“Il riso è un vento diabolico” (Jorge da Burgos)

Al Teatro Romano di Fiesole arriva il nuovo spettacolo di e con Alessandro Benvenuti. 59 giorni di lockdown possono trasformarsi in una serata di grande divertimento ed emozioni.

Il nuovo monologo di Alessandro Benvenuti parte da un avverbio negativo, quel ‘non’ che, viste le scoperte mediche successive sulla formazione di trombi a causa del Covid-19, ha probabilmente salvato la vita a molti italiani, curati invece che intubati.

Ed è un flusso di pensieri in libertà-costretta quello che segue, in equilibrio tra risate amare e memorie condivise. Si va dalla fantasia tutta italiana – ma eredità, forse comune, dell’arte di arrangiarsi partenopea – di portare a spasso il cane anche cinque volte giorno e, magari, prestarlo pure al vicino pur di prendere una boccata d’aria; al trasformarsi tutti in runner per correre avanti e indietro nei limiti dei 200 metri.

Si ricordano quegli appuntamenti quotidiani con canzoni idiote scaturite da uno stucchevole bisogno di imitare gli slogan della politica – “andrà tutto bene”, “non è un libera tutti” fino al pernicioso “io resto a casa”, che ha causato quel 40% di contagi domestici dovuti a un falso senso di sicurezza tra le pareti domestiche. E Benvenuti non lesina critiche a chi ha sottostimato i danni della clausura e della convivenza forzate – dai disagi psicologici alle violenze di genere.

Molti i racconti metaforici che intercalano i ricordi dei giorni del lockdown. Tra i più interessanti quello dedicato al babbo che insegna a Benvenuti, bambino, a vedere con maggiore attenzione e a discernere ciò che gli si mostra: rimando, non sappiamo quanto voluto, alla narrazione della pandemia propinata dai mass media. O ancora, la cannabis rivalutata – come altre sostanze, quali i funghi allucinogeni – come mezzo per sviluppare la vera conoscenza: l’autentica mela di Eva, il rovo di Mosè, la mirra dei Magi, l’olio per ungersi degli Apostoli. E infine (per non svelare troppo ci fermiamo qui), due stoccate: una, alla pedofilia nel clero e, la seconda, a quei comunisti che, per mimetizzarsi nell’Italietta del Dopoguerra, andavano in chiesa tutte le domeniche e, soprattutto, ci mandavano i figli.

Oltre ai lunghi applausi e al Teatro Romano di Fiesole quasi pieno (tenuto conto del distanziamento tra spettatori), ci ha fatto piacere assistere a uno spettacolo in grado di ironizzare e ridimensionare i messaggi volutamente impanicanti di televisioni, giornali, virologi e politici – tesi tutti a rendere i cittadini dei minori non in grado di proteggersi e, comunque, di decidere da sé della propria esistenza.

Lo spettacolo è andato in scena nell’ambito dell’Estate Fiesolana:
Teatro Romano
via Portigiani, 1 – Fiesole (FI)
lunedì 7 settembre, ore 21.15

Panico ma rosa (dal diario di un non intubabile)
scritto, diretto e interpretato da Alessandro Benvenuti

Foto di Carlotta Benvenuti

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