Quando il cane mangia i compiti a casa

Uno strano esperimento, quello raccontato da Marco Paolini, nel modo e nel contenuto, con Numero Primo. Studio per un nuovo Album, presentato al Teatro dell’Olivo di Camaiore.

La stagione del Teatro dell’Olivo si è aperta con un tutto esaurito e un grande successo di pubblico, venuto ad accogliere Marco Paolini e il suo nuovo lavoro, o meglio, Studio per un nuovo Album, Numero Primo.

Spiega l’autore presentando il nuovo spettacolo: «Ho un’età in cui non sento il bisogno di guardare indietro, di ricostruire, preferisco sforzarmi di immaginare il futuro, così farò un Album con nuovi personaggi (e forse manterrò qualcuno dei vecchi). Parlerò della mia generazione alle prese con una pervasiva rivoluzione tecnologica. Parlerò dell’attrazione e della diffidenza verso di essa, del riaffiorare del lavoro manuale come resistenza al digitale. Parlerò di biologia e altri linguaggi, ma lo farò seguendo il filo di una storia più lunga che forse racconterò a puntate come ho fatto con i primi Album. Di più, per ora, non so».

Che cos’è uno studio? Posto che uno spettacolo teatrale è sempre in evoluzione (perché un autore presta sempre attenzione alla resa sulla scena del suo lavoro, modificandolo nei punti che, alla prova del pubblico, non hanno funzionato), lo studio, rispetto all’opera conclusa, è qualcosa di più amorfo, abbozzato, ancora in sospeso, che non ha trovato una direzione precisa, e che sta anzi ancora esplorando le sue possibilità. Un’opera aperta, potremmo dire, anche se non in opposizione con un’opera tradizionale, visto che tende a diventarlo, e il suo essere studio è solo uno stato transitorio.

Chiarito questo, presentiamo alcune riserve e una piccola polemica nei confronti dell’uso del termine “studio” nonché dubbi sull’effettiva presentabilità di questo “studio” in particolare. Il dichiararlo tale sembra, in questo caso, solo un modo per mettere le mani avanti, e proteggere non tanto la mancanza dello spettacolo finito, ma anche di una sua effettiva preparazione. Paolini è famoso, è conosciuto anche dal pubblico televisivo, è il genere di autore che il pubblico va a vedere perché è noto. Ha una grande responsabilità.

Chiudiamo però subito questa polemica, e passiamo al momento critico. Sul palco, lateralmente, ci sono due file di spettatori, cui l’attore porge un quaderno su cui scrivere – si direbbe. Sembra un invito a cooperare, che vogliamo cogliere anche noi. Fin dall’inizio dello spettacolo, Paolini ribadisce di non sapere ancora esattamente cosa potrà accadere e che forma prenderà alla fine il nuovo lavoro. Quindi, come feedback, possiamo offrire queste impressioni (d’altra parte, se si presenta un studio è anche per questo).

I frammenti di racconto presentati, godibilissimi, narrano la storia di Ettore Achille, diventato padre di Numero Primo, bambino venuto dal nulla, che entra nella sua vita “per atto notarile”. È la storia di come ci si affeziona alla bontà disinteressata, alla forza dell’intelligenza di Numero, capace di generare cambiamenti attorno a sé, di attirare sguardi, attenzione e speranze. Il bimbo è magnetico, deciso, carismatico, ed è più interessato alle formiche che al computer. Un bambino anomalo. Molto anomalo. Tuttavia, se nelle intenzioni si dichiara di voler trattare il tema della tecnologia che incombe e della natura che si ribella, queste tematiche sembrano affrontate, in realtà, in modo piuttosto superficiale, mentre la struttura risulta troppo episodica, nel senso di non necessaria. In molti momenti il racconto si perde, divaga eccessivamente, dando la possibilità a Paolini di dar prova della sua capacità di narrare, allontanandosi però troppo dalla fisionomia generale dello spettacolo, dalla definizione dei personaggi e dall’approfondimento del tema scelto.

Sembra esserci ancora molta strada da percorrere.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro dell’Olivo
corso Vittorio Emanuele – Camaiore (LU)
giovedì 5 novembre, ore 21.15

Marco Paolini presenta:
Numero Primo
Studio per un nuovo Album
produzione Jolefilm

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