Uomini che odiano le donne

piccolo-teatro-milano-80x80Al Piccolo Teatro Strehler di Milano Luigi Lo Cascio decostruisce e reinventa l’Otello di William Shakespeare.

Il palermitano Luigi Lo Cascio, protagonista di film di successo come I cento passi e La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, torna spesso al teatro, che gli ha dato la formazione. Come attore ha lavorato con Giuseppe Patroni Griffi, Carlo Cecchi, Luca Ronconi. E da qualche anno ama presentarsi nella doppia veste di attore e regista, allestendo spettacoli intelligenti, che nascono da profonde necessità interiori.
Dopo il successo de La Caccia, una riscrittura riuscitissima delle Baccanti di Euripide, in cui il tema della diversità e della paura dell’altro erano al centro della sua interpretazione, si è ora rivolto all’Otello di William Shakespeare, la storia del Moro di Venezia.
In un periodo storico in cui il femminicidio è diventato una piaga sociale, la vera diversità tra Otello e Desdemona, per Lo Cascio, non è il colore della pelle, ma la differenza sessuale. La donna è un mistero che Otello, come molti uomini, non capisce, mentre Otello è amato da Desdemona proprio per il suo essere altro.
Muovendo da questa premessa, Lo Cascio interviene radicalmente sulla drammaturgia, riducendo i personaggi a quattro e scrivendo nuove scene (quello che Shakespeare non ci ha detto su Otello e Desdemona e soprattutto su Iago), e traduce i versi del Bardo in dialetto siciliano. Questa che potrebbe essere un’idea peregrina, anche grazie alla presenza di un attore straordinario e potente come Vincenzo Pirrotta nel ruolo di Otello, diventa un punto di verità dello spettacolo: Shakespeare suona benissimo in questi endecasillabi talvolta rimati, che hanno la vitalità genuina del dialetto. Desdemona invece parla in lingua, sottolineando ulteriormente la sua distanza dall’universo maschile degli altri personaggi.
Lo spettacolo comincia dal racconto del fazzoletto, rievoca la scena in cui Otello umilia Desdemona davanti agli ambasciatori veneziani, poi con un salto ci presenta Iago trascinato in carcere da un soldato dopo le tragiche morti.
A partire da questo momento la rievocazione della storia diviene un cunto popolare, narrato dal soldato (il persuasivo Giovanni Calcagno) e riparte dall’inizio.
Lo Cascio cassa tutto l’atto veneziano, ma ci fa così assistere al carteggio tra Otello e Desdemona, cioè alla costruzione del loro amore esclusivo
La forza dello spettacolo risiede proprio nel modo in cui sono rappresentate le dinamiche di questa coppia, nell’interpretazione intensa di Vincenzo Pirrotta (fortemente fisica e dalla vocalità dirompente) e nella costruzione del personaggio femminile. Valentina Cenni è infatti una Desdemona diversa: non una ragazza ingenua e un po’ succube, ma una donna moderna, affascinata dalle armi, dai combattimenti, che si assume tutto il rischio di una relazione pericolosa e ama sfidare il suo uomo. La sua ostinazione a difendere Cassio non è così casuale, ma fa parte di un carattere.
Il gioco però riesce meno bene con il personaggio di Iago, che Lo Cascio si assume.
Anche se Shakespeare per motivare l’odio dell’Alfiere accumula diverse motivazioni (Iago sospetta che il Moro abbia fatto il suo ufficio a letto con la moglie Emilia; Iago è invidioso di Cassio per volgare carrierismo), nella tragedia sembra mosso da un istinto malvagio quasi metafisico e il suo silenzio finale suggella il suo mistero. Nello spettacolo invece Iago agisce perfidamente proprio perché è un uomo che odia le donne (a causa di un trauma infantile: ha scoperto la propria madre in un amplesso con un uomo). Il che poi risulta un po’ banale, proprio perché troppo chiaro, non complesso.
Lo Cascio, con i suoi fedeli collaboratori Nicola Console e Alice Mangano ambienta efficacemente la tragedia in una scatola scura in cui le pareti sono fatte di coperte militari, si serve di pochi elementi di scena (una sedia, un praticabile, un letto verticale), di belle proiezioni e talvolta fa dilagare l’azione in platea.
Alla fine Lo Cascio regala allo spettatore un nuovo finale alla tragedia, non previsto e un po’ incongruo, anche se scenicamente suggestivo. Il soldato ci racconta un suo sogno ariostesco che lo vede protagonista con Otello. Con l’aiuto dell’ippogrifo sono giunti insieme sulla luna, dove Otello, come Astolfo, è andato a recuperare il fazzoletto e le lacrime di Desdemona.
Dopo il bellissimo finale tragico, questa aggiunta suona un po’ posticcia: crediamo che nasca dal desiderio di distanziare la materia trattata, di osservarla da un punto di vista altro, lunare appunto. Ma neppure la matrice cinquecentesca della tragedia giustifica questa scelta: alle sue origini troviamo Gianbattista Giraldi Cinthio, che scriveva di amore e morte, ma lo faceva senza ironia, perché di Ariosto non aveva certo la leggerezza.

Lo spettacolo continua:
Piccolo Teatro Strehler

Largo Antonio Greppi, 1
fino al 1 febbraio 2015

Otello
di Luigi Lo Cascio
liberamente ispirato a Otello di William Shakespeare
regia Luigi Lo Cascio
scenografie, costumi e animazioni Nicola Console e Alice Mangano
musiche Andrea Rocca
luci Pasquale Mari
con Vincenzo Pirrotta e Luigi Lo Cascio, Valentina Cenni, Giovanni Calcagno
produzione Teatro Stabile di Catania, E.R.T. Emilia Romagna Teatro Fondazione

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