OperaCompagnie storiche e artisti all’inizio della loro carriera professionale si incontrano a Rovigo, grazie all’iniziativa culturale di ampio respiro del Teatro del Lemming giunta alla sua XV edizione

In un’assolata giornata settembrina, sotto gli alberi fronzuti dei giardini Due Torri nel pieno centro di Rovigo, la nostra prima giornata inizia a mezzogiorno con il pre-festival. Un appuntamento piacevole che denota una tra le qualità intrinseche di Opera Prima, ossia la capacità di riappropriarsi di spazi altri per coinvolgere la cittadinanza nel fare teatro. Qui, un’asciutta ma esauriente presentazione di Massimo Munaro delinea le direttive lungo le quali si muoverà, quest’anno, la manifestazione, mentre gli artisti che presenteranno in giornata il proprio lavoro aggiungono particolari utili alla lettura dei loro spettacoli.

Il pomeriggio prevede, per Persinsala, alle 15.45, una visita nei Sotterranei Due Torri che, come ci spiega un simpatico signore seduto su una panchina a prendere il sole, rimangono sempre chiusi – tranne, appunto, per il Festival, che punta anche su questo luogo, in perfetto stato di conservazione e molto suggestivo, per creare un momento di incontro tra spettatore e attore. E se è cifra stilistica e poetica del Teatro del Lemming e del suo Deus-ex-machina, Massimo Munaro, il dialogo diretto, uno a uno, tra chi agisce il teatro e chi, solitamente, lo percepisce e rispecchia, Scarlattine – con Hamlet Private – ben si inserisce in questo percorso di ricerca. La lettura delle carte (una rivisitazione in chiave amletica dei tarocchi) fa da cornice e motore dell’azione di scambio tra attrice, nel caso specifico, e spettatore/trice. Pur non volendo svelare il dietro le quinte perché si perderebbe il gusto del gioco (il to play insito nell’azione teatrale), si ricorda solamente che, come in ogni dialogo occorrono due interlocutori, in questo teatro intimo, persino empatico, quanto più lo spettatore si metterà in gioco, tanto più l’esperienza risulterà motivante e necessaria.

Alle 17.00, sempre nei giardini Due Torri e, poi, in piazza Vittorio Emanuele II, è Massimo Munaro a riprendere il testimone con la sua Chiamata pubblica, un invito ai cittadini (rigorosamente vestiti di bianco) a sperimentare il suo particolare metodo di lavoro, incentrato sui cinque sensi (dell’attore ma anche dello spettatore). La sfida, come ha raccontato lo stesso Munaro durante il pre-festival, è far sbocciare l’incontro e il dialogo tra corpi in uno spazio altro rispetto a quello teatrale o, comunque, protetto, del laboratorio. Sfida vinta? Registriamo alcune considerazioni. In primis, a livello di partecipazione, la risposta è sicuramente positiva. Non solamente per il gran numero di cittadini intervenuti alla Chiamata pubblica (a grandi linee, e forse per difetto, una sessantina di persone) ma anche per la serietà e l’impegno dimostrato dai partecipanti. In secondo luogo, nonostante la massa si sia mossa in spazi all’aperto, ha saputo ricreare un’atmosfera di bellezza intorno a sé tale da attrarre lo sguardo dei passanti, al punto che due persone, in momenti diversi, mi hanno riportato la propria emozione di trovarsi di fronte a una danza. Infine, per quanto riguarda il coinvolgimento emotivo – parere del tutto personale – lo stesso può venire meno per diverse ragioni. In quanto la piazza può distrarre, oppure in quanto può falsare la percezione del sé dato che – consapevoli di essere visti – si  tenderebbe ad apparire più che a essere. Come scrivevo, quest’ultimo punto è connesso strettamente con il nostro modo di centrarci e di percepire lo spazio intorno a noi. Quella che riporterò è, quindi, una valutazione del tutto soggettiva, avendo io stessa partecipato. Essendo una persona sensibile alla dimensione spaziale sia nella vita quotidiana sia teatralmente parlando (uno spettacolo può infatti giovarsi del, o al contrario uscire schiacciato dal site-specific), non mi sono mai emozionata. Ho sì ritrovato il senso e il gusto del gioco, ma non l’atmosfera utile all’abbandono. Inoltre, sempre a livello personale, credo che occorra del tempo perché si stabilisca quell’intesa che permette di superare le proprie inibizioni e di dialogare veramente con il corpo dell’altro. Ma, al di là delle considerazioni soggettive (fatte in quanto si è scelto di mettersi, per una volta, in gioco in prima persona), resta l’immagine decisamente positiva e motivante di una comunità che, in un pomeriggio di un giorno feriale e in una piccola città come Rovigo – sicuramente non avvezza a happening o flash-mob – ha saputo ritrovarsi fisicamente (e non attraverso gli abusati, asettici social) ed esprimere un’azione, percepita dagli astanti come sinonimo di bellezza.

