Essere ostaggio di sé stessi

In scena al Teatro Elfo Puccini fino al 17 novembre, Open – La mia storia: il tentativo di Invisibile Kollettivo di portare in scena, in una modalità molto particolare, l’omonimo successo editoriale di Agassi.

Di solito immaginiamo che chi intraprende un lavoro in ambito sportivo o artistico sia mosso dal sacro fuoco della passione: per sopportare sacrifici, rinunce, delusioni ed esposizione mediatica deve esserci per forza un’ardente amore alla base per ciò che si fa.

Non è stato così per Andre Agassi che nel 2009 con Open – La mia storia ha definitivamente calato la maschera sul suo status: la sua immagine, sia come tennista sia come icona degli anni ’80-’90, è stata tutta una bugia, ha sempre odiato giocare a tennis, ha sempre vissuto con ansia la sua posizione. A spingerlo a essere il migliore (e a segnare la storia di questo sport), una sorta di malsano e masochistico senso di responsabilità verso il padre che fin da piccolo ha visto in lui un vincente, un predestinato al successo grazie a un innato talento e che, per questo, lo ha cresciuto in maniera quasi marziale a pane e rovesci. Pur odiando questo sport, non voleva deludere le aspettative del padre:

«Odio il tennis, lo odio con tutto il cuore, eppure continuo a giocare, continuo a palleggiare tutta la mattina, tutto il pomeriggio, perché non ho scelta. Per quanto voglia fermarmi non ci riesco. Continuo a implorarmi di smettere e continuo a giocare, e questo divario, questo conflitto, tra ciò che voglio e ciò che effettivamente faccio mi appare l’essenza della mia vita…».

Quello che emerge dal libro, e che Invisibile Kollettivo sa ben portare in scena, è una storia di formazione a tappe in cui il protagonista non si trasforma negli anni ma si forma: la sua formazione non avviene in adolescenza (completamente bruciata dal dover essere un drago del tennis), ma in età adulta quando decide di abbandonare il tennis come lavoro e di giocare per il proprio piacere.

La semplicità della scenografia (solo delle tende bianche, cartonati in cui viene riprodotta la figura di Agassi in diversi momenti della sua carriera e un tavolo con dei registratori) permette allo spettatore di concentrarsi a livello testuale sul libro del tennista, che viene riportato fedelmente in scena dagli attori senza modifiche, e a livello empatico sulla bravura degli attori che per oltre un’ora danno il proprio corpo ai più vari personaggi principali che costellano la vita di questa icona degli anni ’80-’90.

Un mix di lettura scenica, mise en espace e testimonianza documentaristica in cui il collettivo ha voluto tenere sempre come oggetto scenico vivo e partecipe della scena anche il libro, come una sorta di maschera tra il pubblico e l’attore; come già fatto con L’Avversario di Emmanuel Carrère, anche in questa occasione, il fulcro di tutta la riflessione è l’identità: Agassi si sveglia ogni mattina e sente che tutta la sua vita è costantemente un chiedersi chi è e perché fa ciò che fa, senza mai darsi risposta.

E nonostante i soldi, la bellissima moglie modella, il successo e la fama, che lo rendono un essere per noi inaccessibile, sentiamo che questo rodersi dentro lo rende tremendamente vicino a noi. Più di chiunque altro: in fondo, chi di noi non è mai stato ostaggio di sé stesso, delle proprie ossessioni, ansie o paure?

Lo spettacolo è in scena
Teatro Elfo Puccini
Corso Buenos Aires, 33 Milano
dal 5 al 17 novembre 2019

OPEN – La mia storia
di Andre Agassi
traduzione di Giuliana Lupi
lettura scenica di Invisibile Kollettivo: Nicola Bortolotti, Lorenzo Fontana, Alessandro Mor, Franca Penone/Debora Zuin, Elena Russo Arman
luci Matteo Crespi
produzione Teatro dell’Elfo

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