della vittimizzazione di un criminale, ma del disperato grido di pietà e di perdono di chi ha fatto e continuerà a fare per tutta la vita i conti con il proprio passato.

Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Vascello
Via Giacinto Chiarini, 78 – Roma
dal 24 al 26 novembre
ore 21

La TeArca Onlus presenta
noveEtrentatré
liberamente tratto dal romanzo di Cosimo Rega “Sumino ‘o Falco. Autobiografia di un ergastolano”
regia Tiziana Sensi
soggetto Tiziana Sensi e Demetrio Sacco
sceneggiatura Demetrio Sacco
con Cosimo Rega, Mariateresa Pascale e gli studenti del D.A.M.S. di Roma Tre
con il Patrocinio del COMUNE di ROMA Assessorato Scuola, Sport, Politiche Giovanili e Partecipazioni
con il Patrocinio di ROMA TRE Università Degli Studi
con il Patrocinio del Dipartimento di Filosofia Comunicazione Spettacolo
con il Patrocinio dei Maestri di Strada Onlus

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