Nel pieno rispetto delle direttive ministeriali e locali, il festival Doit danza sul limes di un immaginario caratterizzato da analisi del contemporaneo, paradistopia e ricostruzione storica e chiude con tre proposte di narrazione drammatica.

Se promuovere il teatro contemporaneo dal basso è una mission necessaria e di difficile realizzazione, allora la rassegna romana del Doit, giunta eroicamente alla sua quinta edizione, rappresenta ormai uno spaccato privilegiato per valutare il livello di consapevolezza mostrato dalle compagnie selezionate – che spesso sono giovani, quasi sempre indipendenti – rispetto a cosa oggi possa essere la scrittura teatrale.

Drammaturgie Oltre Il Teatro è un chiaro riferimento a una concezione che supera l’idea del testo tradizionale e intende la scrittura teatrale come linguaggio complesso, caleidoscopio di partiture di una composizione scenica stratificata su vari livelli. La drammaturgia diventa una vera e propria prospettiva su cui convergono diverse linee di fuga e da cui si irradiano gli elementi visivi, sonori, multimediali, performativi, ecc., che vanno a comporre l’allestimento a seconda degli umori e delle personalità coinvolte.

The Hiddens, scritto da con e per Facebook della compagnia Le Lucciole di Carpi (Mo) è uno spettacolo la cui drammaturgia è stata tratta dalle «piattaforme social, senza censura e senza vergogna» dunque mutevole sulla base delle suggestioni provenienti dall’esterno. Federica Cucco, che firma testo e regia, cuce addosso a Paolo Bruini e Mariangela Diana la personalità di due haters qualsiasi dei tempi moderni, dunque di chi ha «imparato a stare sempre dalla parte della maggioranza, la parte del vincitore». All’interno di una scenografia flessibile nel plasmare un contesto claustrofobico qualsiasi, la diegesi si organizza all’interno di una settimana qualsiasi pianificata su un calendario dell’odio di orwelliana memoria. Lui e lei non mostrano segni di coercizione eterodiretta, sembrano spontaneamente adattarsi agli imperativi emessi da una voce fuori campo che – in sintesi – li incita a odiare un nemico al giorno fino al riposo domenicale. Nelle intenzioni della compagnia, il coinvolgimento psicologico e lo straniamento riflessivo avviene in funzione della riconoscibilità degli slogan e dei comportamenti messi in atto per odiare tratti «in ordine sparso [da] Facebook, Instagram, Twitter, Snapchat, meteo, email, Whatsapp, Messenger». L’adesione al meccanismo di automologazione è dato per scontato, l’aggressività non viene motivata se non con l’implicito riferimento all’immaginario comune che vede il popolo dei social come un gregge di pecore incattivite e chiuse nel loro piccolo e angusto mondo, privo di autentici punti di riferimento con una realtà molto più complicata e sfaccettata di quanto gli haters, annegati nel proprio delirio complottista, non possano minimamente intuire.

Peccato che la restituzione performativa rimanga sul piano delle buone intenzioni e che, nonostante la generosa e affiatata resa di Paolo Bruini e Mariangela Diana, non riesca a sganciarsi da una grave e pericolosa superficialità nel momento in cui cade vittima della stessa colpa che denuncia, vale a dire in una visione manichea per contrarietà, per cui al polo opposto degli odiatori esisterebbe una verità e un’umanità angelica che The Hiddens palesa in absentia.

La sottomissione a un didascalico moralismo e l’unilaterale comprensione del fenomeno social non vengono minimamente compensati dalla ricerca di un’ipotetica ironia che dialetticamente avrebbe dovuto disvelare il fascino perverso della comunicazione perenne e che cede – presto e malamente – in una pretestuosa e presuntuosa deriva sarcastica ben lontana dallo scalfire una tematica – in effetti – enorme.

Cantata per Valentin Arregui dell’Associazione Culturale Instituto di Roma è invece uno spettacolo sul potere della parola di creare, non tanto mondi, quanto noi stessi. Anche in questo caso, dunque, è un concetto tipicamente postmoderno a costituire la stella polare della regia di Roberto Renna e Daniela Venanzangeli, concetto che vuole che l’individuo sia la micro-narrazione che fa di sé stesso.

