L’umanità oltre l’apocalisse

Al Teatro Duse di Genova, fino a domenica 3 aprile, la nuova produzione del Teatro Stabile: Operetta in nero, scritta e diretta da Andrea Liberovici.

Un palcoscenico distrutto, senza sipario, con un grande buco sul fondo della parete scrostata – da cui cala un groviglio di tubi sventrati. Dal buco partono due passerelle elevate, come se fossero un ponteggio abbandonato, che tagliano la scena in due. Su una passerella una ragazza di colore in abito talare. Sul palcoscenico, un lettino d’ospedale e delle vecchie sedie sparse. Un uomo corpulento è seduto su una delle sedie e dà le spalle alla sala. È questa la scenografia – di Lucia Goj – che accoglie il pubblico di Operetta in nero di Andrea Liberovici.

L’uomo corpulento, chiamato il Generale (Federico Vanni) è uno dei due unici sopravvissuti a una sorta di apocalisse che ha cancellato il genere umano, una catastrofe inevitabile al termine di un’era in cui la mente degli uomini è stata offuscata e conquistata dalla comunicazione, dai media, dalla tecnologia. La dignità e i diritti umani sono stati spazzati via dall’unica religione possibile: il capitalismo, e la merce ha trionfato sull‘essere umano. Vecchio dittatore mediatico, artefice di quel mondo e, quindi, del disastro che ne è conseguito, il Generale si ritrova in questo luogo desolato e sconosciuto insieme a un ragazzo, Bolla (Vito Saccinto), prototipo perfetto della degenerazione della nostra contemporaneità, che ha trasformato la cultura in intrattenimento: drogato di tecnologia, vive immerso nella rete ed è privo di una qualsiasi educazione sentimentale di base. Accanto a loro, un terzo personaggio, Shadow/Mephisto (Helga Davis) – che non vedono né ascoltano, canta – in inglese, «la lingua dell’impero», come dice Liberovici – gli imperativi di quel mondo ormai distrutto.

Uno spettacolo potente, visionario, addirittura audace in molte immagini e in parti del testo, con chiari richiami all‘Urfaust di Goethe – già messo in scena in passato da Liberovici per il Teatro Stabile di Genova – e al Tamerlano di Marlowe. Una straordinaria prova attoriale per tutto il cast, sul quale spicca l’attrice-cantante americana Helga Davis – dall’incredibile estensione vocale – alle prese con un ruolo fortemente onirico e centrale rispetto alla narrazione: Shadow/Mephisto, il personaggio che riflette le convinzioni e le paure dei protagonisti mentre rivivono il loro passato – paurosamente simile al nostro presente – cercando un senso, un punto di incontro che li aiuti ad andare avanti.

Ed ecco nel finale una speranza, un messaggio che arriva forte e chiaro a noi che siamo ancora in tempo: la presa di coscienza del Generale, che al termine di un lungo, appassionato monologo, afferma: «L’unica ideologia possibile era l’essere umano. E ce la siamo bruciata».

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Lo spettacolo continua:
Teatro Stabile di Genova – Teatro Duse
via Nicolò Bacigalupo, 2
fino a domenica 3 aprile
orari: feriali ore 20.30 – domenica ore 16.00

Operetta in nero
di Andrea Liberovici in collaborazione con Luca Ragagnin
regia, musica e video di Andrea Liberovici
con Helga Davis, Federico Vanni e Vito Saccinto
voce del narratore Robert Wilson
violoncello (improvvisazioni registrate) Jeffrey Ziegler
produzione Teatro Stabile di Genova

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