Chi volle uccidere Marco?

elfo-puccini2Al Teatro Elfo Puccini di Milano è in scena Pantani – lo spettacolo che ricostruisce la morte del ciclista che fece sognare l’Italia

Sul palco ci sono tutte le persone che gli hanno voluto bene: la mamma Tonina, il papà Luigi, la sorella Manola.

Manca però il protagonista, come spesso accade nelle tragedie greche: lo spettacolo – tre ore dense di cronaca giudiziaria ed emozioni suddivise in due atti, resoconti dettagliati e dialoghi fitti – ruota attorno a lui, che compare sporadicamente attraverso video di repertorio. Mai sul palco, però.

Così Marco Martinelli (ideatore e regista del Teatro delle Albe) ha scelto di ricordare Marco Pantani, nove anni dopo la sua misteriosa scomparsa. Certa l’overdose di cocaina, ma fu suicidio o omicidio? Molto di quanto accadde in quella stanza di un degradato residence di Rimini, nella notte di San Valentino del 2004, non s’è mai saputo. Forse mai si saprà se, come sospetta l’autore, guidato nella stesura delle oltre cento pagine di copione dalla puntigliosa ricostruzione scritta del giornalista francese de L’Equipe, Philippe Brunel, la morte del “Pirata” non fu l’epilogo scontato di una storia umana avviata verso la tragedia ormai da tempo.

A spingere il ciclista romagnolo in fondo a quel tunnel furono gli altri: compagni invidiosi, dirigenti traffichini, alti burocrati sportivi minacciosi. Non andava bene che, nelle gare che contavano, non ci fosse storia da anni. E chissà quanta non ce ne sarebbe stata nel futuro. Pantani fu stroncato nel periodo più fulgido della sua carriera: prima da un suv che incrociò la sua traiettoria nel corso della Milano-Torino, poi da un controllo a Madonna di Campiglio mentre si accingeva a vincere il secondo Giro d’Italia consecutivo. «Ematocrito oltre il limite», si disse: senza considerare che il valore non era di per sé sufficiente a mettere in piedi un processo per doping.
Per questo l’idea di una morte autodeterminata non ha mai convinto nessuno.

Martinelli porta in scena questo infuso di dubbi. In prima fila la mamma Tonina: composta nel dolore e determinata nella ricerca di una verità riparatrice. Asciutta e ficcante come un coltello che rotea ancora nella ferita dovuta alla morte di un figlio. Il testo diventa incalzante con il passare dei minuti: fa riflettere, commuove, instilla il sospetto che nello sport non esista liceità.

Oltre il cuore nero della storia, c’è uno spettacolo che fa circolare aria pura.

Lo spettacolo continua:
Teatro Elfo Puccini
corso Buenos Aires, 33 – Milano
fino a mercoledì 8 maggio

Pantani
di Marco Martinelli, ideazione Marco Martinelli e Ermanna Montanari
regia Marco Martinelli
ideazione spazio scenico Alessandro Panzavolta-Orthographe
con Ermanna Montanari, Luigi Dadina, Alessandro Argnani, Roberto Magnani, Michela Marangoni, Francesco Mormino, Laura Redaelli, Simone Zanchini
incursione scenica Francesco Catacchio, Fagio
fisarmonica, composizione musiche Simone Zanchini
coproduzione Teatro delle Albe – Ravenna Teatro, le manège.mons – Scène Transfrontalière de création et de diffusion asbl (Belgio), MONS 2015

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