Sei compagnie di teatro di strada provenienti da cinque paesi europei, quattro festival disseminati in Spagna, Francia, Germania e Italia si sono incontrate al Mauerspringer, un progetto della Compagnie du Hasard and Théâtre de l’Unité, Hortzmuga Teatroa, Theaterlabor, DAH Teatar e Teatro Due Mondi con il cofinanziamento di Creative Europe Programme of the European Union.

Finalità dichiarata di Mauerspringer e, in particolare, della tappa italiana che – dal 3 al 13 settembre nel territorio dell’Unione della Romagna Faentina – ha ospitato un programma vasto e internazionale di otto compagnie tra Francia, Germania, Spagna, Serbia, Polonia, Repubblica Ceca e Italia (Teatro Nucleo oltre a Teatro due Mondi), è stata la promozione di una comunità di incontro e dialogo tra artisti e pubblico per rilanciare la dignità estetica ed espressiva del teatro di strada.

L’ambizione è significativa e denota una tra le qualità primarie di Teatro Due Mondi, ossia la capacità di coinvolgere ed estendere il concetto di cittadinanza attraverso progetti di collaborazione e partecipazione teatrale, intenzione in direzione della quale da quasi dieci anni la stessa compagnia sta lavorando convintamente con il proprio laboratorio Senza Confini.

Il primo evento cui assistiamo è Il mondo capovolto di Théâtre de l’Unité, gruppo francese la cui collaborazione con Teatro Due Mondi vide il proprio atto fondativo con la creazione delle Brigate Teatrali Omsa nel 2010 in reazione alla chiusura dell’omonimo stabilimento a Faenza, esito di un laboratorio partecipato con i migranti richiedenti asilo del Centro di Accoglienza di Casola Valsenio.

Nato con l’intento di favorire inclusione sociale e inscenato en plein air al Parco Pertini di Riolo Terme, Il mondo capovolto vede protagonista un nutrito ensemble integrato di migranti, abitanti delle comunità locali e artisti del Teatro Due Mondi. Il mondo capovolto, organizzato in quadri didascalici, succede in dieci capitoli introdotti dall’organetto di Jacques Livchine e rappresenta un tentativo di restituire – più umanamente che scenicamente – l’assurdità di una condizione esistenziale alla quale sono consegnate intere generazioni di migranti in un continente che (secondo quanto affermato dallo spettacolo, non abbiamo modo di verificare le fonti) spenderebbe più per i propri animali domestici che per l’accoglienza.

La precaria forma scenica ampiamente giustificata dalla natura laboratoriale e la lodevole l’intenzione di promuovere tra migranti e cittadinanza locale processi inclusivi attraverso l’arte compensano in parte una performance di cui perplime la natura manichea e semplificatoria secondo la quale aprire i porti sarebbe di per sé la soluzione di una questione, in realtà, dalle mille sfaccettature.

A conclusione di Mauerspringer, negli spazi all’aperto della sede del Teatro Due Mondi, I nove comandamenti della stessa compagnia faentina che si destreggia con uno spettacolo dalla superba qualità compositiva sviluppato in una serie di moduli incentrati sull’«oscenità della guerra, la volgarità della comunicazione, la falsità della politica, la mancanza di memoria e di giustizia» (corsivo dalle note di regia).

Il risultato, pur a tratti didascalico, è ampiamente convincente. Merito del felice combinato disposto tra un calzante accompagnamento musicale (tra gli altri, Dropkick Murphys, 2Cellos, Chanson Plus Bifluoree, Beatles e, visto l’argomento, gli immancabili Pink Floyd), l’imponente e funzionale scenografia a mo’ di tempio infernale capace di esaltare proiezioni video e giochi di luce e l’esperta regia con cui Alberto Grilli critica un disumano modello economico (che privilegia il denaro sui basilari valori dell’ecologia e della vita umana) portando quattro spietati diavoletti a inondare l’ambiente scenico oltre il palco di ogni rifiuto e, in un quadro particolarmente riuscito, a stroncare con disprezzo la vita di una giovane mamma e del suo neonato.

Guidati da una voce fuori campo che recita i fatidici «Nove Comandamenti del Dio Denaro», risultano impeccabili anche le prove di Tanja Horstmann, Angela Pezzi, Maria Regosa e Renato Valmori, eccellenti nel comparire e scomparire dalla scenografia – con doti recitative e duttilità espressiva evidentemente temprate da anni di complicità artistica – alternando momenti mefistofelici, suggestioni coreografiche e recitazione senza parole, poetica speranza e dissacrante ilarità.

Tuttavia, rispetto al feroce arrivismo di chi – pur di scalare l’effimera vetta del successo – è disposto a (far) pagare qualunque costo, anche a imporre violenza e sopraffazione, la fioca luce della speranza non si è del tutto affievolita.

Se non tutto è perduto è perché chi prova a resistere è la speranza stessa di chi «prova a danzare con alberello simbolo, suonare violino» ed è consapevole che «nulla salva ma ci prova con la bellezza». Questi «vecchi uomini che trascinano nel presente i valori della coscienza umana» se rappresentano una curvatura un po’ retorica verso il matissiano abbraccio finale sulle note di What wonderful world, non inficiano per nulla la profondità e l’efficacia di un allestimento che, sontuosamente, si presenta ideale per grandi e piccini.

Gli spettacoli sono andati in scena
Parco Pertini, Riolo Terme

giovedì 12 settembre 2019
Il mondo capovolto
di Théâtre de l’Unité (Audincourt, Francia)
regia Hervée de Lafond
organetto Jacques Livchine
con il laboratorio partecipato

Teatro Due Mondi (spazi esterni
Via Guglielmo Oberdan 9/a, Faenza
venerdì 13 settembre 2019
Nove comandamenti
di Gigi Bertoni
con Tanja Horstmann, Angela Pezzi, Maria Regosa, Renato Valmori
regia Alberto Grilli
scene, costumi e maschere Maria Donata Papadia, Loretta Ingannato, Angela Pezzi, Maria Regosa
luci Marcello D’Agostino
foto Stefano Tedioli
video Andrea Pedna
grafica Marilena Benini

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