Illusione e realtà sono due facce della stessa medaglia

In scena al Teatro Morlacchi di Perugia, Orchidee: la malvagità di un fiore e la dolcezza della morte quali ossimori contemporanei, poetici strumenti per avvicinare il senso della vita.

Lo spettacolo è firmato da Pippo Delbono che ricopre anche il ruolo di attore. In platea si attende l’inizio della rappresentazione, mentre la voce fuori campo precede l’inizio della recita con gli avvisi del caso. Una voce spiazzante perché, rivolgendosi esplicitamente agli spettatori, svela che lo spettacolo è iniziato.

Tramite la voce di Delbono si manifesta, dunque, una entità astratta che non è corrisposta da nulla sul palcoscenico, lasciando quindi lo spettatore in uno stato di confusione e ansia. La voce diffusa dagli altoparlanti afferma che il sogno del regista sarebbe quello di fare uno spettacolo in cui il pubblico si alzasse e si mettesse a ballare insieme agli attori. Un esperimento realmente tentato durante la rappresentazione, pur non capace di coinvolgere la maggioranza degli astanti.

L’intento di Delbono sembra capzioso, ma, a pensarci bene, non lo è poi del tutto. Esistono autori e teatranti, critici e autori, che snobbano chi predilige le proiezioni di videoclip, la musica sparata a alto volume – come la lunga versione di pezzi come Child In Time dei Deep Purple – e la presenza in scena di attori che non provengono dal mondo del teatro, ma sono compagni di viaggio incontrati per volontà del destino. Tali addetti ai lavori considerano questo teatro come inconsistente, contestandone l’abolizione del testo scritto, presente per lo più sotto forma di insieme di citazioni di personaggi illustri e la ricerca di un genere fatto soprattutto di corpi nudi e di sensi spalancati.

In parte, la tendenza a sbeffeggiarnee l’arte, per esempio lasciando il teatro prima della conclusione della rappresentazione, è dovuta alla cecità di chi non riesce a cogliere certe sfumature, di chi, gente di teatro, si affanno a dare sentenze senza andare a fondo alle proprie radici motivazionali. Orchidee è metaforicamente ciò che poteva essere e non è più stato, come Nerone nell’omonimo dramma musicale di Pietro Mascagni, la cui rappresentazione non piacque a Mussolini e per questo non venne più riproposta da allora e che Delbono resuscita, portandone in scena un frammento; ciò che si è amato fino all’ultimo e si è perso, come la madre del regista ripresa dallo stesso in punto di morte; ciò che sembra innocente e che invece dispensa morte, come la mantide religiosa la cui vita è votata all’inganno nell’apparire identica a un fiore e che sancisce la fine di chi le si avvicina; ciò che rende agli occhi della maggioranza insano di mente, ma che ora, recitato con orgoglio su un palcoscenico, rende artisti acclarati.

Forte importanza all’interno della rappresentazione ha il linguaggio gestuale, ma non nel senso di pantomima o di mera imitazione, quanto di comunicare che il teatro è finzione della realtà. Una finzione per le persone comuni che diviene rappresentazione per chi non ha a disposizione il dono della parola. La guida che Delbono ha su questi performer è decisa, ed essi rispondono sul campo.

In un’epoca, come quella in cui viviamo, in cui reale e virtuale tendono a confondersi continuamente, l’artista propone l’icona dell’orchidea, fiore malvagio perché non si riesce a discernere fra ciò che è vero da ciò che è finto. Delbono afferma che il titolo dello spettacolo deriva da un discorso da lui sentito fra due signore in cui una sosteneva di avere in casa due orchidee, una vera e una posticcia, non riuscendole mai a differenziare. Allo stesso modo esiste un insetto, la mantide orchidea, del tutto simile al fiore che è da esso indistinguibile e che, rispetto alla pianta, ha la caratteristica di ondeggiare in una sorta di danza per richiamare l’attenzione della propria preda.
Finto, vero, imbalsamato, ovvero contraddittori stati di un’unica grande forza che chiamiamo vita. Che non lascia spazio alle spiegazioni a parole. Come le scimmie dei videoclip contrapposte a manichini di plastica.
Esemplare.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Morlacchi

Piazza Morlacchi, 13, Perugia
domenica 1 marzo

Orchidee
di Pippo Delbono
con Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Grazia Spinella
immagini e film Pippo Delbono
luci Robert John Resteghini
musiche Enzo Avitabile
e Deep Purple, Miles Davis, Philip Glass, Victor Démé, Joan Baez, Nino Rota, Angélique Ionatos, Wim Mertens, Pietro Mascagni
una produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma, Nuova Scena – Arena del Sole Teatro Stabile di Bologna, Théâtre du Rond Point – Parigi, Maison de la Culture d’Amiens – Centre de Création et de Production

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