Il tragico eroe vittima del volere degli Dei.

pubblico-casalecchio-teatroTorna a Bologna l’ultimo spettacolo del ravennate Teatro delle Albe: il Pirata raccontato dalla parola poetica di Marco Martinelli.

È un Pantani sotto la luce del riflettore quello del Teatro delle Albe. Vestito con gli abiti dell’eroe tragico, è un Pantani allo stesso tempo senza veli, la cui storia viene rivista e rivissuta dagli attori sul palco. A metà tra il teatro di inchiesta e il teatro classico, tra il giornalismo e la recita, le Albe non confezionano la vita del ciclista romagnolo in un pacchetto/spettacolo chiuso, ma lasciano aperta la quarta parete per parlare direttamente al pubblico. Siamo interpellati, viene richiesta – e mantenuta viva, nonostante le tre ore di spettacolo – la nostra attenzione, siamo condotti sapientemente nella intimità dello sportivo, nella sua vita più privata, nella sua famiglia.

E proprio quest’ultima ci parla della storia del Pirata: nato a Cesena, trascorre l’infanzia a cavallo di una bici, tra una caduta e una risalita, tra il monte Carpegna e gli insegnamenti di nonno Sotero. Vengono ripercorse le tappe fondamentali della sua carriera: dalle vittorie da dilettante alle gare da professionista, dai puntuali incidenti sul campo alle numerose contraddizioni che fanno da ombra alle sue sconfitte.

È la madre di Pantani, Tonina – come sempre meravigliosa Ermanna Montanari -, a prendere per prima la parola. Si rivolge al pubblico, a quel pubblico reso sordo dai media, cieco dalla televisione che mostra nascondendo, dai giornali ignavi, incapaci di schierarsi con la verità, di inchinarsi all’obiettività dell’informazione. Ci grida di andar via, così come fece con i giornalisti dopo il funerale, quasi avessimo contribuito al suo dolore di madre sopravvissuta al figlio.

In fondo ci abbiamo creduto tutti a quello che si diceva del Pirata, che fosse un dopato, che fosse avido di vittorie, che la sua morte fosse stata una scelta consapevole, che se la fosse cercata. I giornali avevano riempito le loro prime pagine con titoli orgogliosi con la stessa velocità con cui quegli stessi titoli sono diventati accusatori.

Tutto il mondo dello sport ha nascosto la faccia, come ci racconta Philippe Brunel, giornalista dell’ Equipe, interpretato dall’attore belga Francesco Mormino, mentre da dietro le quinte si decideva del destino di Pantani: non doveva più vincere, per questo durante il giro d’Italia del 1999, a Madonna di Campiglio, i medici dell’Uci non gli permisero di proseguire la gara, a due pedalate dalla vittoria, poiché il valore di ematocrito rilevato nel suo sangue fu del 52%, intollerabile considerando che il limite massimo consentito era del 50%.

Lo lanciarono, così, giù per la più ripida delle discese, senza freni, e il passo verso la morte fu più breve del previsto: fu trovato senza vita in un residence riminese, la mattina del giorno degli innamorati del 2004. E proprio il suo grande amore aveva deciso di abbandonare: quella bici, che portava con se in camera da letto da ragazzino, era diventata il tramite di una condanna, di una sconfitta troppo grande.

Il Pantani delle Albe è uno spettacolo che, puntando il dito contro le zone oscure della sua storia, ne rivela anche i lati più belli: il profondo amore per lo sport, la passione innata per le due ruote, l’importanza di avere una grande famiglia alle spalle, il sostegno di amici e vicini. Dal padre Paolo – le cui fiere parole sono pronunciate da un commovente Luigi Dadina -, suo primo grande sostenitore, che assecondandolo sin da piccolo, lo seguiva amabilmente in tutte le sue gare; alla sorella Manola, “campionessa” di piadine nella amata Cesenatico, che, tinti i capelli di rosa, rilasciava autografi invece del fratello; dagli amici ai suoi compagni di viaggio, verso la scalata alla vetta: il suo direttore Pino Roncucci, Conti e Fontanelli, i due ciclisti romagnoli compagni di vittorie, Luciano Pezzi, a cui si deve la formazione della squadra della Mercatone Uno.

Ci si sente impotenti e colpevoli al termine dello spettacolo. È troppa la falsità dietro questa storia. E tutti ne abbiamo fatto in qualche modo parte. Dopo lo spettacolo delle Albe, ci piacerebbe solo che Pantani tornasse a vivere.

Lo spettacolo è andato in scena
PUBBLICO. Il teatro di Casalecchio di Reno

Piazza del Popolo, 1
Casalecchio di Reno (BO)
4 e 5 marzo 2014, ore 20.30

Pantani
di Marco Martinelli e Ermanna Montanari
con Alessandro Argnani, Francesco Catacchio, Luigi Dadina, Fagio, Roberto Magnani, Michela Marangoni, Ermanna Montanari, Francesco Mormino, Laura Redaelli
regia Marco Martinelli
coproduzione: Teatro delle Albe / Ravenna Teatro, le manège.mons – Scène Transfrontalière de création et de diffusion asbl (Belgio)

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