Il viaggio delle emozioni nel tempo

elfo-pucciniAl Teatro Elfo Puccini va in scena Orlando Orlando, moderna narrazione teatrale dell’Orlando di Virginia Woolf.

Uno specchietto antico dorato riflette verso il pubblico l’immagine di un giovane ragazzo vestito in jeans e maglietta – abbigliamento alquanto curioso per un giovane del XVI secolo: è Orlando che, nel corso di un’ora, ripercorre le sue vicende amorose lunghe cinque secoli e vissute in viaggio per il mondo, dall’Inghilterra all’Asia e ritorno. Orlando Orlando – in scena al Teatro Elfo Puccini fino al 6 aprile – propone con fedeltà la vicenda narrata da Virginia Woolf nella sua celebre opera letteraria Orlando, pubblicata per la prima volta nel 1928. Il protagonista è un giovane nobile inglese che, tenuto in considerazione dalla regina d’Inghilterra Elisabetta I, vive a corte godendo della compagnia delle numerose cortigiane. Nell’anno del “grande freddo”, però, incontra Sasha, la figlia di un ambasciatore russo, e se ne innamora follemente. La delusione che questo amore gli procurerà lo porterà a viaggiare verso Oriente e a provare esperienze e sensazioni affettive differenti, sperimentando finanche il cambio di sesso. Il tutto nell’incredibile lungo periodo di più di quattro secoli.

Con questo monologo, il bravo e disinvolto Stefano Scandaletti offre una sorta di narrazione teatrale del capolavoro della scrittrice inglese, puntando su una recitazione intensa che si manifesta soprattutto nei numerosi sguardi fissi (spesso nel vuoto) e concentrati. Dialoga con le luci – procurando il buio o un cambio di tonalità cromatica semplicemente con uno schiocco di dita – e massimizza gli effetti dei semplici oggetti di scena – trasformando così un lenzuolo copripoltrona di volta in volta in un vestito, una coperta, un elemento di colore. Gli attrezzi di scena hanno una importanza fondamentale nel delineare l’ambientazione dei diversi secoli: la tazza di tè fumante denota l’Inghilterra del Seicento, il cuscino-turbante diventa il simbolo del mondo asiatico, il computer che a sorpresa emerge verso la fine dello spettacolo rappresenta i giorni nostri. Gli oggetti di scena sono ben accompagnati dalle musiche che riescono a ricreare le differenti atmosfere geografiche e temporali, spaziando dalle note orchestrali secentesche a quelle arabo-orientali fino ad arrivare alla contemporanea musica leggera. Il riuscito sfruttamento di tutti gli elementi teatrali – scenografia, musica e illuminazione – dimostra sicuramente un’attenta ricerca da parte del regista Stefano Pagin.

Il passaggio delle epoche storiche – con l’efficace aggiunta del mondo contemporaneo – diventa fondamentale per riflettere su ciò che, al contrario, esiste da sempre e rimane costante nei secoli: i sentimenti amorosi (qualunque essi siano), gli affetti, le emozioni, l’arte e la natura.

Rimangono impresse nella mente alcune immagini brillanti, esteticamente ben riuscite e implicitamente significative. Su tutte si ricorda la scena dell’abbraccio tra Orlando e il lord inglese di cui si innamora in seguito a un fortuito incidente: grande capacità “illusionistica” dell’attore che interpreta contemporaneamente i due personaggi l’uno nelle braccia dell’altro. Immagine dal forte potere evocativo ed efficace metafora dell’essere androgino che Virginia Woolf descrive nel proprio libro. È probabilmente la scena indimenticabile dello spettacolo.

Il peccato è che Orlando Orlando non sempre riesce a toccare le corde delle emozioni, alternando scene forti a momenti narrativi poco coinvolgenti.

Si naviga nel tempo e nelle emozioni tra intense fermate e passaggi poco memorabili. Ma il viaggio è sempre ben organizzato.

Lo spettacolo continua
Teatro Elfo Puccini
Corso Buenos Aires 33, Milano
fiino al 6 aprile
da martedì a sabato ore 19.30; domenica ore 15.30.
 
ORLANDO ORLANDO
monologo per un attore liberamente ispirato a Orlando di Virginia Woolf
adattamento teatrale e regia Stefano Pagin
con Stefano Scandaletti
cura elementi scenici Lucia Morato e Paolo Bertinato
musica Gabriella Zen
luci e direzione tecnica Gianfranco Gallo e Francesco Agostini
produzione Indigena Teatro
Premio Argot Off 2012, Premio Off 2011 – Teatro Stabile del Veneto

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