La santa ignoranza

Si apre così la stagione 2016/17 dell’Elfo Puccini di Milano, con un’operazione di traduzione scenica degli Orphans di Dennis Kelly che sparge molto sangue ma non lascia alcuna macchia.

«I always want my plays to have tension; whether the audience hates it or loves it is up to them, but I never want them to be bored». Il pluripremiato drammaturgo londinese (creatore, fra l’altro, della notevolissima serie TV Utopia), seguendo a suo modo le orme della fu Sarah Kane in quanto a visceralità testuale, scrisse nel 2009 una pièce cruda come una tagliata di manzo e altrettanto tosta da digerire. Lo scopo, d’altronde, era quello di non dimenticare il dramma nel dramma: «Writers are afraid of melodrama, so they hold back and you get plays that are character studies or statements on society that feel no need to be dramatic. That frustrates me». Lungi dal voler rifilare una critica morale alla società odierna, Kelly riuscì comunque a offrire un’opera di un certo spessore affrontando argomenti di difficile approccio senza, appunto, un cipiglio di giudizio.

Nel tentativo di ricreare tutto ciò anche in lidi mediterranei, Monica Nappo affida la traduzione al duo Gianmaria Cervi e Francesco Salerno (che non ci dispensano dalla coprolalia tipicamente britannica) ed ecco che ci si ritrova con un Lino Musella (Premio Hystrio Anct 2015) intriso di sangue nel salotto di casa. La coppietta Nappo-Paolo Mazzarelli assiste sgomenta allo sfacelo emotivo di Liam (Musella), essere umano disturbato che ha, a suo dire, appena tentato di soccorrere un ragazzino privo di sensi nelle strade di un quartiere per niente raccomandabile. La pace “bella” della loro intimità viene così violata dal sudiciume del mondo esterno, dove si aggirano baby-gang, mostri razzisti e collezionisti di genocidi.

In un crescendo di momenti stirati (nel senso che non tirano, non creano tensione) il trio svela tutto il marcio che si nasconde dietro ogni famiglia, dove perbenismo e quieto vivere occultano l’egoismo e l’odio animale per “loro”, le persone che non si conoscono («Me ne fotto del Ruanda», diceva Bene). È come «prendere un gatto morto e lanciarlo sul divano bello», sostiene Liam, ed è proprio così: l’orrore esiste in ogni dove e in ogni quando, sta a noi volerlo vedere o meno. E una volta visto, sta a noi scegliere se ostacolarlo o distogliere lo sguardo.

Al di là della colossale e portante performance di Musella, i pochi colpi di scena che avrebbero potuto risollevare il ritmo fin troppo lasso della pièce vengono serviti con l’aiuto di una musica a tratti banale atta a supplire a una tensione testuale che non riesce a riversarsi né nell’orale né tantomeno nella prossemica, la quale rimane piuttosto scontata nelle “mani in faccia” e nelle “unghie nella pelle” degli altri due attori. Sarebbe stato interessante notare lo stesso cambiamento che prende atto nel personaggio di Liam anche in quelli della coppia, vere vittime di una violenza ben più temibile di quella fisica, una violenza che ci si fa a vicenda, ogni giorno, lentamente, ignorandosi.

Lo spettacolo è ancora in scena
Teatro Elfo Puccini

corso Buenos Aires 33 – Milano
dal 12 al 30 ottobre
da martedì a sabato ore 21.00
domenica ore 16.30


ORPHANS

di Dennis Kelly
traduzione di Gianmaria Cervo e Francesco Salerno
regia di Tommaso Pitta
un progetto di Monica Nappo
scene e costumi Barbara Bessi
con Monica Nappo, Paolo Mazzarelli e Lino Musella
luci Mauro Marasà
coproduzione Marche Teatro – Teatro dell’Elfo

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