Storia del pinguino che aveva freddo

Il RomaEuropa porta all’Eliseo l’ultimo spettacolo di Emma Dante, l’Operetta burlesca, che conferma il talento di una grande artista.

Bambole gonfiabili appese che costituiscono la quinta di una scena buia, illuminata solo dall’intermittenza tipica delle luci dell’avanspettacolo; sulla scena, i fari che si aprono sul protagonista, il quale – rivolgendosi al pubblico in un lungo monologo – racconta la sua vicenda così amara, ma anche così simile a quella di tanti altri. Perché protagonista assoluta è l’ipocrisia della provincia, nonché la voglia infinita di vivere la propria vita come meglio si preferisce. Si tratta di temi che sono alla base della narrazione di ogni tempo, perché rispondono a esigenze che ci caratterizzano come uomini fin dall’alba dei tempi.

Questo, una maestra del teatro contemporaneo come Emma Dante lo sa più che bene. Lei che da diverso tempo ormai lavora col valore della sessualità, con le innumerevoli sfaccettature che i sentimenti assumono in una società che, invece, tende a soffocare ogni slancio autentico. Lei così capace di raccontare quella dialettica tra fascino malinconico e gabbia retrograda che la provincia siciliana – e meridionale in genere -assume, con le dinamiche archetipiche che ne segnano l’immaginario fin dall’infanzia e che riemergono in maniera inquietante.

Il tutto fatto non solo con grande stile e capacità tecnica, ma soprattutto con un umorismo conscio delle celebri considerazioni pirandelliane sul tema. Un umorismo sarcastico, spesso anche cinico, che fa sorridere fino a un certo punto, fino a sentirti a disagio di quello stesso sorriso; senza accorgertene smetti di sorridere, disapprovi chi ancora lo fa e siede accanto a te, ed è proprio lì che capisci che Dante è riuscita nel suo intento, perché dal sorriso è scaturita una riflessione.

Tutto questo rappresenta la nervatura dello spettacolo Operetta burlesca che Emma Dante ha portato in scena per il RomaEuropa di quest’anno al Teatro Eliseo. Si tratta di una summa che condensa, in un’ora di spettacolo, la reverenza per la tradizione folcloristica, il  post-human e tanto Fellini, come sempre accade nell’opera della regista. Fellini emerge nella maniera in cui vengono trattate la memoria e l’interiorità psicologica del personaggio, che diventano materiale scenico, fantasmi che trovano forma negli attori che popolano il palco. L’omosessualità sofferta interpretata dall’ottimo Carmine Maringola ha un corrispettivo nella danzatrice Viola Carinci, che diventa l’altra faccia della medaglia, il riflesso capovolto di Pietro; o forse ne è proprio la dimensione autentica, il suo vero Io, che col corpo che si trova a indossare non centra proprio nulla, lui che, come racconta attraverso una barzelletta, si sente come un pinguino che ha freddo.

Magistrale anche  l’interpretazione muta di Roberto Galbo, nonché quella di Francesco Guida, che con grande disinvoltura passa dalla parte della madre affettuosa ma apprensiva, a quella del padre padrone che incarna l’esatto contrario di ciò che il figlio vorrebbe essere. Se è vero che il problema del conflitto tra generi e “transgeneri” risulta particolarmente inflazionato nella contemporaneità culturale, è pur vero che la Dante non ha eguali per come lo affronta, nonostante la forzatura di alcuni luoghi comuni (il lavoro da benzinaio), dandogli un tono originale e senza mai scadere nel retorico o nel ripetitivo.

Lo spettacolo è andato in scena 
Teatro Eliseo
Via Nazionale, 183, 00184 Roma
dal 18 al 30 Novembre ore 21, domenica 30 ore 17

Romaeuropa presenta
Operetta burlesca
di Emma Dante
regia, scene e costumi Emma Dante
con Viola Carinci, Roberto Galbo, Francesco Guida, Carmine Maringola
coreografie Davide Celona
luci Cristian Zucaro
produzione Sud Costa Occidentale
distribuzione Amuni / Alessandra Simeoni

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