Un terrorista e un frocio abitano la stessa cella e sembrano condividere lo stesso destino di repressione da parte di un potere cinico e impersonale. Il primo sembra accettare la propria condizione di martire perché, più che per la propria vita, teme per quella dei compagni. Il secondo trascorre la giornata raccontando trame da film che ricorda con dovizia di particolari. I due, dopo una iniziale diffidenza, iniziano a conoscersi ed apprezzarsi, pur mantenendo le reciproche distanze. Ma la realtà è ancora più triste di quanto non sembri perché il frocio, pur di tornare in libertà, sta collaborando con la direzione del carcere per incastrare il terrorista. Il finale, che non sveleremo, non potrà che essere dolceamaro.

«Manuel Puig, William Blake, Lars Von Trier, Jim Jarmusch, Luigi Pirandello, Samuel Beckett, Stanley Kubrick sono solo alcuni degli autori che vengono citati» da Giorgio Coppola, che però inciampa su espressioni («picchiatello» rivolto dal terrorista al frocio) e fraintendimenti (il rivoluzionario marxista convinto che sia lo coscienza a creare il mondo che lo circonda) che stridono clamorosamente con qualsiasi ambizione di realismo e rompono con ogni lirismo (nonostante il bell’omaggio a In che luce cadranno di Gabriele Galloni), mentre le performance di Andrea Casanova Moroni e Davide Montalbano risuonano di stucchevole manierismo e la sovrastrutturalità della scenografia e degli oggetti di scena (la stanza perfettamente arredata, il cibo vero, la scatola della madre, l’outfit e le gestualità stereotipate da rivoluzionario duro e puro e da checca) inficiano la possibilità immaginifica dello sguardo di chi osserva.

Reginella è la proposta de La Casa della Locusta di Rieti di un «teatro narrativo, teatro-danza e musica dal vivo» che «si intrecciano per sublimare in metafore e immagini la dolorosa esperienza della deportazione».

«Liberamente ispirato alla vita di Settimia Spizzichino», Reginella si concentra «sulla vita e non sulle grandi vicissitudini storiche e politiche», «ha lo scopo di avvicinare il pubblico emozionalmente alla vicenda, facilitandone l’immedesimazione e, di conseguenza, la riflessione etica e morale».  Di e con Manuela Rossetti, con le musiche originali dal vivo di Laura Desideri, lo spettacolo è un tipico esempio di racconto della memoria, un teatro che fa didattica attraverso l’identificazione emotiva tra personaggio (sul palco) e persona (in platea) e che, al netto della semplicità delle proprie intenzioni, prova a farsi opera d’arte totale e sperimentale attraverso innesti coreutici e le immancabili backing tracks dal vivo.

Limpidezza di parola e buona volontà non bastano a dare spessore né alla narrazione, né alla restituzione performativo-musicale, con la prima che, pur riportando fatti tratti da una storia nascosta ai più, patisce una sostanziale mancanza di profondità storica e non aggiunge nulla alla conoscenza comune del drammatico rastrellamento del ghetto romano del ’43 e della spaventosa vita nei campi di concentramento, mentre la seconda si adagia su un conformismo attoriale e scenico che disperde ogni motivo di interesse nei confronti della vicenda, se non fosse per il rispetto dovuto alla memoria di Settimia Spizzichino.

Troppo poco per trasporre scenicamente, per sublimazione o trasfigurazione artistica, le pur lodevoli intenzioni di Manuela Rossetti.

Gli spettacoli sono andati in scena
Ar.Ma Teatro

Via Ruggero di Lauria 22, Roma

giovedì 1 ottobre 2020 – ore 21:00
The Hiddens, scritto da con e per Facebook
Compagnia Le Lucciole – Carpi (Mo)
testo e regia Federica Cucco
con Paolo Bruini, Mariangela Diana
progetto fotografico Alessia Cocconi
soluzioni sceniche Federica Cucco, Alessia Cocconi

venerdì 2 ottobre 2020 – ore 21:00
Cantata per Valentin Arregui
Associazione Culturale Instituto – Roma
regia Roberto Renna, Daniela Venanzangeli
testo Giorgio Coppola
con Andrea Casanova Moroni, Davide Montalbano
assistente alla regia Francesco Amato
scenografia Francesco Amato, Giorgio Coppola

sabato 3 ottobre 2020 – ore 21:00
Reginella
La Casa della Locusta – Rieti
di e con Manuela Rossetti
musiche originali dal vivo Laura Desideri
light designer e foto Simone Palma