Al Teatro Studio, in prima serata, arriva Angst Vor Der Angst, prova multidisciplinare con Chiara Elisa Rossini che si destreggia – danzando, recitando o raccontando e ritmando la voce – in una serie di quadri incentrati sulle nostre paure (o fobie, in quanto spesso immotivate), con l’ausilio di una serie di oggetti di scena insieme reali e simbolici e di alcuni video. Il risultato, sebbene ricco di suggestioni e a tratti convincente, è però discontinuo. In parte perché le fobie affrontate didascalicamente sono troppe e non sviscerate, bensì semplicemente abbozzate. Più della paura di avere paura (tema centrale dell’omonimo film di Fassbinder o di Don’t go out Mrs. Brown, interessante spettacolo di Chiara Vallini) qui sono le tante fobie dell’epoca che ha cancellato la morte quale passaggio inevitabile, sostituendola con eufemismi come danni collaterali e missili intelligenti, o con la plastificazione della nostra eterna giovinezza, a essere le protagoniste in un patchwork più vicino all’elencazione che non all’approfondimento (abbastanza fastidiosa, a proposito, la spiegazione del termine xenofobia da Enciclopedia Treccani). Il secondo fattore che non permette di ricostruire un unicum da questa carrellata eterogenea, oltre alla succitata frammentazione tematica, è la disparità poetica e/o estetica degli elementi. Se, ad esempio, la fiaba raccontata mangiando la mela (altro oggetto simbolico) ha una sua ragion d’essere (sebbene teatralmente non originale), il disegno del diavolo o la lettera alla figlia appaiono, il primo, troppo ovvio e la seconda un po’ zuccherosa. Così come il corpo nudo imbrattato di vernice rossa sa decisamente di anni 90. Trovare un’unicità nella tematica pare, al contrario, basilare per incidere nel profondo e creare, anche a livello poetico ed estetico, un discorso insieme unitario e originale – in grado di creare un climax e una partecipazione autentica dello spettatore (andando aldilà della superficiale accettazione del singolo enunciato; per fare un esempio: che sia negativo avere un atteggiamento xenofobo).

A conclusione dell’intensa e fortemente coesa giornata, l’opera prima di Bernardo Casertano, Caligola-Assolo.1 (che invade anch’essa uno spazio altro, come l’ex Chiesa San Michele). Indubbiamente un’eccellente prova attorale in cui Casertano dimostra doti recitative e duttilità vocale ed espressiva da lodare e coltivare. Il lavoro, però, dimostra ancora una certa dose di non finitezza sia a livello testuale (con un incipit, ad esempio, forse troppo lungo rispetto ai temi portanti successivi) e sia, soprattutto, a livello registico. Elementi nella composizione di un lavoro teatrale come il disegno luci, la scenografia, l’apparato musicale e l’audio (anche se non sappiamo quanto siano stati modificati per la particolare situazione site-specific) non paiono all’altezza del lavoro fatto da Casertano su un testo, come il Caligola, tuttora tra i più urgenti del teatro contemporaneo.

Gli spettacoli sono andati in scena nell’ambito di Opera Prima Festival:
Edizione XV – Generazioni

da giovedì 12 a domenica 15 settembre 2019
Rovigo, varie location

giovedì 12 settembre, ore 15. 45
Sotterranei Due Torri
Scarlattine Teatro presenta:
Hamlet Private
performer Anna Fascendini, Giulietta Debernardi
script e direzione Martina Marti
con il sostegno di Kone Foundation, Arts Council of Finland, Swedish Cultural Foundation in Finland,  Performance Center Eskus, City of Helsinki Cultural Office
produzione Campsirago residenza

ore 17. 00
Giardini Due Torri
Teatro del Lemming presenta:
Chiamata Pubblica
condotto da Massimo Munaro
produzione Teatro del Lemming

ore 21.00
Teatro Studio
Welcome Project_The Foreigner’s Theatre presentano:
Angst Vor Der Angst
di e con Chiara Elisa Rossini
assistenza ed elaborazione video Aurora Kellermann
musiche originali Munsha
assistenza tecnica Silvia Massicci
riprese video Marina Carluccio
coproduzione Teatro del Lemming

ore 22.15
Ex Chiesa San Michele
Bernardo Casertano presenta:
Caligola-Assolo.1
di e con Bernardo Casertano
assistenza tecnica Chiara Saiella
con il sostegno del Teatro del Lemming attraverso il progetto “IN METAMORFOSI residenze per la ricerca teatrale”
co-produzione Festival Opera Prima

www.festivaloperaprima.it

© Foto Loris Slaviero Chiamata Pubblica Per I Cinque Sensi Dell'attore Bernardo Casertano Resized 20190913 042025325

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.